18 dicembre 2015

Tag ★ The Grinch Book Tag

Per la prima volta da... boh, tipo sempre? Faccio un tag nel momento in cui lo vedo e non con ere geologiche di ritardo! Questo è davvero davvero carino e originale, quindi spero di esserlo anche io nelle risposte! L'ho visto sul blog di Jessica, Loving Books: andate a dare un'occhiata anche alle sue risposte! :)

La metà delle luci di Natale sono bruciate.
Il nome di un libro/serie/personaggio che ha iniziato bene, ma poi è andato in discesa.

Scelgo la trilogia di Halo di Alexandra Adornetto: Rebel è la perfezione, Sacrifice ha qualche difetto... Heaven è il completo ribaltamento dei pensieri e degli ideali del primo (ed è pure scritto male, secondo me). Alexandra faceva meglio a fermarsi all'inizio, perchè con un continuo del genere non consiglio volentieri neanche il primo.


La fastidiosa pro-zia Sally non vi lascerà soli.
Il nome di un libro che non ti è piaciuto, ma che tutti gli altri sembrano amare così che non sparisca mai del tutto.

Ho promesso di essere originale, quindi cercherò di variare le risposte. Scelgo la saga di Shadowhunter di Cassandra Clare, che secondo me fa letteralmente acqua da tutte le parti, ma tutte la amano. Boh, sarò strana io.


I vostri animali domestici continuano a sbattere contro le decorazioni natalizie.
Il nome di un personaggio che continuava a rovinare le cose per tutti gli altri (non un cattivo!).

Caspita, qui non so cosa scegliere! Avrei un nome, ma l'ho consumato per l'ultima domanda, quindi stavolta passo!


Senti i tuoi genitori mettere i regali sotto l'albero e capisci che Babbo Natale non è reale.
Il nome di un libro che ti è stato spoilerato.

Sorvolando sul fatto che a me è successo davvero, direi che questa è facile: Divergent. Mia sorella li ha letti tutti prima di me e quando le ho chiesto com'erano il due e il tre (io avevo letto solo il primo) mi ha risposto "mmmh, carini... {spoilerone in bianco, non leggete se volete la sorpresa} A parte che alla fine lei muore". Io mi sono fatta una risata perchè detesto il personaggio in questione, ma è stato uno spoiler bello e buono!


Si gela fuori.
Il nome di un personaggio principale con cui proprio non sei riuscita a legarti.

Uuuuh, ce ne sarebbero!!! Non è facile che io vada d'accordo coi personaggi principali, lo ammetto. Ne cito giusto qualcuno: Jace e Clary di Shadowhunter, Tris di Divergent, Harry Potter, Percy Jackson, Gale di Hunger Games...



All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey ti si sta dando sentimenti anti-romantici.
Il nome di una coppia che non puoi sopportare.

Non mi sono mai piaciuti i due che fanno coppia in Gens Arcana della Randall (non voglio fare spoiler), per quanto non scontata è una coppia che non mi piace. E nemmeno la finta mezza specie di inciucio della saga di Century di Baccalario non ha senso, secondo me.



Il graffiante maglione di lana in casa che hai ricevuto per Natale anni fa, ma di cui non ti sei mai sbarazzato.
Mostra alcuni libri che sono rimasti sui tuoi scaffali per un po', e che tu non sei motivato a leggere, ma che non riesci a dar via.

Tipo Notre-Dame de Paris? Non credo che riuscirò mai a leggerlo, ma non riesco a pensare di toglierlo. Oppure c'è anche Il Silmarillion o Lo Hobbit (rigorosamente accanto al Signore Degli Anelli)... la mancanza di storia d'amore in questi romanzi mi fa passare un po' la voglia di leggerli...



Nonna è stata investita da una renna.
La morte di un personaggio per cui sei ancora arrabbiato (avvertire che si tratta di SPOILER!).

Allora, lascio sotto spoiler il nome del personaggio ma lascio visibile la saga, così potete decidere se levarvi la curiosità o no.
Sicuramente la prima morte che devo nominare è quella di Tonks e Lupin nella saga della Rowling. Perchè li abbia voluti fare fuori lo sa solo lei. Ah, e vorrei aggiungere Zane della trilogia Beauty di Scott Westerfeld, e Max di Shadowhunter, di cui nessuno non si ricorda mai. Ma comunque la morte più inaccettabile è sicuramente quella di Primrose, in Hunger Games. Di morti lì ce ne sono tanti, ma questa proprio non mi è andata giù.



I centri commerciali sono eccessivamente affollati di acquirenti vacanzieri.
Il nome di una serie che ha troppi libri in essa/è andata avanti troppo a lungo.

Senza ombra di dubbio Harry Potter. Per me si doveva fermare al terzo. Al di là di quello è cambiato talmente tanto che mi ha fatto completamente ricredere sul mio giudizio sulla storia. So che nessun altro la pensa come me (nel mondo, forse), ma a mio parere la seconda metà della saga non regge il confronto con la prima. Ecco, l'ho detto.


Il Grinch
Il nome di un personaggio principale che odi (ancora nessun cattivo!) 

Questa è scandalosamente facile. Per quanto io non ami tutti i protagonisti, è anche vero che raramente arrivo a detestarli. C'è un solo personaggio letterario che odio da quando, a undici anni, conobbi il suo personaggio per la prima volta, su un Espresso per Hogwarts: Ronald Weasley. L'ho sempre odiato e sempre lo odierò. Non potrete mai farmi cambiare idea.




Ed ecco qui, un tag freddoloso e natalizio per il mese di dicembre!
Con molta  - molta - fatica anche questo 2015 va a concludersi... e con l'ultimo Flowerstardustag dell'anno auguro a tutti delle splendide vacanze! c:

09 dicembre 2015

Sotto l'albero di Natale 2.0

Sono strafelice di poter aderire un'altra volta "Sotto l'albero di Natale"! Nel 2013 era stata tenuta dal blog Viaggiatrici Immobili, quest'anno invece dobbiamo ringraziare The Bookshelf. Grazie, grazie davvero... è stata una delle iniziative più belle in assoluto e sono felice che sia stata replicata!

Di questa iniziativa mi piace soprattutto che racchiuda il più profondo senso del Natale: fare felice qualcuno. Non sono i grandi regali costosi, le marche, i gioielli o gli scontrini da capogiro a fare il Natale: è la sensazione che qualcuno ha utilizzato una frazione del suo tempo per te.

Perciò ecco qui: faccio partire la mia playlist di Natale (che vorrei mostrarvi ma conta tipo 110 canzoni - e sono tutte diverse, niente cover doppie o triple! - perciò è un po' infattibile).



Regole per partecipare

  • Se siete blogger, aprite un post nel vostro blog. Il post dovrà comprendere questo regolamento (in modo che chiunque legga sappia di cosa si tratta), una lista di 10 desideri e la lista dei partecipanti con il link alla loro wishlist natalizia.
  • Si può desiderare qualunque cosa sia attinente all'universo letterario: libri, segnalibri, quaderni, oggetti del vostro fandom preferito...
  • Una volta che avete deciso di partecipare, passate a commentare il post originale lasciando il link del post con la lista dei desideri.
  • Per qualunque dubbio o domanda, per avere idee su cosa desiderare o per avere altre spiegazioni consultate pure la pagina originale dell'iniziativa sul The Bookshelf: Iniziativa Sotto l'albero di Natale 2.0;
Attenzione: non è obbligatorio realizzare desideri. Non ci sono obblighi, nessuno vi costringerà a realizzare i sogni degli altri, né è garantito che i vostri desideri verranno esauditi, però ricordatevi che è Natale e non c'è niente di più bello che sapere di avere reso qualcuno un po' più felice.

