domenica 24 febbraio 2013

Change

E pensare che tre settimane fa alla convivenza non ci volevo andare.
Sono contenta di essere arrivata a questo punto, perchè in fondo è stata la cosa giusta da fare. Aprire orizzonti, braccia, mente e cuore a quello che il tempo mi vuole portare. Rimanere ancorati a qualcosa senza mettersi mai in discussione non ti porta da nessuna parte.

E per salutare il blog in questa domenica di neve - e perchè quando torno dalla convivenza sono sempre un po' cambiata - ho scelto questa canzone di Taylor Swift che dà il titolo a una delle mie one-shot su Glee che ho scritto tempo fa: Change.
Che significa, appunto, cambiare. Cambiare idea, cambiare rotta, cambiare pensieri.
La Quaresima è il tempo di convertirsi e cambiare strada. Questo mio blog è la testimonianza che ho cambiato idea e un tentativo di mettere nero su bianco l'emozione che ho provato quando mi sono resa conto che, inconsciamente, io volevo cambiare università.
Perchè quella che frequentavo non mi stimolava, perchè era troppo difficile, perchè la gente che era lì era troppo avanti e io mi sentivo troppo indietro, perchè non mi permetteva di fare le cose che rendono la mia vita degna di essere vissuta.

Quindi, ben vengano i cambiamenti. Soprattutto se a dirlo è una come me, una coi piedi ancorati al passato e che fa fatica a staccarsi e andare a vedere il futuro e cosa le riserva.
Voglio che questo sia un post dedicato al cambiamento e alla fresca novità che si porta sempre dietro.


(C) Images

mercoledì 20 febbraio 2013

My manifesto

Ho trovato per caso, da un link di Twitter, questo manifesto... e credo che sia eccezionale, tanto che l'ho stampato e appeso in camera, proprio sopra la mia scrivania.

Life is about the people you meet, and the things you create with them,
so go out and start creating.

Live you dream and share your passion.
 

If you are looking for the love of your life, stop: they will be waiting for you when you start doing things you love.



(C) Holstee.com

lunedì 11 febbraio 2013

Su e giù dal palco

La settimana scorsa sono andata a vedere I Miserabili.

(c) Blogger
Eponine è sempre stato il mio personaggio preferito, da quando conosco la storia: innamorata follemente, alla ricerca della felicità, non ricambiata eppure disposta a morire per l'uomo che ama. Vedevo la grandezza della sua anima, il suo enorme coraggio, la potenza dei suoi sentimenti e l'incredibile forza che traspariva dal suo non arrendersi anche davanti all'evidente rifiuto da parte di Marius. Mi piaceva come decidesse di continuare ad amare seppur non ricambiata, rivedendomi profondamente in lei e dicendomi che era giusto così, che anche io avrei continuato ad amare, seppur non ricambiata. Non so se amavo Eponine per questo motivo oppure se questo motivo mi aveva portato ad amare Eponine, ma non è importante. Sta di fatto che On My Own risuonava nella mio iPod almeno una volta al giorno, che nei vari forum l'avevo scelta come avatar, che nei brani corali del musical intonavo la sua parte.
Poi, martedì scorso, sono andata al cinema e l'ho vista recitare. Samantha Barks è eccezionale, su di lei nulla da dire (anche se nelle riprese a teatro è centomila volte più brava, devo ammetterlo), ma ho visto Eponine sotto una nuova luce.
Ma andiamo con ordine.
Nel film Eponine sorride solo quando Marius la vede, le parla e le sorride. Lei lo guarda da un angolo buio mentre lui incontra Cosette e canta un duetto appassionato con la bionda principessina, e si rende improvvisamente conto che i suoi sentimenti per il giovane ribelle non sono ricambiati.
E quando Cosette lascia una lettera per Marius sul cancello la prende e la legge. E capisce.
Capisce che non era "mai stato suo tanto da perderlo", come dice uno dei suoi brani. Capisce che l'amore intenso e profondo che lei prova per Marius, lui e Cosette lo provano l'uno per l'altra.
E allora decide che, se pure deve rimanere sola perchè non riuscirebbe mai a pensare di togliere all'uomo che ama la donna dei suoi ogni, vuole vivere comunque ogni suo giorno accanto a lui: si traveste da uomo e va a combattere al suo fianco sulle barricate.
Fin qui la storia era come me la ricordavo e la trovavo ancora drammatica, romantica e terribilmente bella.
Ma il bello inizia qui.
Il regista (un cretino completo per tre quarti del film) è riuscito a far capire perfettamente la situazione: in ogni inquadratura Marius era al centro ed Eponine confusa nella folla, ma sempre lì vicino, pronta a passargli il moschetto, a strattonarlo via dalla traiettoria di un proiettile, a fornirgli altra polvere da sparo, a dargli un'altra sedia da montare sulla barricata.
Lei era lì per lui, ma lui non la vedeva nemmeno.
E già qui mi sono sentita stringere il cuore dall'angoscia: una ragazza così coraggiosa, forte, piena di passione non è giusto che stia nell'ombra, ridotta a uno dei tanti giovanotti della barricata che non hanno un nome e quasi nemmeno un volto. Non era giusto. Un personaggio come lei non poteva essere ridotta a una controfigura senza spessore.
Qualche minuto più tardi Marius sale sulla barricata con un barilotto di polvere, minacciando di far saltare tutto in aria. Non si accorge del soldato col moschetto che lo minaccia dal lato... lui non se ne rende conto, ma Eponine sì. Come un fulmine vola sulla barricata, afferra il moschetto e nell'istante in cui il soldato preme il grilletto lo allontana da Marius, prendendosi il colpo direttamente nella pancia. Crolla dalla barricata senza che nessuno se ne accorga, mentre Marius è ancora preso dal suo siparietto a base di miccia e polvere da sparo.
È stato in quel momento che mi sono resa conto della stupidità di Eponine. Della sua cecità, della sua ostinazione che in nome di un grande sentimento le ha reso impossibile vivere felice e serena una lunga vita da amata.

