Breathe it in, breath it out

Come posso fare a descrivere a parole un'emozione?
Non riesco a trovarne di abbastanza grandi, abbastanza belle, abbastanza profonde, abbastanza leggere.
Vorrei poter dipingere a parole l'intensità di quella grande chiesa senza barriere, in cui lo sguardo abbracciava tutta la famiglia seduta in silenzio sulle panche spoglie. A fare da cornice intonaco incolore e scaglie di luce che sembravano brillare anche nel buio, una vetrata che splendeva dell'intenso smeraldo di foglie e prato scintillanti di pioggia e candele rosse dalla fiamma tremula. Fiamma agitata da un vento di cui non riuscivo a capire la provenienza, mentre la guardavo ondeggiare nel quieto silenzio rotto solo dall'abbraccio argentino della pioggia che scrosciava fuori. Non ne capivo la provenienza... finchè non mi sono resa conto che era il mio respiro, a farla tremare.
Era qualcosa che non si vedeva nè si sentiva, ma c'era.
C'era al punto tale da piegare quella fiamma e da farla danzare nell'aria immobile.
Ho nascosto il viso tra le mani e il suono del mio respiro si è mescolato al battito del mio cuore, che sembrava tenere il tempo di una canzone che dice così:
So breathe it in and breathe it out,
listen to your heartbeat
There's a wonder in the here and now,
it's right there in front of you
And I don't want you to miss
the miracle of the moment.
E in quel momento ho ricevuto in dono qualcosa da portarmi a casa. L'ho proprio ricevuto.
Ed è un dono inestimabile, per quello che mi è successo un anno fa e che mi ha tolto il sonno ed il sorriso per qualche tempo. Vedermi rifiutato ciò che desideravo mi faceva arrabbiare, piangere e gridare: ce l'avevo con Dio perchè sapevo che non mi avrebbe dato ciò che chiedevo.
Già allora sapevo che non l'avrei avuto... ma non capivo il perchè. Improvvisamente, sabato sera, quella domanda che non osavo fare ha ricevuto una risposta: ho ricevuto così tanto, nella mia vita, che forse è ora di iniziare a dare.
Penso sempre che sono una che dà tutta sè stessa, ma so che in fondo non è così. Mi dò ai bambini in oratorio, alla mia famiglia, ai miei amici, alle mie compagne di corso... ma non mi dò al cento per cento. C'è un lato della mia vita in cui sto seduta comoda con le braccia incrociate e aspetto solo di ricevere.
E no, non è così che si fa. Non si spreca il tempo della vita, perchè non è scontato essere vivi.
Questo è quello che ho imparato in quella sera di pioggia e di fiamma, di buio e di luce, di silenzio e di musica. Ho imparato che essere vivi è un dono, e che l'hai ricevuto per restituirlo. Per restituirlo quando il tuo tempo sarà finito, ma anche in quel meraviglioso "qui e ora" di cui parla la canzone.
Ho ricevuto tanto amore, forse è ora di smettere di aspettarlo e iniziare a darlo.


Mentre ero seduta sulla mia panca, con le ciglia umide di lacrime e lo stomaco annodato dalla grandezza di quel dono che io non mi ero accorta di aver ricevuto, Veronica mi si è avvicinata.
E mi ha detto, sussurrando come un soffio di brezza leggera, quello che già il mio cuore mi suggeriva.

Si dice che la vita non si misura in respiri, ma in attimi che ti tolgono il respiro.
A pensarci bene, non la vedo così.
Perchè ogni momento emozionante, di quelli mozzafiato, inizia con un respiro.
Un respiro profondo, intenso, che arriva fin nel fondo dei polmoni, lì dove toccano il cuore.
La vita non si misura in respiri, ma in attimi che ti costringono a respirare a fondo.
L'emozione del momento conseguente a un profondo respiro è forse la più indescrivibile. È l'emozione di un tuffo nell'acqua gelata, di un salto nel vuoto legati a un filo, dell'inizio di una confessione sincera.
E sabato sera io ho preso un bel respiro e ho affrontato la più grande delle mie paure
E non c'è niente, del Convegno, che io ricordi con la stessa intensità di quei secondi. Forse quella preghiera non è stata nulla. Ma quella stretta era qualcosa. Era una speranza che si accendeva come una fiammella. Era un piccolo passo... ma un passo nel Cielo, non sulla terra.
Io ora non lo so se a quel passo ne seguiranno altri, ma l'emozione di quel momento divampa di nuovo ogni volta che la mia mente torna in quel posto e in quel momento. E per quanto io cerchi di capirla, spiegarla e descriverla, quell'emozione rimane lì, ineffabile.
Perchè le emozioni non si possono descrivere a parole.
È come cercare di disegnare il vento.

Steven Curtis Chapman - Miracle of the moment

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