La mia wishlist


Uno. Come l'anno scorso, mi piacerebbe sopra ogni cosa avere qualche critica costruttiva ai miei racconti. Potete trovarne alcuni qui sul blog, con il tag #stellinadorata, oppure su EFP.

Due. Amo le stelle. Di ogni forma e dimensione, su qualunque suppellettile, oggetto o superficie. Qualunque cosa abbia le stelle sarà un regalo gradito.

Tre. Mi piacerebbe organizzare qualche iniziativa in collaborazione con altre bookblogger. Ho espresso questo desiderio anche due anni fa, ma non sono riuscita a organizzare niente... nel caso a qualcuno possa andare, sappiate che io sono disponibile a qualunque proposta! :)

Quattro. Una delle mie passioni, che qui sul blog non è particolarmente nota, è la montagna. Mi piacerebbe conoscere il titolo di qualche romanzo (non diario o biografia) ambientato sulle cime. Ma anche una foto di una bella vetta innevata potrebbe bastare.

Cinque. Mi piacerebbe qualche idea per la cover del mio iPhone 4s: ne ho una trasparente ma non ho le velleità artistiche di creare niente di bello da stampare e utilizzare. Mi piacciono soprattutto quelle con delle belle frasi positive e speranzose, oppure che richiamano le mie eroine (Rachel Berry, Teresa Lisbon, Elsa e Belle), oppure legate ai miei fandom del cuore.

Sei. Sono una shipper sfegatata. Le mie OTP sono Finn/Rachel (Glee), Jane/Lisbon (The Mentalist), Booth/Brennan (Bones), Dawson/Casey (Chicago Fire). Qualunque cosa su queste coppie mi manderà in brodo di giuggiole. Fanfiction, wallpaper per pc e telefono compresi.

Sette. Una sopresa. Il mio blog parla di me e penso mi conosciate quanto e più delle persone che mi stanno intorno tutto il giorno, quindi so che saprete stupirmi. Adoro le sorprese.

La mia mail - per qualunque cosa - è flowerstardust.blogspot@gmail.com

Gli altri partecipanti

UTENTI
cliccate QUI per le wishlist
BIANCA MARCONERO
ALICE MERATI
CHIOCCOLATE COOKIE
SERENA
THE TEENY TINY À TOUT FAIRE






Partecipate anche voi a questa deliziosa iniziativa
e contribuite a far sorridere la gente che vi circonda!
 

26 novembre 2015

Recensione ★ La vendetta di Robin

Lotto Reading Challenge #79 -- Leggi un libro ambientato nel passato

Per leggere La scelta di Robin ci ho messo circa un giorno e mezzo... mentre questo l'ho finito in mezza giornata. E considerate che in mezzo ci vanno due ore di ripetizioni e la preparazione di una cena. Quando l'ho chiuso, a mezzanotte e dieci, volevo piangere: perchè i libri belli durano così poco?

La vendetta di Robin  di  Elena Kedros


La vita nella foresta prosegue, ma Robin sente che qualcosa si sta incrinando. C'è una rivalità latente tra chi vive al Castello, la grotta in cui Robin e i suoi amici trovano riparo, e gli abitanti della Reggia, l'insieme di cunicoli ai piedi della collina dove vivono i contadini fuggiti da Warchester. La rivalità e il sospetto espolodono quando Robin decide di accogliere un pellegrino dall'aria malconcia... e da quel momento la gente inizia a sentirsi male, contagiata da un morbo invisibile e mortale. A nulla possono le erbe di Liz, e la gente della radura inizia a incolpare Robin e le sue scelte. I più gravi vengono trasportati di gran carriera al monastero più vicino, ma quando Robin torna sui suoi passi viene raggiunta dalla peggiore delle notizie: la malattia non ha risparmiato i bambini... e nemmeno Robert.
Sconvolta dal dolore, la ragazza fugge senza sapere nemmeno lei dove, alla ricerca di un nuovo luogo in cui trovare un senso alla sua vita. Sempre che sia possibile...


Credo che questo sia il più bello dei tre libri. Mi ha tenuto sulla corda per la maggior parte del tempo, come dimostra il fatto che non sono riuscita a dormire prima di finirlo. E anche dopo averlo finito avevo tanta adrenalina in corpo che ho fatto fatica ad addormentarmi. Onore alla Kedros, davvero.

Come ho già detto degli altri libri, anche in questo c'è uno spaccato di vita Medievale niente male: sia la parte delle malattie e di come venivano curate (i bambini scopriranno che la corteccia di salice e ippocastano abbassano la febbre... nel Medioevo non c'era la Tachipirina!) sia la vita in un borgo di commercianti: la gilda, il castaldo, il commercio... Credo che sia il tipico esempio di come un libro può insegnare tanto divertendo anche di più.

Mi è piaciuto moltissimo anche il fatto che la Kedros sia riuscita a intrecciare a dovere tutti i fili della trama senza farmi sospettare niente: il colpo di scena è stato guidato piano piano, grazie a piccoli indizi eloquenti ma mai troppo espliciti. Credo che sia stato veramente giocato magistralmente, oltre al fatto che il personaggio in questione è stupendo, a mio parere. Mi è piaciuto quasi quanto Robin!
Anche la rivalità tra Reggia e Castello è stata ben giocata: mi è piaciuto perchè immagino un ragazzino che si trova tra queste lotte e competizioni ogni giorno e vedere la sua eroina comportarsi in modo esemplare per gestire la lite tra due gruppi secondo me è molto educativo.

E poi... e poi ovviamente c'è la storia d'amore. Io non amo i romanzi rosa, quelli tutti sbaciucchiosi o che ruotano fondamentalmente sul piacersi o non piacersi di un tipo e una tipa. Quello di questo libro è esattamente il romanticismo che cerco. La perfezione. La meraviglia.
Non c'è niente come l'amore che traspare tra le righe, mai ostentato, mai reso il centro di una storia... ma quello che comunque la manda avanti, la tiene in piedi, la rende ancora più vibrante ed emozionante. Un po' come nella vita, l'amore deve abbracciarla, non esserne il centro.
Ne ho amato ogni pagina, ogni riga, la descrizione di ogni emozione e di ogni sensazione, di ogni gesto e di ogni decisione. Soprattutto le ultime pagine spalancano davanti a Robin una marea di altre avventure: se verranno scritte tanto meglio, ma se non verranno scritte secondo me i lettori si addormentano sognandole. E i libri che ti aprono la mente alla fantasia sono decisamente i migliori.

Gli uomini di sir Chadwick non riuscivano a contrastarli. Un unico essere fatto di ferro, velocità e sintonia. Stessi passi, stesso respiro, stesse mosse.
L'intesa perfetta. L'amore in battaglia.


Stelle: 5/5

25 novembre 2015

Recesione ★ La scelta di Robin

Lotto Reading Challenge #09 -- Leggi un libro che fa parte di una serie

Ho preso questi due libri in biblioteca perchè non voglio più spendere capitali in libreria. In due giorni li ho finiti e adesso... li voglio comprare! (Mi sa che la tattica della biblioteca non è proprio vincente...)

