Fuori dagli schemi

Avevo aperto questa pagina per recensire Sacrifice. Poi ho pensato di raccontare i miei pensieri quando, oggi pomeriggio, stavo tornando dalla visita che ho fatto a una mia piccola amica in ospedale.

Ma in realtà questo post parlerà di altro.
Parlerà del disappunto che provo verso la cosiddetta "vita accademica".

Il diappunto che provo quando i professori tutti scartoffie e dizionario dei sinonimi ti rispondono "sì, certo, certo..." con aria condiscendente quando tu, con gli occhi accesi dall'entusiasmo, hai raccontato una cosa che esula un po' dall'arido argomento di teoria che stai affrontando.
O per esempio di tutte le volte che ti ritrovi a fare una relazione parlando di aria fritta (sottolineato, perchè non è niente più che aria, fritta in paroloni altisonanti) mentre invece vorresti raccontare delle persone che hai incontrato e di quello a cui il tirocinio ti ha fatto pensare. Vorrei poter riempire le pagine della tua tesina di fine anno gridando al mondo che quei vecchi pazzi che all'inizio mi facevano tanta paura ora li amo tutti, ma le mie prof vogliono sentirmi parlare di "ruolo prescritto e ascritto e descritto e blablabla".

Non dico che lo studio non serva, che la teoria non serva e che non sia importante imparare a parlare in un linguaggio distaccato e obiettivo. Anzi, penso che saranno le cose su cui dovrò picchiare di più, l'anno prossimo e tutti gli anni a venire... ma spero di non lasciarmi mai incasellare e irrigidire dagli schemi: spero di rimanere leggera e colorata, creativa, artistica ed emotiva.

La mia prof di guida al tirocinio dell'anno passato (di cui ho già scritto in altri post), è una di quelle insegnanti che ti fa capire che fare bene il proprio mestiere non significa intestare le lettere con "all'illustrissima attenzione dello stimato signor dottor Pinco Pallino", ma che ti dice di guardarti allo specchio, scoprire i tuoi talenti e usarli, quali che siano. Non solo l'abilità a dire "no" con una relazione di sessantacinque pagine, ma anche il talento di saper ascoltare e quello di saper parlare in pubblico. Il talento di avere il cuore di un bambino e saper approcciare con chi ha quattro anni e quello di avere la testa di un adulto e avere la capacità di avvicinarsi a chi ne ha ottantaquattro; l'abilità nel fare una relazione dai toni seri e quella di fare un bel disegno.
Lei stessa è fatta così: fuori dallo schema. Una prof che ti abbraccia come se foste amiche, che ti manda le faccine sorridenti sulle mail e che si firma amichevolemente "Ele". Quasi mi sento in imbarazzo a darle del lei, di tanto in tanto. Provo per lei una stima infinita e tra le varie cose belle che mi ha lasciato c'è questa frase, detta l'anno scorso a lezione: "se si cerca di incastrare il mondo e le persone nel proprio schemino mentale si finisce o per impazzire o per vivere di pregiudizi"... e credo che sia vero, soprattutto nel nostro mestiere.
Ma secondo me funziona anche il contrario: non devi nemmeno tu incastrarti troppo negli schemi del mondo.
Ok le regole, il codice deontologico e il fatto che le cose vanno fatte in un certo modo... lo so anche io che non posso scrivere al giudice una relazione dicendo "no, vabbè, il tipello in questione non è malaccio... possiamo anche non tenerlo in galera 'sto weekend". Però da qui al riempirsi la bocca di parole senza senso, usate solo per sembrare più pomposi, ce ne passa.

La mia prof di guida al tirocinio di quest'anno purtroppo è esattamente il contrario: lei è accademica, cattedratica e rigida. Ci rimprovera di non essere interessati perchè non partecipiamo spontaneamente, con voglia ed entusiasmo, ai pallosissimi convegni organizzati in università: "Il tirocinio come pratica situata", "Il welfare del Giappone meridionale", "L'accesso ai servizi per gli anziani nei comuni con meno di 4000 abitanti". Per lei sono tutte occasioni di arricchimento e di crescita, delle vere perle.
Io detesto i convegni. Odio le relazioni, le conferenze e queste cose, perchè mi sembra sempre che un tizio si sciacqui la bocca con paroloni senza dire niente... le cose peggiori sono le presentazioni dei libri, perchè diventa tutto un leccarsi i piedi a vicenda. Terribile.
Sapete cosa mi piace dell'università? Cosa mi stimola e mi fa crescere?
Mi piace mettermi alla prova. Mi piace vedere come quello che so fare bene potrebbe tornarmi utile nel mio lavoro. Mi piace discutere con le mie compagne e confrontarmi su quello che scopriamo a tirocinio giorno per giorno, cercando di crescere insieme.
Non è un professorone che viene dalla Corea del sud che mi può insegnare come si comporta un assistente sociale, sono i miei insegnanti. Ma non quelli che stanno dietro al loro pc, indicano le loro slide e mi raccontano le cose come se avessero ingoiato il Dizionario di Servizio Sociale completo di citazioni e bibliografia. Sono quelli che ti spronano a dare il meglio di te, a stare alzati fino alle due di notte per fare bene un lavoro, quelli che ti parlano delle loro esperienze con gli occhi che brillano. Quelli sono i veri professori. Quelli che ti trasmettono che un mestiere non è solo un mestiere, ma è una scelta di vita.
Non ne ho incontrati tanti, nella mia vita... e quasi nessuno era un professore di nome e di fatto.

Perciò sì, sono allergica alla vita accademica.
Non mi troverete mai ad un convegno o a una presentazione di un libro.
Ma penso che riuscirò a diventare comunque una brava assistente sociale


(c) Emaze

2 commenti:

  1. Mi piace molto questa frase un mestiere non è solo un mestiere, ma è una scelta di vita.....condivido in pieno questo anche se so che al giorno d'oggi è difficile trovare lavoro.
    Quando fai un lavoro che ti piace, che hai scelto non è solo un lavoro. Io sono infermiera, ho scelto io di fare questa professione e devo dire che mi piace molto.

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    Risposte
    1. Wow, stimo tantissimo le infermiere! Devo dire che hai appena guadagnato tanti tanti punti!

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Grazie per il tuo commento! -- Lyra

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