sabato 19 maggio 2012

Dream on

Sono sempre stata una ragazza molto sognatrice, con la testa tra le nuvole, persa in mille fantasie. Questa mia voglia di stare un po' al di fuori della realtà mi rende ciò che sono, coi miei pregi e i miei difetti. Con la mia voglia di scrivere una storia per bambini così bella, ma così bella da far venire voglia di leggere anche a quei fanciulli che paiono allergici alla carta stampata.
I miei cuginetti in primis, cresciuti a pane e videogiochi, e che non conoscono la bellezza di una mezz'ora nel silenzio tra le pagine di un libro.

Quando avevo più o meno otto anni ho visto una foto su un giornale di mia mamma: una ragazza bellissima, bionda, addormentata in un bosco con un abito rosa addosso. Se ci penso adesso era solo una pubblicità, una di quelle pagine che non ti fermi nemmeno a guardare, ma ai tempi ha fatto scattare qualcosa. Ho preso un foglio dal mio quaderno a righe di terza elementare e ho iniziato a scrivere una storia. La mia prima, primissima storia.
Chissà dov'è finita adesso... ricordo solo che la protagonista era una principessa rapita che si chiamava Angelica.

Qualche settimana più tardi la maestra ci ha dato un tema libero e io ho dato libero sfogo alla mia immaginazione, a questo potere che mi ero ritrovata tra le mani e che non sapevo di possedere.
Ho raccontato del viaggio di un ragazzino in un mondo devastato, che salvava la principessa, si sposavano e riportavano pace e bellezza dappertutto. Se mi aspettavo complimenti e sorrisi, mi sbagliavo: la maestra ha storto il naso: "Sei facciate di racconto? Troppo, troppo lungo."
Me la sono cavata con un voto passabile e un sacco di disappunto. Io che ero così orgogliosa, felice e piena di entusiasmo per aver scoperto di poter creare e distruggere solo con la potenza delle parole, mi ritrovavo con un pugno di mosche.
Ho provato a lamentarmi ma chi prenderebbe sul serio i capricci di una bambina di otto anni?

È stato allora che ho deciso di non far più leggere niente di mio alle persone che conosco.
Non avrebbero capito.
Ci ho messo dieci anni per tirare fuori quello che avevo scritto, le decine di favole messe giù sulla carta e sul pc, per farle leggere a qualcuno. Gente sconosciuta, ovviamente. Persone che mi conoscono come Lyra o come Leah e che non hanno idea di dove io viva o di come io sia fatta.
Mia sorella, mia madre e mio padre sono tenuti a debita distanza dai miei racconti, così come i miei amici più cari. Non so perchè io mi comporti così, forse perchè dei commenti di gente che conosco poco me ne importa solo relativamente.

Ma una cosa la so: il mio più grande sogno, quello nascosto nel cassetto e che si tira fuori solo di notte, in quel momento pieno di magia tra il sonno e la veglia... beh, quel sogno non è quello di scrivere una bella favola per bambini.

In seconda media ho fatto un sogno, ambientato nella mia città e con tra i protagonisti Marianna, il mio idolo di allora. Quel sogno lo ricordo come fosse ieri, ricordo le parole che Marianna mi ha detto e penso che sia stato qualcosa di magico.
Quel sogno e una serie di circostanze favorevoli mi hanno fatto vedere il sogno vero e profondo che porto in me, quel sogno che fino a due anni fa intravedevo appena, come dietro un vetro appannato. No, non lo dirò, perchè credo che i desideri che si dicono ad alta voce non si avverano...
Ma penso sempre con immensa riconoscenza a quella ragazza della pubblicità sul giornale. Lei non lo sa, ma mi ha veramente fatto diventare quello che voglio essere.

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