La scelta di Robin  di  Elena Kedros


Robin vive felice nella foresta con i membri della sua squadra: Ewart, Gilbert, Martin e - ovviamente - Robert. La vita scorre tranquilla, ma un tarlo impedisce a Robin di dormire tranquilla: suo fratello Philip la sta ancora aspettando a York. Proprio quando ha deciso di partire, però, si rende conto che c'è bisogno di lei a Shelford: il lord di Warchester sta devastando le campagne e ci sono decine di persone in fuga. Accanto a tutto questo la baronessa di Shelford scompare nel nulla, e per trovarla sarà necessario intrufolarsi in uno dei luoghi più inaccessibili del Medioevo: un convento...
Robin si rende così conto che sta continuando promettere ai suoi amici cose che non potrà mai davvero fare, e sarà costretta a fare una scelta. Anche perchè sa perfettamente che suo fratello Philip non accetterà mai che una fanciulla come lei viva nel bosco, tra ladri e fuorilegge.


Questa saga è veramente stupenda. Ho letto quasi tutti i libri su Robin Hood che ho trovato in giro (a proposito, se ne conoscete proponete!!!) e devo dire che questa è una delle versioni che preferisco assieme a The Forestwife.

La Robin di Elena Kedros è una quindicenne intelligente, sveglia, ribelle e anche piuttosto maschiaccio. Giusto per farvi un esempio, non è nè Clary Fray, nè Bella Swan e nemmeno Katniss Everdeen. Io me la immagino come Misty, quella dei Pokemon, se la ricordate: carina, intelligente, coraggiosa... e determinata ad ottenere ciò che vuole in un team fatto di maschi. Nel libro precedente era giustizia, in questo il rispetto delle promesse fatte. Mi piace anche il fatto che sia l'eroina del libro, ma che la sua eroicità sia del tutto "normale": a parte un eccellente talento con l'arco - ma la protagonista raramente è ordinaria sotto tutti i punti di vista - le sue scelte sono sempre ponderate e le sue azioni realistiche. Insomma, credo che abbia costruito un personaggio veramente eccellente.
In questo libro attorno a lei non ci sono gli stessi personaggi del gruppo precedente, che per vari motivi si sono allontanati, ma un nuovo team di persone provenienti dai villaggi bruciati di Warchester. Robin scoprirà tra loro nuovi amici e alleati, ma anche gelosie e invidie. Del gruppo storico sono rimasti solo Ewart, il ragazzo-faina che sa sempre più di quello che sembra, e l'affascinante Robert.
L'unica cosa che non mi è piaciuta molto di questa saga è appunto che ci sono sia una Robin che un Robert. Ogni tanto mi mandava in confusione perchè - come si può immaginare - i due nomi sono davvero troppo simili. Io avrei evitato di mettere un Robert, secondo me poteva chiamarlo Agilulfo e la storia stava in piedi lo stesso. Ma in fondo il nome Robert è bellissimo, secondo me, quindi non mi posso lamentare ;)
La storia è come sempre ben congegnata, avvincente e intrigante, illustra meravigliosamente la vita nel Medioevo (in questo libro si parla in particolare della vita in città e della vita nei conventi) e non è mai noiosa e ripetitiva. Io l'ho letta tutta d'un fiato, lasciandola solo per mangiare e dormire. Credo che sia, assieme a Fairy Oak, una delle saghe per ragazzi più belle che io abbia mai letto. Come sempre ogni cosa è descritta in modo facile, arrivabile per dei ragazzini, ma in modo intenso e comprensibile: la paura della battaglia e l'emozione della vittoria, la paura per dover lasciare la foresta e il disagio della sensazione di non essere all'altezza delle promesse fatte... anche il messaggio finale è perfetto, adatto ai lettori di tutte le età: per poter fare una scelta devi prima capire chi sei tu. E non puoi sempre accontentare tutti.


Separare una persona da ciò che ama non è voler bene.
È paura.


Stelle: 4/5

24 novembre 2015

Recensione ★ La leggenda di Robin

Lotto Reading Challenge #04 -- Leggi un libro di un'autrice italiana

Ho letto questo libro perchè l'ho visto recensito da Rowan, su Ombre Angeliche. Siccome di solito i suoi gusti rispecchiano i miei ho pensato che mi sarebbe piaciuto... e poi io adoro Robin Hood!

La leggenda di Robin  di  Elena Kedros

 
Robin ha quindici anni, una famiglia stupenda e una vita tranquilla. Quando però il suo villaggio viene devastato e massacrato, i suoi genitori assassinati e suo fratello Philip rapito, Robin si ritrova sola al mondo e senza più un posto dove andare.
Così si rifugia nella foresta, con l'obiettivo di sopravvivere per vendicare la sua famiglia e liberare suo fratello. Nella foresta incontra una combriccola di ragazzini scaltri e ribelli, che vivono di espedienti ma sono liberi e felici. Robin si lega subito a Bryce, fa amicizia con Mud ed Ewart... ma non riesce ad essere accettata da Will, il capo della comitiva, che non ammette delle ragazze nel gruppo. In uno dei suoi vagabondaggi nella foresta Robin incontra Robert, un ex memebro della squadra cacciato perchè traditore. Ma sarà solo grazie al suo aiuto che Robin riuscirà ad intrufolarsi a Shelford per provare a liberare Philip, vendicarsi e - forse - sventare un'attentato al Barone...


Sapevo che Rowan mi avrebbe consigliato bene: questo sì che è un libro per bambini degno di essere letto loro: anche per un grande è veramente bello. Lo stile di Elena Kedros (quella di Ragazze dell'Olimpo) è leggero, semplice ma mai banale. Anche il desiderio di vendetta, l'orgoglio ferito, la sensazione di starsi innamorando sono tratteggiati in modo semplicissimo ma chiaro e poetico. Mi sono sentita proprio "tirata dentro" al racconto, come mi capita solo raramente!

Anche i personaggi sono descritti molto bene, ognuno con una sua personalità e un suo modo di parlare e comportarsi. Anche le azioni di coraggio e di intraprendenza, che a volte sembrano un po' inverosimili, invece sono costruite così bene che vengono proprio naturali. Ho apprezzato anche i colpi di scena, che sinceramente non mi aspettavo! Anche se l'intrigo di corte mi era chiaro tipo dalla seconda pagina, un'altra cosa non me l'ero immaginata ma ci stava un sacco... e quindi credo che sia stata proprio costruita bene!

Sono felice che questo racconto sia il primo di una serie, così mi aspettano altri due libri di questa Robin Hood in gonnella che ne sa veramente una più di tutti gli altri senza fare mai l'eroina.
Ora volo in biblioteca a prendere il secondo, che non vedo l'ora di leggerlo!


La foresta ormai era la sua casa, anzi di più,
era una parte di lei, il posto ideale dove riposare.
 

Stelle: 4/5

15 novembre 2015

Recensione ★ Vento scomposto

Lotto Reading Challenge #44 -- Leggi un libro con protagonista un uomo

Questo libro esce completamente dai canoni della letteratura che mi piace. Ma andare fuori dalla propria comfort zone è lo scopo della challenge, no? Quindi, ecco qui.

