Il cannocchiale

C'era una volta un marinaio dalla lunga carriera che possedeva una bella barca dalle grandi vele bianche su cui lavoravano molti uomini. Era un vero lupo di mare, aveva visitato tante isole e affrontato terribili tempeste; aveva avuto tante donne, e qualcuna l'aveva anche amata molto. Era ancora giovane, forte e bello, ma andare per mare iniziava a non piacergli più.
Sempre acqua, solo acqua a perdita d'occhio. Le bufere e la bonaccia, i litigi dei suoi marinai, il cibo disgustoso, il rischio di essere assalito dai pirati… era veramente stufo e voleva smettere.
Un giorno però, durante la sosta in una taverna in un porto affollato, sentì dei pescatori parlare di una grotta stupenda, colma di ogni genere di meraviglia naturale, che si trovava su un'isola a diversi giorni di viaggio da lì.
A quella notizia il marinaio si incuriosì: non riusciva neanche a immaginare un posto del genere! Forse quello era il motivo giusto per salpare, levare l'ancora e sfidare ancora una volta il mare. Quando parlò del suo progetto ai suoi marinai, però, rimase molto deluso:
«Un posto del genere non può esistere! E se esistesse sarebbe irraggiungibile, moriremmo nel tentativo! Lasciamo perdere!» Gli dissero.
Il marinaio era confuso: da una parte voleva vedere quell'isola, ma dall'altra aveva gli stessi dubbi dei suoi uomini e aveva paura di quello che sarebe potuto succedere. Di certo avrebbe perso diversi giorni di lavoro, denaro prezioso e molto tempo.
Nonostante i suoi dubbi, però, decise di non arrendersi e continuò a chiedere per avere ancora informazioni su quella grotta meravigliosa.
Un giorno decise di andare dal suo vecchio e saggio maestro, l'uomo che gli aveva insegnato ad andare per mare. L'anziano marinaio gli disse che sì, l'isola esisteva davvero - lui ci era stato - e conteneva davvero tutte le meraviglie che si raccontavano.
«Vorrei poter venire con te, ma non è un viaggio che posso affrontare. L'unico consiglio che ti posso dare è di non smettere mai di usare il tuo cannocchiale.»
Il marinaio decise allora di organizzare il viaggio: i pochi uomini che avevano deciso di rimanere con lui lo aiutarono a radunare le mappe nautiche, le bisacce e le bussole.
Partirono all'alba e impiegarono otto lunghi giorni per arrivare all'isola; i suoi uomini si erano spesso persi d'animo, ma il marinaio si era consumato gli occhi a furia di scrutare l'orizzonte con il suo cannocchiale per vedere la terra avvicinarsi.
Appena sbarcarono, però, della grotta non c'era nessuna traccia: la spiaggia si stendeva fino ai margini di un bosco che si arrampicava su per le pendici di una montagna.
«Prepariamoci per la salita.» Disse il marinaio.
I suoi uomini ancorarono tutto l'occorrente con delle catene su piccoli carri trainati a braccia e iniziarono a salire. Inerpicarsi su per il sentiero fu ancora più difficile che navigare: la strada era sassosa e scoscesa, il sole picchiava impietoso sulle loro teste e ad ogni svolta ne seguiva un'altra.
I sobbalzi e le buche ben presto ruppero le catene e visto che non c'era modo di ripararle i marinai si trovarono costretti a portare solo le cose essenziali, abbandonando per strada tutto il resto. In più, via via che il cammino continuava, i burroni e i precipizi li costrinsero a legarsi l'uno all'altro con una lunga corda: era lisa in più punti, ma sapevano che sarebbe rimasta intera nonostante tutto. E poi, comunque, avrebbero sempre potuto riannodarla.
In mezzo a tutte quelle difficoltà l'unica cosa che li faceva ancora andare avanti era il piccolo punto scuro che il marinaio scorgeva sulla parete della montagna ogni volta che si fermava a guardare in alto col cannocchiale.
Quando finalmente riuscirono ad arrivare in cima, però, il buio nella grotta era così denso e fitto che non si vedeva ad un palmo dal naso. Gli uomini dell'equipaggio si spaventarono, cominciarono a parlare di tornare indietro, a lodare chi non era andato, perchè aveva fatto bene a non fidarsi… erano delusi e arrabbiati per la grande aspettativa sfumata.
Il marinaio però era ancora perplesso: ci doveva essere qualcosa di bello, lì. Non poteva non esserci, se gli aveva dato la forza per arrivarci.
Fece qualche passo nel buio profondo della grotta, prese in mano il suo cannocchiale e - tra le risate di chi lo definiva un sognatore e i rimproveri di chi gli dava del pazzo - guardò nell'oscurità della grotta. E come alla luce di una torcia, la caverna rivelò tutte le sue meraviglie, più incredibili e numerose di quante una persona ne possa immaginare.
All'inizio fu faticoso far credere ai suoi compagni quello che aveva visto, ma quando decise di prestare loro il cannocchiale i suoi uomini non riuscirono più a farne a meno, passandoselo a vicenda e senza smettere di guardare tutte le bellezze che permetteva loro di vedere.
Dopo aver goduto tutti di quel meraviglioso premio per la fatica fatta, decisero di tornare indietro per dire a tutti che quell'isola meravigliosa esisteva, esisteva davvero. Sapevano che non tutti ci avrebbero creduto, ma sapevano anche che loro avrebbero provato a raccontarglielo nel migliore dei modi, senza stancarsi. E non avrebbero tralasciato di dire loro che non c'era modo di arrivare a vedere la meraviglia di quel posto se non avessero guardato attraverso un cannocchiale come quello del suo capitano, un cannocchiale speciale che sull'impugnatura aveva incisa una piccola parola: "speranza".



Ho scritto questo racconto stamattina, durante l'ora di "deserto" della Tenda Giovani. Spero che chi legga possa trovarci dentro quello che io ho trovato in questi due giorni: la consapevolezza che, qualunque cosa accada, la vita è meravigliosa.
È meravigliosa e potrà sempre migliorare, qualunque cosa accada,
perchè non siamo soli. Perchè siamo Amati.

(c) science

2 commenti:

Grazie per il tuo commento! -- Lyra

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