15 novembre 2015

Recensione ★ Vento scomposto

Lotto Reading Challenge #44 -- Leggi un libro con protagonista un uomo

Questo libro esce completamente dai canoni della letteratura che mi piace. Ma andare fuori dalla propria comfort zone è lo scopo della challenge, no? Quindi, ecco qui.

Vento scomposto di Simonetta Agnello Hornby
  

Mike e Jenny Pitt hanno due bellissime bambine: Amy di otto anni e Lucy di quattro. Vivono in una splendida casa in un lussuoso quartiere inglese, hanno tanti soldi, conoscenze altolocate e la prospettiva di un futuro sicuro e luminoso. Pat è una segretaria dalle modeste origini e dalle modeste abitudini, che vive la sua vita ordinaria lavorando nel'ufficio di un avvocato.
Le loro vite scorrevano parallele fino a quando mrs Dooms, la maestra d'asilo di Lucy, coglie nei disegni della bambina dei segnali spaventosi: ha subito degli abusi sessuali, le sue opere lo testimoniano chiaramente.
Parte così un'odissea di visite da periti, udienze, incontri, momenti di crisi e di fatica, pianti, liti e riconciliazioni. Una girandola di volti, di nomi e di titoli porterà i Pitt a confrontarsi con il sistema dei servizi sociali inglesi, mettendo in crisi ogni loro certezza e incrinando il loro mondo dorato, che non sarà mai più lo stesso.

Ho preso questo libro in biblioteca per scrivere la tesi: sapevo che parlava di assistenti sociali e avevo bisogno di due righe di citazione per sostenere la mia idea che i media non sono capaci di rappresentarne il lavoro. Ho letto tipo le prime venti pagine con noia, ho scritto la citazione sulla tesi e pensavo di restituirlo in biblioteca. Invece a quel punto ero curiosa di sapere come andava a finire: questo vuol dire che è un libro scritto bene.

Parto dal presupposto che è un libro davvero pesante e duro, amaro. Le persone che ne sono ritratte sono molto vere - e posso assicurarlo, dopo tre mesi di tirocinio ai servizi sociali comunali - e rispecchiano i problemi e le vicende della gente che abita le nostre città. Ci sono giovani mamme tossicodipendenti che non riescono a uscire dalla droga e sono costrette a dare via i loro bimbi. Ci sono uomini schiavi e uomini padroni delle loro mogli. Ci sono pedofili che si vogliono sposare e mamme che non sanno cosa fare per non perdere la custodia dei loro bambini. Alcune di queste storie si risolvono in bene, altre in male, altre non si risolvono: anche in questo è un discorso davvero molto vero e molto realistico. Questa veridicità mi è piaciuta molto.

Parlando invece della vicenda che sta al cuore della storia, quello che mi ha colpito di più è stato il "sistema", in particolare il fatto che è un sistema che non funziona.
Tutti - o per lo meno tanti - pensano "che figli di buona donna questi assistenti sociali che portano via i figli ai genitori". Questo libro dimostra due cose: la prima è che è il sistema che è malato, non tanto le persone che lo compongono. E la seconda è che le persone che sbagliano non lo fanno perchè sono cattiva, approssimative o menefreghiste. Lo fanno perchè sono persone.
Dietro ogni falla, ogni dubbio, ogni mancanza, ogni errore ci sono umanissimi sentimenti, umanissime rabbie, umanissimi difetti. Sono d'accordo sul fatto che la propria vita privata si debba dimenticare quando si entra nel posto di lavoro, bisogna lavorare perchè questo avvenga e far capire ai lavoratori quanto ciò sia importante... ma sinceramente chi può dire davvero che è in grado di cancellare tutto quello che è e che vive quando arriva in ufficio?
L'umanità è la nostra forza e la nostra debolezza. Restare in equilibrio tra empatia e coinvolgimento eccessivo è la cosa più difficile.

Penso che sia un libro da leggere per chiunque lavora nel sociale, per rendersi conto di quanto le proprie azioni posanno aver effetto sulla vita degli altri.


Siamo una famiglia felice e normale. Solo, abbiamo più soldi di quella gentaglia dell'asilo. Ha capito? Felice e normale.


Stelle: 3/5

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