02 aprile 2013

Tornare

Tornare a casa a Castellalto è sempre bellissimo.
Il posto mi ispira tante di quelle storie, racconti e avventure che ogni volta vorrei avere ore e ore da passare davanti al pc per lasciarmi incantare da uno sguardo fuori dalla finestra, per poi posarlo sulla pagina bianca e vederla riempirsi pian piano di righe di parole.

Adoro la mia famiglia che rivedo ogni volta che vado lì, e mi stupisco di vederla sempre diversa e sempre uguale al tempo stesso.
Il cugino che rincorrevo nell'orto e con cui giocavo con la sabbia è diventato un adolescente inquieto e intelligente, veramente molto bello, con cui si parla di ragazze e genitori con una certa serietà. Anche se la gente che ci vede in giro pensa che siamo fidanzati - i dieci anni di differenza non si vedono, sarà che è già più alto di me - io credo di aver ricevuto in dono il fratello che non avevo... e spero di essere per lui la sorella maggiore che non avrà mai.
Il cugino con cui disegnavo, ridevo, scherzavo e con cui ho iniziato a leggere quando ero solo una pupattola in seggiolone è diventato papà di un bambino meraviglioso. Il solo scriverlo mi mette i brividi. Lui padre. Il ragazzetto scapestrato che sgasava col motorino prima di uscire dal cortile e che puliva la gomma per cancellare sul muro di casa, ignaro degli strilli di nostra nonna.... lui teneva in braccio un bimbo di un anno che gli tirava i capelli e lo chiamava papà ridendo.
Quando mia cugina è diventata mamma non mi ha fatto lo stesso effetto, forse perchè abbiamo così tanti anni di differenza che è stata sempre adulta ai miei occhi.
È vero, ci sono i cambiamenti, ma ci sono anche le cose che non cambiano mai.
La vista dalla mia stanza, sempre la stessa dolcissima valle coperta di rettangoli d'oro e di smeraldo, che si distende come una mappa dei miei fantasy, punteggiata di case, casette e minuscole cascine, fino all'arco azzurro del mare, che disegna una linea di zaffiro all'orizzonte.
Il cielo, il grande, enorme cielo d'Abruzzo, che va da un orizzonte all'altro sopra la tua testa senza interruzione se guardi in alto: non ci sono aerei, nè antenne, nè palazzi: solo azzurro cielo limpido e profondo, vicino come se potessi sfiorarlo e lontano come se non potessi arrivarci mai.
I posti, sempre gli stessi: l'emozione sempre nuova di entrare nel bar del paese e rendersi conto che quel bancone a cui ti appoggi è quello al di là del quale non riuscivi a vedere quando eri una solo bambina e giocavi con tua sorella a vedere la tua gonna roteare nello specchio della vetrina, le sere di sagra. La passeggiata dietro le mura del castello, che seppur restaurata è ancora piena di quel fascino indescrivibile che solo i castelli hanno... e che racchiude ancora la vecchia casa di mia mamma e mia nonna, ormai inagibile e pericolante ma ancora piena di quel sapore antico che solo i paesi di campagna hanno.
La tecnologia e l'innovazione sono arrivate anche qui. Hanno il wi-fi comunale, i negozi hanno il Lotto e fanno le ricariche, le linee telefoniche hanno quasi tutte l'allacciamento ADSL... so anche che mancano tante cose che la gente cerca. Non ci sono negozi nè mezzi pubblici, non ci sono locali, non è un posto di mare nè di montagna, non ci sono locali, club, centri sportivi o altri modi di passare il tempo. Queste cose ancora non ci sono arrivate. E forse è proprio questa incapacità di rinnovarsi del tutto che mi porta a desiderare di tornare in questo paese tutte le volte che posso.
Perchè nel mio mondo che cambia veloce, pieno di persone che vanno e che vengono, di nuove facce e di nuovi impegni e di volti e persone che scompaiono cancellate dalla polvere dei giorni, mi rendo conto di avere bisogno di qualcosa che sia solido, saldo e fermo.
Qualcosa che duri.
E sapere che potrai tornare con qualunque umore e qualunque pensiero ma che la croce in ferro battuto sarà comunque ritta all'incrocio ad aspettarti, che il pesco e il ciliegio fioriranno ancora sotto il tuo balcone nonostante tu frequenti un'altra università e che potrai spalancare le finestre del salotto per far inondare la stanza della stessa luce dorata del tramonto di quando eri una bambina nonostante ora tu abbia quasi ventiquattro anni... beh, queste cose ti fanno sentire sicura quel tanto che basta per permetterti di chiudere gli occhi, riprendere fiato e rituffarti nel vortice della vita di città con la consapevolezza che da qualche parte c'è qualcosa di certo a cui potrai appigliarti.


(c) TeramoNews

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