Memorie di una geisha

Dopo un po' di esilio rilassante a casa del mio agente Booth, torno su questi schermi per parlarvi del libro che mi ha tenuto compagnia nei giorni che hanno seguito il mio (pesantissimo) esame di stato. Ora che sono abilitata alla professione non ho veramente più niente da studiare e posso solo leggere, leggere, leggere... e disegnare e scrivere! Gioia, gaudio e tripudio, unitevi a me nei festeggiamenti!

Memorie di una geisha di  Arthur Golden


Chiyo vive in una piccola casa storta in cima alla scogliera, in un quieto villaggio di pescatori. La sua vita è fatta di nuotate nello stagno, pomeriggi nel bosco e passeggiate fino al villaggio in compagnia della sorella maggiore Satsu. Quello che la piccola Chiyo non sa è che la malattia di sua madre è diventata troppo grave, e che non può continuare a vivere a Yoroido: suo padre è troppo anziano e loro troppo poveri, lei e sua sorella non hanno speranze. È così che all’improvviso Satsu e Chiyo vengono portate lontano da casa e dalla famiglia, nella movimentata Kyoto. Qui verranno divise, e Chiyo dovrà iniziare una nuova vita, in un ambiente nuovo e strano come quello dell’okiya, dove le bambine imparano a diventare geishe. Un mestiere misterioso e pieno di regole e segreti, che Chiyo dovrà imparare a capire e a custodire, per poter diventare Sayuri, una delle geishe più famose e ricercate della prima metà del Novecento.

Ho iniziato a leggere questo ebook senza sapere bene cosa aspettarmi: sono affascinata dalle tradizioni del Giappone fin da quando, ragazzina, seguivo con passione Inu Yasha alla televisione e forse a spingermi a questo libro è stata proprio la voglia di capire e conoscere meglio come funziona la vita dove non esistono le sedie. Devo dire che nel complesso è stata una lettura molto piacevole, a tratti perfino appassionante. Lo stile è rapido, veloce e semplice; i pochi termini giapponesi sono quelli intraducibili in altre lingue e vengono spiegati così bene che non si ha problemi a ricordarsi cosa significano.

La trama non è affatto male, anche se è bene avvisare subito: non è una storia vera. Ci sono rimasta molto male quando l’ho scoperto, alla fine del libro... La storia è inventata, ma tutti i dettagli che la compongono sono reali, raccontati all’autore da una geisha di sua conoscenza, quindi posso dire a ragion veduta che tutto quello che si impara da questo libro corrisponde a verità. In realtà mi è piaciuta soprattutto la prima parte della storia: ad un certo punto infatti la trama si interrompe a causa della guerra... e anche quando riprende la storia diventa un po’ più fiacca e a tratti un po’ “favola”. Non che non sia bella... è che mi è sembrato tutto talmente strano che quando ho letto che era una storia inventata mi sono detta “aaaah, ecco, ora capisco come mai!”

I personaggi sono uno più interessante dell’altro: anche se sono molti rimangono tutti davvero impressi, e c’è uno spaccato di umanità veramente impressionante! Gli uomini si ricordano tutti per le loro differenze: Nobu, il Presidente, il Dottor Granchio, il Generale... ma in particolare restano indelebili le figure femminili. Dalla protagonista a Mameha, dalla Madre a Zietta, da Zucca a Hatsumomo, tutte rimangono impresse. Hatsumomo in particolare, mi ha fatto venire più di una volta la voglia di entrare nel libro per darle una testata.

Personalmente non sapevo molto delle geishe, a parte il fatto che prima della guerra erano le uniche donne che potevano studiare musica e arti in Giappone. Sapevo anche che erano genericamente ritenute delle prostitute. A mio parere questo non è un termine adatto: leggendo il libro si capisce molto molto bene la differenza tra le due cose... però sì, in effetti si può dire che il loro lavoro è quello di intrattenere e compiacere gli uomini. Nella maggior parte dei casi però è un “compiacimento” dovuto all’essere viste danzare, cantare o nel servirli... non da altri tipi di prestazioni. Che poi ci siano anche quelle è vero, ed è anche vero che vengono fornite dietro compenso di denaro... ma non è una vera e propria prostituzione, più una specie di “mantenimento”. In effetti ho riflettuto molto sulle differenze tra i due mestieri, ed è difficilissimo da spiegare... ma sono diversi, questo sì. Senza contare che, per quanto non sia proprio un lavoro da prostituta, ho trovato il mestiere della geisha molto triste. Una vita votata al compiacimento degli uomini, in cui si dorme quattro ore per notte, si lavora duramente e si deve temere ogni movimento e ogni parola detta senza troppa cura e attenzione. Una vita molto faticosa, dura e dolorosa, in mondo del tutto maschile, in cui l’uomo ha vita, carriera, scelta e libertà... e la donna può al massimo scegliere il colore del kimono da indossare.

Forse proprio per questo motivo ci tenevo tanto a conoscere il finale di questa storia... per sapere che, nonostante tutto, per una geisha c’era un lieto fine.


Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un'unica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.

Stelle: 3/5

4 commenti:

  1. Io voglio leggere questo libro da un po' eppure ho paura che si tratti di qualcosa di troppo forte! Però penso che prima o poi lo farò!

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    1. Non è affatto forte, in nessun senso! Non c'è niente di erotico, assolutamente, nè di violento! Anzi è una storia scritta egregiamente in modo molto fine e delicato!

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  2. Ho letto questo libro diversi anni fa e lo sento ancora impresso nel cuore. Molto piacevole e interessante da leggere, si scopre un mondo inesplorato e ricco di dettagli <3

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Grazie per il tuo commento! -- Lyra

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