Lo so, lo so. Marius scende dalla barricata e l'abbraccia, le canta una canzone e lei muore felice... e alla fine ci si rende conto che la sua scelta di morire per amore l'ha portata a una Salvezza che molti altri personaggi non hanno potuto assaporare.

Ma resta il fatto che Eponine è il bellissimo personaggio di un romanzo e io credo che si sarebbe meritata di meglio. Credo che avrebbe dovuto decidere di accettare di non essere amata da Marius scegliendo magari anche di combattere al suo fianco... ma non di morire per lui.
Una con il suo cuore e il suo animo, capace di tanto coraggio, di tanta passione e di tanto amore - amore vero e puro, perchè non c'è amore più grande di dare la vita per i propri amici - non avrebbe dovuto sacrificarsi in quel modo per una persona che non ne aveva colto il valore.
Una ragazza con tante qualità avrebbe sicuramente trovato qualcuno, nel mondo, in grado di vederne lo splendore e di amarla come avrebbe meritato.
Tornando a casa dal cinema in auto immaginavo di vedere Eponine crollare dalla barricata e precipitare addosso a un Enjolras animato del sacro fuoco della ribellione, che si rende conto di avere tra le braccia una ragazza in fin di vita. La accompagna all'interno della taverna, dove qualcuno si prende cura di lei. E una Eponine ferita nel corpo e nello spirito, che era destinata a morire, si ritrova invece sulla via della salvezza assieme al giovane capo dei ribelli... che forse, se avesse conosciuto l'amore, non avrebbe deciso di arrivare a morire inutilmente, seppur in nome di un grande ideale.

E sì, in effetti è tutto un viaggio mentale che mi sono fatta l'altra sera.
Ma penso che Les Miserables sia stato terapeutico per il mio stato d'animo travagliato di questi mesi. Perchè dannarsi per un amore impossibile? Non voglio fare come Eponine, che muore senza amore solo perchè non può ricevere quello del ragazzo di cui è innamorata. Voglio essere un'altra Eponine, quella che mentre sta combattendo al suo fianco si guarda intorno e nota il biondo capo dei ribelli, con il fuoco che gli arde negli occhi e la passione che gli scorre nelle vene... e magari si renderà conto che non è il caso di morire, ma di vivere e vedere cosa la vita ha in serbo per lei.