Vento scomposto di Simonetta Agnello Hornby
  

Mike e Jenny Pitt hanno due bellissime bambine: Amy di otto anni e Lucy di quattro. Vivono in una splendida casa in un lussuoso quartiere inglese, hanno tanti soldi, conoscenze altolocate e la prospettiva di un futuro sicuro e luminoso. Pat è una segretaria dalle modeste origini e dalle modeste abitudini, che vive la sua vita ordinaria lavorando nel'ufficio di un avvocato.
Le loro vite scorrevano parallele fino a quando mrs Dooms, la maestra d'asilo di Lucy, coglie nei disegni della bambina dei segnali spaventosi: ha subito degli abusi sessuali, le sue opere lo testimoniano chiaramente.
Parte così un'odissea di visite da periti, udienze, incontri, momenti di crisi e di fatica, pianti, liti e riconciliazioni. Una girandola di volti, di nomi e di titoli porterà i Pitt a confrontarsi con il sistema dei servizi sociali inglesi, mettendo in crisi ogni loro certezza e incrinando il loro mondo dorato, che non sarà mai più lo stesso.

Ho preso questo libro in biblioteca per scrivere la tesi: sapevo che parlava di assistenti sociali e avevo bisogno di due righe di citazione per sostenere la mia idea che i media non sono capaci di rappresentarne il lavoro. Ho letto tipo le prime venti pagine con noia, ho scritto la citazione sulla tesi e pensavo di restituirlo in biblioteca. Invece a quel punto ero curiosa di sapere come andava a finire: questo vuol dire che è un libro scritto bene.

Parto dal presupposto che è un libro davvero pesante e duro, amaro. Le persone che ne sono ritratte sono molto vere - e posso assicurarlo, dopo tre mesi di tirocinio ai servizi sociali comunali - e rispecchiano i problemi e le vicende della gente che abita le nostre città. Ci sono giovani mamme tossicodipendenti che non riescono a uscire dalla droga e sono costrette a dare via i loro bimbi. Ci sono uomini schiavi e uomini padroni delle loro mogli. Ci sono pedofili che si vogliono sposare e mamme che non sanno cosa fare per non perdere la custodia dei loro bambini. Alcune di queste storie si risolvono in bene, altre in male, altre non si risolvono: anche in questo è un discorso davvero molto vero e molto realistico. Questa veridicità mi è piaciuta molto.

Parlando invece della vicenda che sta al cuore della storia, quello che mi ha colpito di più è stato il "sistema", in particolare il fatto che è un sistema che non funziona.
Tutti - o per lo meno tanti - pensano "che figli di buona donna questi assistenti sociali che portano via i figli ai genitori". Questo libro dimostra due cose: la prima è che è il sistema che è malato, non tanto le persone che lo compongono. E la seconda è che le persone che sbagliano non lo fanno perchè sono cattiva, approssimative o menefreghiste. Lo fanno perchè sono persone.
Dietro ogni falla, ogni dubbio, ogni mancanza, ogni errore ci sono umanissimi sentimenti, umanissime rabbie, umanissimi difetti. Sono d'accordo sul fatto che la propria vita privata si debba dimenticare quando si entra nel posto di lavoro, bisogna lavorare perchè questo avvenga e far capire ai lavoratori quanto ciò sia importante... ma sinceramente chi può dire davvero che è in grado di cancellare tutto quello che è e che vive quando arriva in ufficio?
L'umanità è la nostra forza e la nostra debolezza. Restare in equilibrio tra empatia e coinvolgimento eccessivo è la cosa più difficile.

Penso che sia un libro da leggere per chiunque lavora nel sociale, per rendersi conto di quanto le proprie azioni posanno aver effetto sulla vita degli altri.


Siamo una famiglia felice e normale. Solo, abbiamo più soldi di quella gentaglia dell'asilo. Ha capito? Felice e normale.


Stelle: 3/5

30 ottobre 2015

Fine

Credo di aver già detto di avere un problema con le fini.
Secondo me sono la cosa in assoluto più difficile da scrivere.
Non parliamo poi del doverle affrontare.

Oggi mi sento alla fine di un sentiero. Fino a qui la strada era segnata, chiara. A volte un po' troppo ripida e scivolosa, tanto che mi è capitato di inciampare e cadere, sbucciandomi le ginocchia. Ma mi sono sempre rialzata, ricominciando a camminare e arrivando ad arrampicarmi quando la parete era rocciosa e quasi verticale. Ma poi ci sono stati anche momento in cui ho potuto correre in tratti di sentiero in piano, nel prato, baciata dal sole e con la sensazione di essere così leggera di stare per volare. Nel bene e nel male, la traccia era nitida sul terreno: sapevo cosa dovevo fare.
Adesso invece mi sembra di essere arrivata a un bivio o a un burrone.
In pratica la strada finisce e non so da che parte andare.

La strada finisce.
Il mio problema con le fini è forse un problema con i conti da fare con te stessa quando chiudi un capitolo della tua vita e ne apri un altro. La verità e che prima o poi la fine arriva. E che non si è mai pronti abbastanza. C'era sicuro modo di fare meglio, di fare di più, di fare prima. C'era modo di definire con più precisione qualcosa, di strutturare meglio qualcos'altro, di costruire più precisamente altre cose ancora. Ma alla fine, il come si arriva conta poco. Conta poco quando hai fatto del tuo meglio, quando hai dato tutto, quando sei comunque fiero di quello che hai fatto... anche se sei sicuro che potevi fare ancora meglio.

E quindi è un po' così che mi sento, davanti alla mia tesi stampata che mi attende qui vicino senza più la possibilità di aggiustare, cambiare, migliorare.
Di sicuro potevo fare meglio. Potevo accorgermi di quell'errore di battitura, di quella svista grafica, di quel paragrafo non giustificato. Potevo rendermi conto che manca un pezzo di spiegazione, che un'altra cosa poteva essere meglio approfondita, che potevo usare un'altra fonte che ho trascurato.
Ma in fondo sono felice di quello che ho messo insieme in queste cento pagine di fatica. E sono ancora più contenta di quello che ho messo insieme in questi tre anni, in cui mi sono proprio sentita al posto giusto... e forse anche al momento giusto, pur con quattro anni di ritardo.

La fine è un problema. Devi trovare da te una nuova strada, devi lasciare le certezze del sentiero segnato per iniziare a tracciarne uno nuovo... ma soprattutto sai che sarai giudicato per quello che hai fatto. Sarai che qualcuno verrà a dirti che quello che hai fatto è sufficiente, discreto, buono o ottimo. Lo farà, e gli altri inevitabilmente ti giudicheranno da quello stupido voto. Non tu, ma gli altri sì. E se lo faranno ti pentirai degli sbagli commessi. Ma so di dover imparare a diventare sorda a questi giudizi. Il mio è quello che conta di più, e penso di aver fatto un buon lavoro. Se ne sono certa, ne saranno certi anche tutti gli altri, Commissione per prima (anche se è la più "tosta" della sessione).

Ora, con la tesi finita e la pancia annodata dal nervosismo, mi sembra assurdamente strano guardarmi intorno, sapere di non avere più nulla da fare e improvvisamente rendermi conto di non avere lo spirito per fare niente di quello che avevo messo da parte per il "dopo".

