Crossrhodes

Ho deciso di scrivere questo post per un motivo ben preciso: mettermi d'accordo con me stessa e capire bene cosa voglio da me e dalla mia vita. Pensare mi confonde, scrivere invece di solito risolve il garbuglio confuso della matassa dei miei pensieri, che si affollano senza un significato.

Per prima cosa voglio un mestiere che non sia il mio "tutto".
So che è sciocco capirlo dopo quattro anni di medicina, ma in effetti questo è quello che voglio: un mestiere che mi dia il tempo e lo spazio di fare ciò che amo. Leggere e scrivere, cantare, prendere parte ad un musical, giocare coi bambini dell'oratorio e tutto il resto. Voglio che il mio lavoro sia quello che mi permette di avere del tempo libero da dedicare a ciò che amo, siccome non posso avere un lavoro che sia ciò che amo.
Medicina era sbagliata, per me. Ho un po' di paura per questa scelta che faccio, ma so che è tanto definitiva quanto giusta. Dovevo prendere questa decisione da tanto tempo: finora non ho fatto altro che trascurare sia ciò che dovevo fare che ciò che amavo fare... e il risultato è che mi sono ritrovata insoddisfatta in entrambi i campi.
Secondo il mondo la cosa giusta da fare era mettere da parte la mia passione per dedicarmi allo studio, e poi alla specialità, e poi al lavoro. Avrei rinunciato alla mia passione in nome del mio lavoro. Questo è quello che il mondo si aspetta da te, quando passi il test d'ingresso a medicina.
Ma non è quello che io ho fatto. Non è quello che ho mai voluto fare... e non credo che lo farò mai.
Lo so, potrei accontentarmi di un lavoro mediocre (barista, cassiera, commessa)... ma non solo rischierei di essere uccisa da mia sorella, la quale non sopporta che una come me si riduca a un lavoro così, ma mi rendo conto che non posso fare una cosa del genere perchè da grande vorrei avere una mia casa, una mia famiglia e un mio mondo, senza dover dipendere da niente e da nessuno. Devo trovare una giusta via di mezzo, un lavoro dignitoso ma che mi dia una buona base, una solidità, un pavimento ben fisso e sicuro su cui piazzare i piedi, che non mi faccia volare...

...perchè di ali, io, ne ho già un paio, e sono abbastanza allenate.
Voglio spendere, puntare, provare, tentare... voglio tirare fuori il coraggio che tutte le protagoniste delle mie storie preferite - da Katniss a Rapunzel, da Belle a Vaniglia, da Lyra a Tonks - hanno trovato per cercare di realizzare i sogni per il loro fututo. Non voglio che la società in cui vivo mi tenga incatenata al suolo. Voglio aprire le ali, volare, vedere quanto alto posso arrivare e magari anche precipitare... Precipitare, sì, perchè tanto ho quel pavimento di cui parlavo prima per non cadere nel baratro, per avere un qualcosa da cui ripartire.
Voglio spalancare le ali e raggiungere le stelle che guardo tutte le sere, il mio idolo e tutte le altre persone che sono riuscite a realizzare i loro sogni.

Se loro ci sono riuscite, perchè io no? Non voglio farmi condizionare dal mondo che ti dice che "non ce la puoi fare", loro sono "una su un milione". E allora? Non lo sono forse anche io? 
Voglio avere il coraggio di provare a diventare ciò che voglio essere. 
Per questo pregherò, per questo lavorerò, per questo voglio smetterla di piangermi addosso e voglio riuscire a superare la mia stupida empasse attuale.

E no, non ho sbagliato a scrivere il titolo. Crossrhodes è il titolo del musical di April Rhodes, che in Glee a quasi quarant'anni riesce a fare quello che ha sempre sognato di fare nella sua vita.
Lei è la prova di quello che Lewis disse una volta, e voglio che sia anche la prova del fatto che io posso farcela.


(C) Pinterest
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Porte e portoni

Una canzone che amo molto dice: "Maybe a reason why all the doors are closed, so you could open one that leads you to the perfect road".
Mi piace sapere che ho scelto una canzone positiva, tra le tante deprimenti che avrei potuto scegliere per accompagnare il post di oggi. In effetti mi sembra strano, scrivere questo post.
Non credevo che l'avrei mai fatto.
Ho avuto alti e bassi, odi e amori, ho litigato e fatto pace... ma quando una relazione è finita portarla avanti causa solo tanta sofferenza. Così, credo di dover lasciare la medicina.
Il nostro è stato un colpo di fulmine, un amore folle e appassionato che non ha retto alle difficoltà della vita quotidiana. Ci amavamo nelle corsie dell'ospedale, con camice e sfigmomanometro. Ci amavamo mentre sorridevamo al paziente appena ricoverato... ma poi tornavamo a casa e non facevamo che litigare. Non ci parlavamo per intere settimane, ci ignoravamo... e ogni volta che avevamo di nuovo a che fare l'una con l'altra finivamo ai ferri corti. Oggi ho capito che, in effetti, non c'è speranza per noi due insieme. E per quante lacrime io possa versare e quanti compromessi accettare, non possiamo andare avanti così.

Però è strano, uscire di casa e guardarsi intorno con l'aria di chi non ha più una strada davanti.
Cinque anni fa, proprio in questi giorni, stavo pensando da che parte voltarmi per camminare verso il futuro. Ero in preda alla delusione dovuta al fatto che non sarei potuta diventare Carabiniere dei RIS dato che mi mancano due centimetri di altezza... ed ero seduta sul lettino della mia dottoressa di famiglia. Come ho detto, è stato un colpo di fulmine: perchè non provare a capire qualcosa di quelle scatole e scatolette, di quei libroni, dei misteri del corpo umano? Perchè non salvare la gente curandola? Così, ho scelto: avrei fatto medicina.
Dopo una meravigliosa estata passata con i bambini del Centro Sportivo di Moggio, ho tentato il test di medicina priva di grandi aspettative... e l'ho passato.
"È un segno - mi sono detta - questa è proprio la mia strada."
Stefania e Marta non ce l'avevano fatta, nonostante studio, impegno e cervello maggiori dei miei... ero destinata a diventare medico, mi sentivo una Presenza vicino che mi metteva una mano sulla schiena e mi indicava quell'università.

Ho sbattuto la testa sui libri di chimica, ho sudato e pianto su quelli di anatomia, ho ridato medicina e società cento volte e lottato per il mio venticinque in semeiotica... ma dentro di me prendeva sempre più forma la consapevolezza di non esserne all'altezza. Ricacciavo quel pensiero indietro nella mente ogni volta che infilavo il camice e il Doc e mi guardava con affetto e rideva con me insieme ai pazienti. Non dimenticherò mai quando mi ha detto "Strano che tu non riesca a passare gli esami... sei così in gamba!"

Eppure è così.
Dopo aver provato con tutte le mie forze e le mie capacità, ora è giunto il momento di accettare che la porta che sta chiusa davanti a me non si aprirà.
Devo voltarmi, darle le spalle - senza dimenticare le cose bellissime che ho imparato nè le persone stupende incontrate nei rari momenti in cui era aperta - e cercare il portone aperto. Da qualche parte c'è una strada anche per me... devo solo trovarla.

E stavolta non sarà il difficile rapporto con un amore nato da un colpo di fulmine, ma sarà una scelta duratura, ponderata, un amore che nascerà da una amicizia e che potrà durare davvero tutta la vita.


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