giovedì 7 marzo 2013

In cordata

Durante la condivisione di venerdì sera avrei voluto dire anche io cosa penso della convivenza che era sul punto di terminare... ma alla fine ho deciso di tacere perchè non sono molto brava con le parole. A voce, almeno. Mi emoziono e mi ingarbuglio e alla fine mi sembra di non aver fatto capire niente di tutti i pensieri belli che avrei voluto passare. Per questo ho deciso di tacere e di scrivere quello che penso.

Durante la lezione del venerdì mattina, tra la nebbia della sonnolenza che mi rendeva quasi impossibile essere interessata come al solito alla lezione di guida al tirocinio, ho colto una frase della prof:
...bisogna sempre andare ad indagare la rete delle persone che vengono da voi: è lì che si trova il modo giusto per aiutarle.
Questa frase raccontava alla perfezione quello che volevo dire della convivenza: vivere quella semplice settimana è stato come intessere una rete, una trama invisibile.
Ognuno di noi tiene tra le dita i capi delle mille corde che lo legano alle persone che fanno parte della sua vita: persone vicine e lontane, persone a cui si è legati con corde spesse e resistenti, altre invece unite da fili sottili che si spezzerebbero alla prima crisi.
Quello che mi piace immaginare è che la convivenza aggiunge fili a tutte le corde che ci tengono insieme, rendendo ogni legame più solido, resistente e colorato. Più vero, più sicuro... un po' come le corde da arrampicata, che sono tanto più solide quanti più sono i fili colorati che le formano.
Nessuno accetterebbe mai di scalare una ripida parete legato solo da un filo di lana, per quanto spesso. C'è bisogno di una corda resistente, intrecciata fittamente... magari anche di colori diversi.
Sì, perchè una relazione non è mai di un solo colore. Il colore di fondo - rosso per l'amore, azzurro per l'amicizia, arancione per i rapporti di famiglia - è sempre decorato da tocchi di colori a contrasto... i colori delle litigate, delle discussioni, dei pensieri divergenti... che poi sono quelli che rendono una relazione interessante.
E venerdì sera, durante la condivisione, riuscivo quasi a vedere la rete che i nostri legami formavano, mentre eravamo seduti in cerchio in Cappella. Riuscivo a vedere le spesse corde che mi tengono legata alle amicizie più vere, quelle corde che mi hanno tenuta ancorata quando pensavo di stare precipitando, e anche quelle più sottili delle relazioni appena iniziate, ma i cui colori erano già vividi e brillanti. Lewis diceva che le amicizie iniziano con un "ma dai, anche tu? Pensavo di essere l'unico!" e in questa convivenza ne ho avuto la prova. Non pensavo di poter ancora dire di aver conosciuto persone nuove, ma così è stato. E ringrazio Dio (e tutti gli altri giovani) per questo.

L'ultimo pensiero che ho avuto sulla convivenza è stato che la rete formata dalle nostre relazioni è una rete vera e solida, non effimera e invisibile come quella del web o delle amicizie che si azzittiscono quando spegni il modem. Noi sappiamo di essere un gruppo, una squadra... una cordata.
E io credo che sarà la rete delle relazioni come le nostre che impedirà al mondo di cadere, se arriveremo ad un punto in cui sembrerà che non ci sia più niente a cui aggrapparsi.


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