22 febbraio 2012

Un regalo da Tiffany

Ho preso questo libro in biblioteca, nella svendita di libri usati. A metà ho capito perchè qualcuno ha ben pensato di rifilarlo a una bancarella di libri per beneficienza.


Un regalo da Tiffany di  Melissa Hill


New York, vigilia di Natale. Ethan - professore di letteratura a Londra - ha appena comprato un anello da 20mila dollari da Tiffany, per chiedere alla sua fidanzata (snob e arricchita) di sposarlo. Nello stesso momento Gary, impresario edile di Dublino, decide di comprare un regalo per la sua fidanzata Rachel: in questo caso si tratta di un banale, semplicissimo braccialetto d'argento.
Un incrocio pericoloso, un autista indisciplinato... e le strade dei due uomini si scontrano, portandoli a scambiarsi i pacchetti.
Quando le ragazze li aprono, la sorpresa è notevole: Rachel si ritrova con tra le mani un preziosissimo anello di fidanzamento (che Gary non aveva nessuna intenzione di regalarle), mentre Ethan si ritrova con una fidanzata delusissima da un regalo banale.
Ethan si mette così a caccia di chi ha scambiato con lui il regalo, ritrovandosi a mettere in discussione molto più che un semplice regalo di Natale.


Mi intrigava la trama: fidanzato egoista e antipatico che compra un braccialetto da cento dollari e si ritrova con un anello di fidanzamento da diecimila dollari... perso da un fidanzato dolce e adorabile. Insomma, il classico intrigo di Natale all'americana.

Mi sono goduta le prime quattrocento pagine inghiottendole una dopo l'altra in una foga veramente senza precedenti per un romanzo rosa... anche se speravo che Ethan (il fidanzato dolce e adorabile) finisse con Rachel (la fidanzata di quello egoista e antipatico), circa alla terza pagina ho capito che non sarebbe finita così: nel momento in cui tra i personaggi narranti è comparsa la migliore amica di Rachel, Terri, sono giunta alla conclusione che Ethan sarebbe finito con quest'ultima.
Se alla fine ci è finito davvero?
Non ne ho la più pallida idea, perchè questo libro è stato chiuso e molto polemicamente messo sullo scaffale più alto della libreria a cento pagine dalla fine.

- Sì, so essere veramente molto plateale anche in cose scemissime come queste -

Perchè?
Perchè io scrivo, e come tutti quelli che scrivono - Nim potrebbe capirmi, se leggesse questo post - ci tengo alla coerenza. Leggo e rileggo le mie pagine cercando di lasciare che i personaggi siano coerenti e realistici, o che il loro cambiamento arrivi con una motivazione.
Non esiste che Gary, egoista, approfittatore, superficiale e chi più ne ha più ne metta riceve un pugno e poi si ritrova a piangere come un bambino perchè lui Rachel l'amava davvero e la voleva davvero sposare, e bla, bla bla…
Se per tutto il dannato libro non ha fatto altro che spendere i suoi soldi, approfittarsi di lei, cercare di sfilarle tutto quello che poteva a scrocco, maltrattarla, farla sentire in colpa e illuderla di volerla sposare con un anello che lui non aveva assolutamente comprato… può nel giro di un paragrafo diventare un fidanzato ancora più dolce e adorabile di Ethan?
Un poco di buono cascamorto e vanitoso non può cambiare nel giro di tre righe, accidenti!
E siccome non potevo sopportare l'idea che Rachel, in assoluto la mia preferita e il personaggio più simile a me nel libro, finisse con questo cretino del tutto improbabile ho deciso che non avrei finito questo libro.

Non è un brutto libro, anche se decisamente prevedibile, per una che è cresciuta a pane, film e telefilm americani. Se però riesci a soprassedere al fatto che il cattivo di punto in bianco diventa il primo dei buoni senza nessun motivo apparente.

Il pane, come il vero amore, richiede tempo, dedizione,
mani forti e amorevoli, e pazienza.


Stelle: 1/5

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