Forse è solo perchè tra una fine e un nuovo inizio ci vuole un momento per chiudere gli occhi e riprendere fiato... prima di ripartire per una nuova avventura.
Perchè in fondo la strada prosegue senza fine.


(c) Shealynn's Faerie Shoppe

14 ottobre 2015

Recensione ★ La verità delle ossa

Lotto Reading Challenge #22 -- Leggi un libro pubblicato nel 2015
Posto una recensione "bonus" per poter mandare la mail alle ragazze della Lotto Reading Challenge con un libro in più...
riuscirò a concorrere almeno per il terzo premio? Io lo spero! ;) 

E con questo si conclude la lista di libri di Kathy Reichs letti quest'anno! Devo dire che il mio agente Booth mi ha fatto proprio un bel regalo lo scorso Natale... non solo un bel libro da leggere ma anche una stupenda saga da amare e a cui appassionarsi sempre di più!

La verità delle ossa di Kathy Reichs

  
Quando una insolita detective dilettante di nome Hazel "Lucky" Strike arriva nel suo ufficio, Temperance Brennan non si aspetta di essere incastrata in una oscura storia di esorcismi e violenza. Ma la registrazione che la donna porta con sè non lascia spazio a dubbi: una ragazza è segregata e martoriata da qualche parte.
Oltre al caso che ha per le mani, però, Tempe è in pensiero anche per la sua vita privata: la relazione con l'agente Ryan sembra sul punto di dover ricevere una svolta, e lei non è affatto sicura di dove la vuole portare.
Molto meglio dedicarsi al caso, all'identificazione delle ossa trovate in un dirupo (si tratta forse della stessa ragazza? È troppo tardi per salvarla dai suoi aguzzini?)... e a cercare di evitare di essere uccisa da qualcuno che sembra davvero troppo folle per essere reale. Questo caso della dottoressa Brennan ci porta dritti dritti in un luogo in cui niente è quello che sembra.


Ho veramente amato questo libro, divorandolo nel giro di... boh, forse tre giorni. Temevo di dover aspettare Natale per poter leggere il seguito di Le ossa non mentono, che mi è piaciuto un sacco e mi ha lasciato con il fiato sospeso sul finale, invece verso settembre l'ho trovato proprio di fronte a me entrando al supermercato. Questo libro mi è piaciuto leggermente meno del precedente, ma è colpa solo del caso, che era veramente troppo troppo oscuro per i miei gusti.

Lo stile della Reichs invece è sempre impeccabile, la sua capacità di seminare indizi e poi farli saltare fuori al momento giusto è individiabile da chiunque si definisca uno scrittore. Anche stavolta sono riuscita a tenere insieme le fila del caso, a seguire le indagini con Temperance e a fare anche qualche mia proposta su moventi e identità... indovinando anche, a volte.
Ma, come sempre, alla fine la storia lascia il giallo e diventa thriller. E Tempe da investigatrice diventa preda. Lì sì che sono stata in ansia, perchè non mi aspettavo quello che è successo... era una cosa così assurda e fuori dagli schemi che davvero non me la potevo immaginare. E Dio solo sa quanto io ami i libri che non mi fanno immaginare il finale alla terza pagina.
Tempe è sempre meravigliosa, io la adoro davvero: è fredda e razionale davanti a un tavolo da autopsia ma non dimentica mai la sua parte umana. In Bones troppo spesso è ritratta come insensibile, sembra che non ricordi che quelle ossa erano una persona... ma credo che sia solo un deficit della ripresa televisiva, perchè nei libri non è così: il potere di immedesimazione dato dalla prima persona fa capire quanto in realtà la dottoressa Brennan ci veda della gente vera, in quei resti. Quanto lavori per dare loro giustizia, e non per "risolvere un caso".
Ultima ma non meno importante è la questione affettiva: Tempe si ritrova a dover valutare la proposta fattale dall'aitante agente Ryan alla fine del libro precedente, quella che mi ha fatto restare con il fiato sospeso... e io ho avuto per tutto il libro l'ansia per quella risposta. Chi mi conosce sa che se i miei preferiti non si amano più, io mi offendo e smetto di seguire la serie. Per un bel po' ho meditato se comprare o no questo libro, temendo che Andrew e Temperance si sarebbero lasciati. E in più in questo libro la Reichs ha fatto un'altra delle sue ottime prove: ci ha infilato l'agente Ramsey, bellissimo e intelligente... e mi sono detta "ecco, ciao ciao agente Ryan, lo sapevo".
Ma alla fine posso dire che, anche se non è andata esattamente come speravo e mi aspettavo,sono contenta del finale. Che poi, come ho già detto, se il finale non me lo aspetto è ancora più bello. :)

«Devo essere me stessa, Ryan. Per combattere le mie battaglie, per vincerle o perderle. Non possiamo giocare a Galahad e alla damigella in pericolo.»
«Messaggio ricevuto, adesso come allora»
.


Stelle: 4/5

09 ottobre 2015

Recensione ★ Anna dai capelli rossi

Lotto Reading Challenge #47 -- Leggi un libro il cui titolo contenga un colore

Ero molto indecisa, per questa categoria... ma poi ho pensato che Anna dai capelli rossi in lingua originale è intitolato Anna dei tetti verdi, quindi la presenza di un colore in entrambe le versioni del titolo mi ha conquistata! Perciò l'ho comprato, letto e recensito nel giro di una settimana!

Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery

  
Marilla e Matthew Cuthbert sono fratello e sorella. L'età avanza e temono di non riuscire più a portare avanti la loro fattoria... quale idea migliore di adottare un ragazzino forte e sano che li possa aiutare? Purtroppo però il "ragazzino forte e sano" si rivela una ragazzina chiacchierona, fantasiosa e con due lunghe trecce rosse. Si chiama Anna ed è la bambina più curiosa di tutta Prince Edward Island. Le sue emozioni sono intensissime, che si tratti della devota e imperitura amicizia che dichiara a Diana o l'odio viscerale e inarginabile per Gilbert. L'amore per la natura la riempie di stupore davanti a qualunque cosa e l'affetto che la lega alla sua professoressa la convince a vole diventare a sua volta insegnante. Con tanta fatica e altrettanta determinazione riesce anche a vincere una borsa di studio per l'università. Ma la vita cambia direzione quando meno ce lo si aspetta, e Anna dovrà prendere una decisione...


Questo libro mi è piaciuto davvero molto, moltissimo. L'ho amato soprattutto all'inizio, perché Anna è quanto di più adorabile esista al mondo! Fa parte della mia serie di "eroine bambine" assieme a Pervinca e Vaniglia, Pollyanna, le due Mary (Merrywheater e Lennox), Lucy Pevensie e Lyra Belacqua.

La trama ruota attorno alla giovinezza di Anna Shirley, una bambina orfana arrivata (un po' per caso e un po' per Provvidenza) a casa di due anziani fratelli. La prima parte del romanzo segue un periodo piuttosto lungo della sua infanzia, i primi periodi a scuola e le amicizie che stringe sull'isola. Poi la storia accelera velocemente e in breve tempo viene raccontata la sua scelta di insegnare e gli esami da superare per poterlo fare; in sostanza in breve si raccontano le nostre "superiori", che ovviamente lì e a quei tempi funzionavano diversamente. Questa brusca accelerazione non mi è piaciuta molto: amavo Anna bambina e credo che, come per le sue amiche eroine bambine, lasciarla bambina ancora un po' avrebbe giovato al racconto e al lettore. Però comprendo che poi, a tirare per la lunga la faccenda, le cose diventino troppo finte... e la storia di Anna è troppo vera per rovinarla così.

