giovedì 26 novembre 2015

La vendetta di Robin

Lotto Reading Challenge #79 -- Leggi un libro ambientato nel passato

Per leggere La scelta di Robin ci ho messo circa un giorno e mezzo... mentre questo l'ho finito in mezza giornata. E considerate che in mezzo ci vanno due ore di ripetizioni e la preparazione di una cena. Quando l'ho chiuso, a mezzanotte e dieci, volevo piangere: perchè i libri belli durano così poco?

La vendetta di Robin  di  Elena Kedros


La vita nella foresta prosegue, ma Robin sente che qualcosa si sta incrinando. C'è una rivalità latente tra chi vive al Castello, la grotta in cui Robin e i suoi amici trovano riparo, e gli abitanti della Reggia, l'insieme di cunicoli ai piedi della collina dove vivono i contadini fuggiti da Warchester. La rivalità e il sospetto espolodono quando Robin decide di accogliere un pellegrino dall'aria malconcia... e da quel momento la gente inizia a sentirsi male, contagiata da un morbo invisibile e mortale. A nulla possono le erbe di Liz, e la gente della radura inizia a incolpare Robin e le sue scelte. I più gravi vengono trasportati di gran carriera al monastero più vicino, ma quando Robin torna sui suoi passi viene raggiunta dalla peggiore delle notizie: la malattia non ha risparmiato i bambini... e nemmeno Robert.
Sconvolta dal dolore, la ragazza fugge senza sapere nemmeno lei dove, alla ricerca di un nuovo luogo in cui trovare un senso alla sua vita. Sempre che sia possibile...


Credo che questo sia il più bello dei tre libri. Mi ha tenuto sulla corda per la maggior parte del tempo, come dimostra il fatto che non sono riuscita a dormire prima di finirlo. E anche dopo averlo finito avevo tanta adrenalina in corpo che ho fatto fatica ad addormentarmi. Onore alla Kedros, davvero.

Come ho già detto degli altri libri, anche in questo c'è uno spaccato di vita Medievale niente male: sia la parte delle malattie e di come venivano curate (i bambini scopriranno che la corteccia di salice e ippocastano abbassano la febbre... nel Medioevo non c'era la Tachipirina!) sia la vita in un borgo di commercianti: la gilda, il castaldo, il commercio... Credo che sia il tipico esempio di come un libro può insegnare tanto divertendo anche di più.

Mi è piaciuto moltissimo anche il fatto che la Kedros sia riuscita a intrecciare a dovere tutti i fili della trama senza farmi sospettare niente: il colpo di scena è stato guidato piano piano, grazie a piccoli indizi eloquenti ma mai troppo espliciti. Credo che sia stato veramente giocato magistralmente, oltre al fatto che il personaggio in questione è stupendo, a mio parere. Mi è piaciuto quasi quanto Robin!
Anche la rivalità tra Reggia e Castello è stata ben giocata: mi è piaciuto perchè immagino un ragazzino che si trova tra queste lotte e competizioni ogni giorno e vedere la sua eroina comportarsi in modo esemplare per gestire la lite tra due gruppi secondo me è molto educativo.

E poi... e poi ovviamente c'è la storia d'amore. Io non amo i romanzi rosa, quelli tutti sbaciucchiosi o che ruotano fondamentalmente sul piacersi o non piacersi di un tipo e una tipa. Quello di questo libro è esattamente il romanticismo che cerco. La perfezione. La meraviglia.
Non c'è niente come l'amore che traspare tra le righe, mai ostentato, mai reso il centro di una storia... ma quello che comunque la manda avanti, la tiene in piedi, la rende ancora più vibrante ed emozionante. Un po' come nella vita, l'amore deve abbracciarla, non esserne il centro.
Ne ho amato ogni pagina, ogni riga, la descrizione di ogni emozione e di ogni sensazione, di ogni gesto e di ogni decisione. Soprattutto le ultime pagine spalancano davanti a Robin una marea di altre avventure: se verranno scritte tanto meglio, ma se non verranno scritte secondo me i lettori si addormentano sognandole. E i libri che ti aprono la mente alla fantasia sono decisamente i migliori.

