Recensione ★ Ciò che inferno non è

Lotto Reading Challenge #26 -- Leggi un libro che tratti una storia vera

Ho letto questo libro in tre giorni. Proprio non capisco come io possa amare D'Avenia così tanto, quando in realtà non lo ritengo per niente tra i miei autori preferiti... la verità è che il suo modo di raccontare le cose mi incanta senza il mio consenso, come il Pifferaio Magico.


Ciò che inferno non è di Alessandro D'Avenia

  
Il quartiere Brancaccio di Palermo è un inferno. Un inferno di persone che un po' si vendono e un po' vengono derubate. Un inferno di bambini senza speranza e senza possibilità. Un inferno senza legge e senza redenzione, in cui non si riesce nemmeno a immaginarlo, il Paradiso. Però in questo inferno ci sono persone che sono capaci di fede e di immaginazione. Persone capaci di scrivere storie e metterle in scena, di sperare di poter conquistare il proprio posto nel mondo... persone che dimostrano ai ragazzi che qualcosa di diverso è possibile. Perchè l'unico modo di far uscire delle persone dall'inferno è fargli provare "ciò che inferno non è". È fargli provare gioia, felicità, fantasia... amore. L'amore di un ragazzo che capisce che il vero "straniero" vive in un ghetto della sua città. L'amore di un padre che dà la sua vita per la sua famiglia, una famiglia di bambini cresciuti troppo in fretta e di adulti che giocano con la vita degli altri come dei bambini.

Di D'Avenia avevo già letto Bianca come il latte, rossa come il sangue molto prima che diventasse un libro tanto famoso. L'ho letto in un solo pomeriggio, versando lacrime a oltranza. Ammetto di non avere il coraggio di rileggerlo, è stata una storia troppo forte.
Il suo stile di scrittura mi aveva incantato già allora, ma con questo libro secondo me si è superato. La storia è un racconto a molte voci: Federico, don Pino, il Cacciatore, Francesco... ogni personaggio ha un pezzetto di storia da raccontare, come a dire che la storia - quella vera - la facciamo tutti. E quello che è veramente bello è che non è prosa, ma poesia. Le parole scelte, le frasi, i suoni... nulla è lasciato al caso. A volte ci sono cose che "logicamente" non stanno insieme ma che si legano perfettamente. È come una canzone, come una poesia... qualcosa di troppo magico e incantevole per essere spiegato con le semplici regole della sintassi. È quello che differenzia D'Avenia da tutti gli altri lettori sulla mia mensola, quello che amo di lui e che allo stesso tempo mi lascia perplessa.
Sì, perché nei suoi libri traspare forte l'amore per la letteratura... un amore che io non ho e non capisco: non riesco a farmi incantare da Petrarca e non mi riesco a far affascinare da tutte le lodi che nei suoi libri vengono fatte alle cose che ti insegnano a scuola. Proprio non mi riesce. E quindi tutta questa elegia della letteratura mi rende un po' antipatica la lettura.

Quello che mi è piaciuto di questo libro è il fatto che parli di quotidianità, ma di una quotidianità che non ha niente di tranquillo e monotono. È quello che vivono tutti i giovani di Brancaccio, un quartiere di Palermo che chi come me abita al nord collega alla mafia, punto e basta. E in questo libro invece si svela e si rivela in tutti i suoi aspetti. Dal giocare per strada al profumo del mare, dall'asfalto che si scioglie sotto il sole agli uomini armati che camminano serenamente tra le case "dove lo Stato è solo un participio passato".
Sono veramente rimasta ammaliata da questo racconto, le parole con cui veniva descritta la Sicilia echeggiavano nel  mio cuore più delle vicende che avvenivano, che come in ogni storia vera non sono altro che un insieme di semplici eventi.
Tutto inizia quando don Pino, professore di religione, chiede a uno dei suoi studenti di dargli una mano con i bambini di Brancaccio prima di partire per Londra. Federico tornerà la prima volta senza bicicletta, con un labbro spaccato e con uno spasimo nel cuore. Ha scoperto che a pochi chilometri da casa sua c'è un mondo intero per lui straniero, e questo gli cambierà la vita.
Questo secondo me è il cuore di questa storia: scoprire che a volte c'è più bisogno di noi sotto casa che dall'altro capo del mondo. Che a volte ti può fare più crescere rimanere che partire.

Non so bene cosa dire, per la recensione di questo libro. Mi rendo conto che questo post è confuso, spezzettato... non bello e organizzato come quello degli altri libri. Ma D'Avenia mi fa questo effetto: mi confonde, mi irretisce, mi prende e non mi lascia stare. Quando leggo i suoi libri poi vorrei tacere per un po', per qualche giorno non leggo altro e non mi va di parlare del perchè. Proprio in questo libro c'è un passaggio in cui si dice che le storie vere, quelle fatte bene, ti fanno tacere per un po' dopo averle ascoltate. Quindi credo che anche questa mia confusione sia eloquente, in un certo senso.

Questo libro mi è stato regalato per Natale dalla mia amica Jessica. A settembre - per la precisione il 15 - io e lei siamo andate a uno spettacolo teatrale organizzato dalla mia biblioteca. Il titolo era 'U parrinu (qui qualche info in più) e mi ha raccontato una storia che io non sapevo: la storia di un uomo di nome Pino Puglisi, sacerdote a Brancaccio, martire di mafia.
Sono rimasta incantata dallo spettacolo, un monologo che sembrava recitato da tanti attori diversi, e mi sono sorpresa a pensare all'eroismo di persone che vivono nell'ombra. Perchè don Pino era un eroe prima di essere ucciso. Quando l'hanno ucciso ha smesso di essere un eroe ed è diventato un martire.
Perchè è un eroe chi vive per quello in cui crede, a prescindere dal fatto che potrebbe morirne.


«Che vuol dire "dare la vita per i propri amici"?» «Difenderla e arricchirla con la propria.» «Come?» «Con il proprio tempo».


Stelle: 4/5


2 commenti:

  1. Cara Belle, ti ringrazio per questa recensione: è bellissima e trasuda di tutti i sentimenti che hai provato nel leggere questo libro.
    Io spero di riuscire a comprarlo domani (altrimenti lo cerco in ebook) perché a me D'A venia piace molto come persona. L'ho conosciuto per caso 4 anni fa (anche io prima ch diventasse famoso per il film con le canzoni dei Modá) perché era venuto nella mia scuola a presentare il suo libro "Cose che nessuno sa". Ma più che una presentazione è stata una bellissima lezione-conferenza sui ragazzi che si trovano al primo anno delle superiori (proprio come ero io 4 anni fa).
    Tra una settimana tornerà nella mia scuola per un'altra conferenza e non vedo l'ora di sentirlo **

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    Risposte
    1. Il libro ti piacerà, a me è piaciuto molto più di Bianca come il latte, che ho trovato molto distante da me anche se ero quasi coetanea dei protagonisti! Buona lettura e buon incontro! c:

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Grazie per il tuo commento! -- Lyra

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