Anna infatti è il personaggio più bello, fresco e vero di quelle che ho nominato. Pollyanna è molto simile a lei, ma è talmente deliziosa da risultare inverosimile. Quanto a Mary Lennox, non è direttamente paragonabile perché Anna è solare, positiva e amorevole. La caratteristica più speciale che la rappresenta è la sua incredibile e inesauribile fantasia, con cui trasforma il mondo in modo da poterlo amare: dai suoi capelli rossi alla stanzetta in cui si trova, dal vestito al paesaggio... tutto può essere reso migliore da un pizzico di magia e fantasia. L'altro lato del suo carattere è il suo entusiasmo: i suoi paroloni, i suoi sogni e la sua capacità di emozionarsi fino alle lacrime per qualunque cosa unite al suo sincero stupore davanti alle cose belle e semplici della natura la rendono adorabile al primo sguardo... non solo per Matthew e Marilla ma anche per chi legge.
Gli altri personaggi non sono altrettanto descritti: la sua amica Diana è una ragazzina in gamba e a modo, ma non sappiamo molto più di lei. Marilla è - almeno all'inizio - una zitella acida e fredda, che impara ad amare proprio grazie alla dolcezza di Anna. Matthew mi è piaciuto molto come personaggio, pur se secondario: è timido, silenzioso ma anche volitivo. Molto originale!

Questa storia si prende quattro stelle, perché è semplice e spensierata, si legge con facilità e fa venire voglia di vedere il mondo con gli occhi di Anna. Fa sembrare facilissimo vedere lo splendore di un albero fiorito, di un lago cristallino o di un prato pieno di violette, e secondo me va fatto leggere a chi ha perso del tutto lo stupore davanti a queste meraviglie!
Essendo parte di una saga di sette libri, non escludo di andare avanti con la storia... ma il salto in avanti della fine del primo romanzo (e la brutta esperienza con il seguito di Piccole Donne) mi fa dire di voler, per lo meno, aspettare un po'.


Tutta quella bellezza emozionò il cuore di Anna e lei aprì con gratitudine
i cancelli della sua anima. «Caro, vecchio mondo - sussurrò - sei incantevole,
e io sono felice di vivere con te»
.


Stelle: 4/5

18 settembre 2015

Tag ★ Dei dell'olimpo

Bentornati tutti! Spero, da questo mese in poi, di riuscire a riprendere con le mie rubriche e le mie generiche attività di blog... luglio e agosto sono stati mesi frenetici e pieni di emozioni, sto meditando di condividerle quanto prima! Ho già in cantiere qualche idea per la grafica e le iniziative dell'anno prossimo... Ma non voglio perdermi in chiacchiere: il tag di questo mese è gentilmente offerto da Ika, che nel suo blog Dreaming Wonderland l'ha postato a giugno. Essendo veramente carino e originale - e avendo lei dato delle risposte carinissime, leggetelo! - me lo sono salvata per riproporlo appena ne avessi avuto il tempo! Quindi ecco qua!



ZEUS: nomina il tuo leader letterario preferito, buono o cattivo che sia.
Domanda difficile, perchè i "leader" è difficile che entrino nelle mie grazie. Scelgo Ari di Millennio di Fuoco, perché è il leader della sua gente e perché mi è piaciuto tantissimo (devo troppo leggere il secondo volume...)


DEMETRA: Quale cibo letterario ti piacerebbe provare?
A parte la Burrobirra (che credo faccia gola a chiunque abbia letto Harry Potter), mi piacerebbe assaggiare il Pan di Via elfico del Signore degli Anelli...


ERA: quali sono i tuoi genitori letterari preferiti?
Anche se Twilight non mi è piaciuto per niente, credo che sceglierò Renée e Carisle Cullen. Mi ricordo di aver pensato che erano l'unica coppia decente del libro...


POSEIDONE: nomina un libro in cui l'acqua ha un ruolo fondamentale.
Anche io, come Ika, cito La corsa delle onde... è bellissimo, avvincente, emozionante e anche un po' magico. E amo come i due personaggi siano persone reali e come l'amicizia tra loro si evolva in modo perfettamente spontaneo!


DIONISO: con quale personaggio vorresti fare una festa?
Con la gente di Fairy Oak! Sarebbe una bella festa in piazza, con il complessino e le lanterne appese ai rami di Quercia, con le prelibatezze di Martha Burdock sui tavoli di legno, la gente che balla, che parla e che ride...


APOLLO: nomina un grande libro d'esordio (o il primo di una saga che hai amato)
Per entrambe le categorie nomino Hyperversum: Cecilia Randall è incredibile qualunque cosa scriva, ma questo è di sicuro il libro che preferisco tra i suoi capolavori!


ARTEMIDE: chi è la tua eroina preferita?
Come ho già detto nella recensione di Beauty (che trovate qui), Tally è in assicuro l'eroina dei libri che preferisco. Coraggiosa ma mai sconsiderata, intelligente ed emotiva... Un'eroina senza le caratteristiche dell'eroina.


HERMES: se potessi viaggiare in qualunque ambientazione dove andresti?
Narnia. Assolutamente. Lo pensavo quando avevo otto anni e avevo appena finito di leggere Il leone, la strega e l'armadio per la prima volta... e lo penso ancora adesso. Ovviamente però ci vorrei andare con Peter Pevensie! :)


ATENA: nomina un personaggio intelligente
Sicuramente e senza la benchè minima ombra di dubbio Temperance Brennan dei libri di Kathy Reichs. Gode della mia più profonda ammirazione per la sua conoscenza, la sua intelligenza e il suo intuito.


EFESTO: se potessi avere un qualsiasi oggetto letterario, cosa vorresti?
Credo che vorrei la collana con la Stella del Vespro di Arwen, ma la mia mamma me l'ha regalata qualche anno fa (questa); quindi potrei scegliere l'Aletiometro di Lyra dei libri di Pullman... sarebbe una figata.


ARES: qual è la tua battaglia letteraria preferita?
Scelgo la battaglia finale delle Cronache di Narnia... perchè è quella dove si capisce il senso dell'intera saga, mi ha fatto venire voglia di tornare indietro alla prima pagina per leggere tutto capendo cosa significa!


AFRODITE: qual è la tua ultimate ship?
Sinceramente - a differenza dei telefilm - non ho in mente nessuna "coppia perfetta". Direi Peeta e Katniss, anche se lei non mi convince troppo. Oppure la Brennan e Ryan.


ADE: se potessi riportare in vita un personaggio letterario, quale sceglieresti?
Oddio, è una domanda troppo difficile... dovete sapere che i miei personaggi preferiti muoiono sempre! Credo Fred Weasley... oppure Tonks o Lupin.


TU: se potessi essere la dea di qualsiasi cosa, chi vorresti essere e cosa pensi sarebbe adatto alla tua personalità (le due cose non devono per forza coincidere)?
Credo che sceglierei la dea della fantasia... quella che viene invocata dalle mamme che devono raccontare la favola della buonanotte ai figli o dai giovani scrittori per l'ispirazione per il loro primo romanzo... ma soprattutto la dea protettrice dei bambini!