Gli uomini di Sir Chadwick non riuscivano a contrastarli. Un unico essere fatto di ferro, velocità e sintonia. Stessi passi, stesso respiro, stesse mosse. L'intesa perfetta. L'amore in battaglia.


Stelle: 5/5

mercoledì 25 novembre 2015

La scelta di Robin

Lotto Reading Challenge #09 -- Leggi un libro che fa parte di una serie

Ho preso questi due libri in biblioteca perchè non voglio più spendere capitali in libreria. In due giorni li ho finiti e adesso... li voglio comprare! (Mi sa che la tattica della biblioteca non è proprio vincente...)

La scelta di Robin  di  Elena Kedros


Robin vive felice nella foresta con i membri della sua squadra: Ewart, Gilbert, Martin e - ovviamente - Robert. La vita scorre tranquilla, ma un tarlo impedisce a Robin di dormire tranquilla: suo fratello Philip la sta ancora aspettando a York. Proprio quando ha deciso di partire, però, si rende conto che c'è bisogno di lei a Shelford: il lord di Warchester sta devastando le campagne e ci sono decine di persone in fuga. Accanto a tutto questo la baronessa di Shelford scompare nel nulla, e per trovarla sarà necessario intrufolarsi in uno dei luoghi più inaccessibili del Medioevo: un convento...
Robin si rende così conto che sta continuando promettere ai suoi amici cose che non potrà mai davvero fare, e sarà costretta a fare una scelta. Anche perchè sa perfettamente che suo fratello Philip non accetterà mai che una fanciulla come lei viva nel bosco, tra ladri e fuorilegge.


Questa saga è veramente stupenda. Ho letto quasi tutti i libri su Robin Hood che ho trovato in giro (a proposito, se ne conoscete proponete!!!) e devo dire che questa è una delle versioni che preferisco assieme a The Forestwife.

La Robin di Elena Kedros è una quindicenne intelligente, sveglia, ribelle e anche piuttosto maschiaccio. Giusto per farvi un esempio, non è nè Clary Fray, nè Bella Swan e nemmeno Katniss Everdeen. Io me la immagino come Misty, quella dei Pokemon, se la ricordate: carina, intelligente, coraggiosa... e determinata ad ottenere ciò che vuole in un team fatto di maschi. Nel libro precedente era giustizia, in questo il rispetto delle promesse fatte. Mi piace anche il fatto che sia l'eroina del libro, ma che la sua eroicità sia del tutto "normale": a parte un eccellente talento con l'arco - ma la protagonista raramente è ordinaria sotto tutti i punti di vista - le sue scelte sono sempre ponderate e le sue azioni realistiche. Insomma, credo che abbia costruito un personaggio veramente eccellente.
In questo libro attorno a lei non ci sono gli stessi personaggi del gruppo precedente, che per vari motivi si sono allontanati, ma un nuovo team di persone provenienti dai villaggi bruciati di Warchester. Robin scoprirà tra loro nuovi amici e alleati, ma anche gelosie e invidie. Del gruppo storico sono rimasti solo Ewart, il ragazzo-faina che sa sempre più di quello che sembra, e l'affascinante Robert.
 
L'unica cosa che non mi è piaciuta molto di questa saga è appunto che ci sono sia una Robin che un Robert. Ogni tanto mi mandava in confusione perchè - come si può immaginare - i due nomi sono davvero troppo simili. Io avrei evitato di mettere un Robert, secondo me poteva chiamarlo Agilulfo e la storia stava in piedi lo stesso. Ma in fondo il nome Robert è bellissimo, secondo me, quindi non mi posso lamentare ;)
 
La storia è come sempre ben congegnata, avvincente e intrigante, illustra meravigliosamente la vita nel Medioevo (in questo libro si parla in particolare della vita in città e della vita nei conventi) e non è mai noiosa e ripetitiva. Io l'ho letta tutta d'un fiato, lasciandola solo per mangiare e dormire. Credo che sia, assieme a Fairy Oak, una delle saghe per ragazzi più belle che io abbia mai letto. Come sempre ogni cosa è descritta in modo facile, arrivabile per dei ragazzini, ma in modo intenso e comprensibile: la paura della battaglia e l'emozione della vittoria, la paura per dover lasciare la foresta e il disagio della sensazione di non essere all'altezza delle promesse fatte... anche il messaggio finale è perfetto, adatto ai lettori di tutte le età: per poter fare una scelta devi prima capire chi sei tu. E non puoi sempre accontentare tutti.


Separare una persona da ciò che ama non è voler bene. È paura.


Stelle: 4/5

martedì 24 novembre 2015

La leggenda di Robin

Lotto Reading Challenge #04 -- Leggi un libro di un'autrice italiana

Ho letto questo libro perchè l'ho visto recensito da Rowan, su Ombre Angeliche. Siccome di solito i suoi gusti rispecchiano i miei ho pensato che mi sarebbe piaciuto... e poi io adoro Robin Hood!

La leggenda di Robin  di  Elena Kedros

 
Robin ha quindici anni, una famiglia stupenda e una vita tranquilla. Quando però il suo villaggio viene devastato e massacrato, i suoi genitori assassinati e suo fratello Philip rapito, Robin si ritrova sola al mondo e senza più un posto dove andare.
Così si rifugia nella foresta, con l'obiettivo di sopravvivere per vendicare la sua famiglia e liberare suo fratello. Nella foresta incontra una combriccola di ragazzini scaltri e ribelli, che vivono di espedienti ma sono liberi e felici. Robin si lega subito a Bryce, fa amicizia con Mud ed Ewart... ma non riesce ad essere accettata da Will, il capo della comitiva, che non ammette delle ragazze nel gruppo. In uno dei suoi vagabondaggi nella foresta Robin incontra Robert, un ex memebro della squadra cacciato perchè traditore. Ma sarà solo grazie al suo aiuto che Robin riuscirà ad intrufolarsi a Shelford per provare a liberare Philip, vendicarsi e - forse - sventare un'attentato al Barone...

Sapevo che Rowan mi avrebbe consigliato bene: questo sì che è un libro per bambini degno di essere letto loro: anche per un grande è veramente bello. Lo stile di Elena Kedros (quella di Ragazze dell'Olimpo) è leggero, semplice ma mai banale. Anche il desiderio di vendetta, l'orgoglio ferito, la sensazione di starsi innamorando sono tratteggiati in modo semplicissimo ma chiaro e poetico. Mi sono sentita proprio "tirata dentro" al racconto, come mi capita solo raramente!

Anche i personaggi sono descritti molto bene, ognuno con una sua personalità e un suo modo di parlare e comportarsi. Anche le azioni di coraggio e di intraprendenza, che a volte sembrano un po' inverosimili, invece sono costruite così bene che vengono proprio naturali. Ho apprezzato anche i colpi di scena, che sinceramente non mi aspettavo! Anche se l'intrigo di corte mi era chiaro tipo dalla seconda pagina, un'altra cosa non me l'ero immaginata ma ci stava un sacco... e quindi credo che sia stata proprio costruita bene!

Sono felice che questo racconto sia il primo di una serie, così mi aspettano altri due libri di questa Robin Hood in gonnella che ne sa veramente una più di tutti gli altri senza fare mai l'eroina.
Ora volo in biblioteca a prendere il secondo, che non vedo l'ora di leggerlo!


La foresta ormai era la sua casa, anzi di più, era una parte di lei, il posto ideale dove riposare.


Stelle: 4/5

domenica 15 novembre 2015

Recensione ★ Vento scomposto

Lotto Reading Challenge #44 -- Leggi un libro con protagonista un uomo

Questo libro esce completamente dai canoni della letteratura che mi piace. Ma andare fuori dalla propria comfort zone è lo scopo della challenge, no? Quindi, ecco qui.