Mi sono resa conto di aver scelto quasi sempre saghe... e di aver nominato Tolkien più di una volta. Saranno i toni eroici del tag, che mi hanno riportato alla mente le epiche gesta di Frodo e compagni... vorrei avere una vita per usarla solo per leggere e rileggere i libri che amo!


Grazie a Ika per aver postato il tag, a chiunque di voi che decida di commentare o di riproporre il tag... e graziea Elegantthemes @ Iconarchive per le icon. Alla prossima!

12 settembre 2015

Fan-ny Girl ★ SCC

Prima di leggere il post di oggi, vi chiedo di ascoltare questa canzone.



Questa è Remembering You, scoperta per caso anni fa su un forum di Narnia... ed è stato amore a prima vista. Nel giro di dieci minuti mi ero già ascoltata l'intero cd (ve ne ho parlato qui) e mi sono andata a cercare qualcos'altro di questo cantante (il cui nome sembra una voce dell'enciclopedia Treccani).



Steven Curtis Chapman - classe 1962 - ha all'attivo più di venti album. Ha iniziato la sua carriera all'inizio degli anni ottanta e ha vinto cinque Grammy Awards e più di venti Dove Awards, premi conferiti negli States a chi si distingue nel campo della musica cristiana.
Avete capito bene. Musica cristiana.
Io stessa, che sono cattolica praticante e appassionata di oratorio, non credevo che la musica "religiosa" potesse essere così coinvolgente, interessante e orecchiabile. Certo, alcune canzoni di chiesa mi piacciono, ma non sono così alla portata di tutti!
Vi ricordate i The Sun, di cui vi ho parlato qualche tempo fa? Ecco, questa è la loro versione inglese!

Le sue canzoni che preferiscono appartengono agli ultimi album, forse perché le sonorità dei primi sono molto "old style" - non dimenticate che ha iniziato a scrivere negli anni ottanta, quando io non ero ancora nata! - e quindi non le trovo molto nelle mie corde.
Steven ha anche pubblicato tre album con canzoni di Natale, alcune sono classici interpretati da lui e altre sono canzoni originali. Sappiate che ve le beccherete tutte a Natale, visto che le amo da impazzire e la mia stanza risuona della sua voce dall'8 dicembre al 6 gennaio.

Vi lascio i link a cinque sue canzoni che io adoro, ascoltatele e ditemi se non sono belle quanto le canzoni che passano in radio. Se poi siete anche credenti, potete leggere il testo... e diventeranno più belle di quelle che passano in radio!

Premessa: scegliere è stato difficilissimo!








Le sue canzoni mi hanno fatto compagnia in un momento molto difficile della mia vita, quando ho dovuto cambiare strada, lasciare medicina e cercare il mio posto nel mondo. Mi sentivo molto sola, scoraggiata... avevo davanti i cocci della mia vita e non sapevo come metterli insieme.
E lì sono arrivate le sue canzoni. Se leggete i testi delle mie canzoni preferite noterete che sono tutte inneggianti al coraggio e alla speranza, all'affidarsi e all'andare avanti consapevoli che la nostra vita è in Mani molto più grandi delle nostre. Per questo ho scelto di parlarne in questa rubrica di ispirazioni.

A Steven Curtis Chapman e al suo talento musicale, alle sue canzoni coinvolgenti e piene di fede che mi ricordano sempre che non sono mai sola.
A lui, perchè è una vera ispirazione.


(c) Pinterest

08 settembre 2015

Recensione ★ Viaggio al centro della terra

Lotto Reading Challenge #57 -- Leggi un libro di un autore il cui cognome inizi per V

Cercare un libro per questa categoria è stato davvero un'impresa. Alla fine, un po' perchè i romanzi vecchi mi piacciono, un po' perchè Verne è un classico della letteratura avventurosa (che io amo), un po' per disperazione, ho scelto questo titolo.

Viaggio al centro della terra di Jules Verne

  
Axel vive con suo zio, il famoso professor Lidenbrock, studioso di gran fama e con la passione per le scoperte. Un giorno i due si imbattono per caso in un'antica pergamena dall'iscrizione misteriosa: dopo diversi tentativi è Axel a riuscire a decifrarla, scoprendo così le indicazioni per raggiungere il centro della terra. Il professor Lidenbrock non aspetta altro: organizza il viaggio e in men che non si dica lui e il nipote si ritrovano in Islanda, alle pendici dello Snaeffels. Ad accompagnarli c'è una guida islandese di pochissime parole, ma che si rivelerà di vitale importanza durante le disavventure vissute dai personaggi: la morte per sete e per fame, rimanere soli e sperduti in una tomba di roccia, l'incontro con funghi alti come palazzi e con animali preistorici ancora vivi. Il viaggio sembra andare nella giusta direzione, quando una frana blocca il loro cammino. Il cercare di farla saltare con l'esplosivo, però, avrà conseguenze del tutto inaspettate.

Grazie alla lettura di questo libro - che non avrei fatto se non ci fosse stata la challenge - ho scoperto che Verne non mi piace per niente. Avevo letto L'isola del tesoro di Stevenson e pensavo a qualcosa di simile: vecchiotto di stile, ma comunque accattivante e interessante. Invece questo libro è uno dei più noiosi che io abbia mai letto.

La storia è narrata in prima persona da Axel, ma sebbene questo punto di vista ci trasporti all'interno della storia, non mi sono mai sentita coinvolta. Anche nei momenti in cui pensa di morire di sete il racconto - essendo una specie di "scritto a posteriori" - è talmente distaccato che non mi ha catturato. Ho trovato curioso e buffo il percorso fatto, l'idea è sicuramente carina e quello che scoprono viaggiando al centro della terra è interessante... ma niente più. E poi la mia mente pseudorazionale si infastidiva a pensare che sottoterra ci fosse sufficiente ossigeno per tre persone in movimento, oltre che per (spoilerino) megafunghi e dinosauri. Una che legge fantasy è anche capace di mettere da parte la razionalità, quando serve... ma in questo caso non ci sono riuscita. La mancanza di azione - sebbene fosse un presunto libro di avventura - la mancanza di phatos e il bassissimo coinvolgimento dato dalla prosa mi hanno lasciato veramente indifferente.

Anche i poveri personaggi sono talmente poco sofisticati da risultarmi praticamente inutili (per dirvi che per scrivere la recensione sono dovuta andare a cercarmi i nomi su Wikipedia perchè non me li ricordavo più!), piatti e insignificati: Axel è sempre lì a sospirare per la ragazza di cui è innamorato o a insultarsi perchè segue suo zio senza dirgli niente del fatto che stanno facendo una cosa folle. Il professore va per la sua strada senza considerare le opinioni di nessuno e l'islandese fa solo il cavallo da soma, occasionalmente eroico, ma silenzioso e privo di spirito.

La cosa che secondo me più mi è pesata è lo stile, troppo arcaico e antico, lontano dalla parlata dei nostri giorni. Forse se fosse stato scritto in modo più moderno e scorrevole forse mi sarebbe pesato di meno. Mi rendo conto che questa recensione spara a zero sul romanzo senza dargli nessun punto di forza: l'unica cosa positiva è sicuramente la fantasia di Verne, che è davvero un autore visionario e geniale.


Le parole del linguaggio umano non bastano
a chi si avventura negli abissi della terra
.