Vento scomposto di Simonetta Agnello Hornby
  

Mike e Jenny Pitt hanno due bellissime bambine: Amy di otto anni e Lucy di quattro. Vivono in una splendida casa in un lussuoso quartiere inglese, hanno tanti soldi, conoscenze altolocate e la prospettiva di un futuro sicuro e luminoso. Pat è una segretaria dalle modeste origini e dalle modeste abitudini, che vive la sua vita ordinaria lavorando nel'ufficio di un avvocato.
Le loro vite scorrevano parallele fino a quando mrs Dooms, la maestra d'asilo di Lucy, coglie nei disegni della bambina dei segnali spaventosi: ha subito degli abusi sessuali, le sue opere lo testimoniano chiaramente.
Parte così un'odissea di visite da periti, udienze, incontri, momenti di crisi e di fatica, pianti, liti e riconciliazioni. Una girandola di volti, di nomi e di titoli porterà i Pitt a confrontarsi con il sistema dei servizi sociali inglesi, mettendo in crisi ogni loro certezza e incrinando il loro mondo dorato, che non sarà mai più lo stesso.

Ho preso questo libro in biblioteca per scrivere la tesi: sapevo che parlava di assistenti sociali e avevo bisogno di due righe di citazione per sostenere la mia idea che i media non sono capaci di rappresentarne il lavoro. Ho letto tipo le prime venti pagine con noia, ho scritto la citazione sulla tesi e pensavo di restituirlo in biblioteca. Invece a quel punto ero curiosa di sapere come andava a finire: questo vuol dire che è un libro scritto bene.

Parto dal presupposto che è un libro davvero pesante e duro, amaro. Le persone che ne sono ritratte sono molto vere - e posso assicurarlo, dopo tre mesi di tirocinio ai servizi sociali comunali - e rispecchiano i problemi e le vicende della gente che abita le nostre città. Ci sono giovani mamme tossicodipendenti che non riescono a uscire dalla droga e sono costrette a dare via i loro bimbi. Ci sono uomini schiavi e uomini padroni delle loro mogli. Ci sono pedofili che si vogliono sposare e mamme che non sanno cosa fare per non perdere la custodia dei loro bambini. Alcune di queste storie si risolvono in bene, altre in male, altre non si risolvono: anche in questo è un discorso davvero molto vero e molto realistico. Questa veridicità mi è piaciuta molto.

Parlando invece della vicenda che sta al cuore della storia, quello che mi ha colpito di più è stato il "sistema", in particolare il fatto che è un sistema che non funziona.
Tutti - o per lo meno tanti - pensano "che figli di buona donna questi assistenti sociali che portano via i figli ai genitori". Questo libro dimostra due cose: la prima è che è il sistema che è malato, non tanto le persone che lo compongono. E la seconda è che le persone che sbagliano non lo fanno perchè sono cattiva, approssimative o menefreghiste. Lo fanno perchè sono persone.
Dietro ogni falla, ogni dubbio, ogni mancanza, ogni errore ci sono umanissimi sentimenti, umanissime rabbie, umanissimi difetti. Sono d'accordo sul fatto che la propria vita privata si debba dimenticare quando si entra nel posto di lavoro, bisogna lavorare perchè questo avvenga e far capire ai lavoratori quanto ciò sia importante... ma sinceramente chi può dire davvero che è in grado di cancellare tutto quello che è e che vive quando arriva in ufficio?
L'umanità è la nostra forza e la nostra debolezza. Restare in equilibrio tra empatia e coinvolgimento eccessivo è la cosa più difficile.

Penso che sia un libro da leggere per chiunque lavora nel sociale, per rendersi conto di quanto le proprie azioni posanno aver effetto sulla vita degli altri.


Siamo una famiglia felice e normale. Solo, abbiamo più soldi di quella gentaglia dell'asilo. Ha capito? Felice e normale.


Stelle: 3/5