Stelle: 1/5

07 settembre 2015

Organizzarsi

Questo settembre è partito decisamente zoppicante, porello. Sono rientrata dalle ferie più stanca di quando sono partita e senza mantra dell'anno. In più non ho impegni, esami, scadenze e inizi: niente cinema né oratorio né università. Sono completamente libera, lasciata a me stessa... e alla mia nota e completa disorganizzazione.

La disorganizzazione è quello per cui di solito io e il mio agente Booth discutiamo. Lui è uno stra-organizzato: quando si va via ha sempre la cosa giusta per l'occasione giusta, dal k-way al golfino, dalla borraccia alla mappa scaricata preventivamente sull'iPhone.
Io è già tanto se riesco a mettere in borsa una t-shirt pulita per ogni giorno che sto via. Quanto a cose per pioggia/freddo, vengono sistematicamente dimenticate (con successiva battutina di Booth "mi sa che quando saremo sposati sarò io a fare la valigia a te e non il contrario").

Non fraintendetemi: so di essere disorganizzata e so anche che è un male.
Perché arrivo all'ultimo minuto a fare tutto, perché devo inventarmi incastri tipo tangram tra gli impegni per fare in un giorno quello che potevo fare comodamente in una settimana. Perché mi ritrovo a fare le tre di notte per scrivere la relazione di fine tirocinio perché non so cosa io abbia fatto nella settimana precedente quando mi sedevo al pc con l'intenzione di scriverla. Anche la tesi si sta rivelando un massacro simile... solo di dimensioni mastodontiche e colossali. Non si può sapere quanto io non sia stata in grado di organizzare la raccolta, lettura e organizzazione del materiale: sono in ballo da più di un anno e mi ritrovo a tre mesi con una confusione immensa e la sensazione che il tempo non mi basterà. Il primo capitolo è stato scritto in tre giorni e lo ammetto: era penoso.
Spero che dopo ulteriori tre giorni di correzioni ora sia accettabile.

Devo dire che in questo mi sento proprio manchevole: non sapere organizzare e strutturare le giornate mi fa sentire proprio una fallita, soprattutto quando alle dieci e mezza di sera vado a letto e mi dico che il giorno dopo devo fare tutto quello che dovevo fare quel giorno perché non ho fatto un accidente.

Quindi okay. Credo che il mantra di quest'anno sarà organizzazione e disciplina. Mi serviranno di brutto, soprattutto in questi mesi pre-tesi... perché sì, mi voglio davvero e davverissimo laureare a novembre, e so di potercela fare. Perché in fondo un lato positivo dell'essere disorganizzata c'è: dovendo fare le cose sempre all'ultimo ho imparato a fare le cose bene senza bisogno di molto tempo.


(c) Pinterest


PS: grazie Ariel, perchè è grazie alla conversazione con te che ho deciso di mettere per iscritto questo post. Me ti vuole bene <3

13 agosto 2015

Recensione ★ Piccoli Passi Possibili

Lotto Reading Challenge #03 -- Leggi un libro scritto da più autori

Non so se questo bellissimo e intenso libretto possa effettivamente andare per questa categoria... ma ci tenevo a parlarne a tutti.

Piccoli Passi Possibili

  
 
Chiara è una ragazza di 28 anni, solare e sorridente. Ha un marito e un figlio di un anno quando un tumore se la porta via.
Ma in questo libro non si parla di morte e di dolore, di tragedia e di disperazione. Non si parla di orfani e vedovi.
Si parla di croce e di speranza, di sofferenza e di consolazione... la consolazione di chi sa di non essere solo perché c'è Qualcuno con lui.
La storia di Chiara è raccontata a più voci dal marito Enrico, dal papà Roberto e dalla sorella Elisa, dalla sua guida spirituale fra' Vito e da amici, medici, persone che l'hanno conosciuta.
Perché in 28 anni ci sono persone che non hanno saputo fare ancora niente della loro vita... e altre che l'hanno portata tanto a compimento che Dio li chiama già con sé.


Anche quest'estate sono stata in vacanza con le famiglie seguite da suor Agnese. Sono una dozzina di famiglie allegre, credenti, chiassose... e soprattutto numerose. Io e altre due ragazze ci occupavamo dei bimbi mentre suor Agnese aveva gli incontri con i grandi.
Fin dall'anno scorso vengo colpita da come loro vedano l'amore che provo per i loro figli. Ed è inutile dire che da tutti loro, bambini e adulti, mi sento profondamente amata a mia volta. Ed è buffo come questo libro - che proprio loro hanno regalato a me, Michela e Roberta, per ringraziarci del nostro tempo - parli d'amore.
Non è un romanzetto rosa da due soldi. Un Resta anche domani come tanti altri, senza nulla togliere alla letteratura rosa e a chi la adora... ma questo sì, che è un romanzo d'amore che si rispetti.

In questo libro sono riportate per iscritto le testimonianze di chi ha conosciuto Chiara, quindi la sua storia non è raccontata stile biografia (per quello c'è il libro Siamo nati e non moriremo mai più)... ma è qualcosa di più intimo ed evocativo. Le persone che parlano raccontano la loro versione della storia: la ginecologa parla delle prime due gravidanze, il medico della sua malattia, la sorella della sua infanzia... ognuno racconta, più col cuore che con la testa, la storia di questa ragazza incredibile.

Chiara non ha una storia speciale: cresce, crede, si innamora, si sposa, rimane incinta. Ma le prime due gravidanze non vanno come dovrebbero. Ecco, no, ho sbagliato a scrivere. Le prime due gravidanze non vanno come la gente comune vorrebbe che andassero: infatti sia Maria che Davide sopravvivono solo una mezz'oretta dopo la nascita. Francesco, invece, il terzo bimbo... lui nasce sano e forte. Da una mamma che sta già combattendo col cancro e che nel giro di un anno scenderà dalla sua croce.

La cosa che mi ha colpita di più in assoluto è stata la "docilità" - non rassegnazione - con cui Chiara accetta quello che le capita. È naturale sognare dei bimbi sani, forti, pieni di vita... io stessa, che spero di avere figli un giorno, li sogno così. Ma accettare che così non sarà... beh, è una prova di amore. E Chiara non solo li accetta, li porta avanti e li fa nascere... ma li ama. Li ama perché pensa che se Dio li ha voluti così ("incompatibili alla vita", dicono i medici), in fondo è perché anche loro hanno un pezzo di storia da fare. Tipo allargare i cuori di mamma e papà fino a far capire loro che niente gli appartiene. Il messaggio grande del libro è questo: niente ci appartiene, niente possiamo possedere. È tutto di Dio, e ce lo affida perché possiamo farlo fruttare.

Alla fine di questo libro non ci sono lacrime per la morte di una giovane mamma, né tristezza per il suo bambino o per suo marito. Non c'è la disperazione di chi si chiede "perché Dio hai permesso questo?"... c'è la positività di sentire nel cuore che siamo amati da Qualcuno di immensamente grande, che riesce a trasformare anche una vita breve e sofferente in un messaggio di amore e speranza che ti fa gustare sempre più e sempre meglio ogni attimo della tua vita. Qualunque siano le sue caratteristiche.

Pensa alla tua vita senza la morte: ti perderesti in un attimo.
La vita ha sapore perchè c'è la morte
.

Stelle: 4/5