lunedì 17 dicembre 2012

Spirito e Pensieri

Stanotte, mentre cercavo di prendere sonno, pensavo.
Pensavo a me stessa e mi sono ritrovata a fare un bilancio di cose che sono riuscita o non riuscita a fare... ed effettivamente mi sono trovata in un netto positivo.
Non so se è fortuna, bravura, Grazia o determinazione, ma in fondo la gran parte delle cose che ho fatto mi sono riuscite. Ok, è vero, la prima cosa che ho pensato scrivendo questa frase è stata che ho fallito nella cosa più grande: gli studi universitari.

Ma in effetti - come dicevo all'Ari oggi - la mia vita è molto ma molto più dell'università.
Oserei dire che la mia vita è tutto quello che sta oltre l'università.
L'animazione a Moggio, il First, la patente, l'educazione in oratorio, il volontariato in Croce Rossa, il libro che ho pubblicato quando avevo sedici anni... beh, sono veramente tante le cose che sono riuscita a fare. Alcune con sforzo (il First), altre con sofferenza (il posticino conquistato a Moggio), e altre senza pensarci (il libro che ho visto andare in stampa senza quasi rendermene conto). Però sono riuscita a fare tutte le cose che veramente desideravo fare, quelle in cui avevo messo anima e corpo, mente e cuore.

(c) Pinterest
Forse è questa, la differenza. Metterci il cuore.
In fondo anche a medicina dove sono riuscita a fare faville? Dove sono spiccata e mi hanno fatto i complimenti? In quello che mi piaceva: il contatto con i pazienti.
E ringrazio Dio e la Sua immensa bontà per avermi permesso di nascere e crescere in un mondo così pieno di cose meravigliose, di cose che amo e di persone che non fanno che farmi migliorare.
Lo so, questo è un argomento che ripeto sempre nei miei blog: quanto io sia grata e felice delle persone che mi circondano. Ma è sempre una cosa che mi commuove e che mi fa rendere conto di quanto io sia fortunata, e non voglio smettere di ricordarmene: quello che rende bella la vita di una persona sono le persone che la abitano.

E stasera, mentre cantavo le canzoni di Natale nei cortili, mi sono resa conto che non ho bisogno di nessun Glee Club nella mia vita: io ce l'ho già, ed è ancora più bello di quello del telefilm perchè non è solo pieno di unità, onestà e tolleranza. Ma è anche pieno di Spirito. È il mio oratorio.

mercoledì 12 dicembre 2012

In una fredda notte di Dicembre

Oggi sul forum dei telefilm una ragazza ha postato questa canzone. Di solito Michael Bublè non mi piace ma - sarà la pigrizia, sarà che era una canzone di Natale - l'ho ascoltata.
E, accidenti, mi è piaciuta da impazzire.
Sarà che dice esattamente quello che vorrei quest'anno per Natale, ma è... perfetta.
Voglio lasciarla qui un po' come augurio e un po' come ricordo.

Perchè una parte di me sogna di andare da lui in una fredda sera di dicembre, dopo una serata di canti di Natale. Di avvicinarmi nel mio cappotto rosso e di tirare fuori un Bacio da una tasca, offrendoglielo con un sorriso come regalo di Natale. Fin qui, tutto normale.
Poi, nel mio sogno, lui sorride e capisce.
E ricambia. Soprattutto, ricambia.

Lo so, è inutile farsi tanti filmini mentali e poi non combinare niente... la vita non è nè un film nè un libro e le cose accadono se tu vai e le fai accadere... ma mi voglio convincere che a furia di pensarci, progettarlo e immaginarlo, forse troverò il coraggio di farlo davvero. E adesso che ho anche una canzone da cantare per costruirlo, quel coraggio, credo che sarà ancora meglio.



Cold December Night 
Michael Bublè
 
 
 Ogni anno chiedo tante cose diverse,
ma so che cosa il mio cuore vuole ricevere stavolta.

Quindi ti prego,
innamorati di me questo Natale.
Non avrei bisogno di altro per questo Natale.
Non scarterò niente sotto l’albero,
voglio qualcosa che duri per sempre.

Allora
baciami in questa fredda notte di Dicembre.

sabato 8 dicembre 2012

Preparativi

Ed ecco qui. Otto dicembre, grafica di Natale.
In chiesa hanno svelato il presepe - molto carino, come ogni anno - e mi sono appena slogata entrambe le braccia per portare in casa albero, palline, presepe e quant'altro.
No, non mi sto contraddicendo rispetto a quello che ho detto nel post precedente: penso ancora che il nocciolo della questione non stia in lucine e addobbi... ma se mettere l'albero ricorderà a tutta la mia famiglia che siamo ancora insieme, ci vogliamo ancora bene e abbiamo davanti a noi un altro Natale da passare tra di noi... beh, allora ben vengano i riti di Natale.
Non sono ancora in mood da regali, in effetti, ma questo perchè tra sociologia ed economia, tra oratorio e corso in Croce Rossa proprio non ce la posso fare a pensare anche a questo.
Ho deciso che quest'anno però regalerò "occasioni": siccome penso che la cosa principale di cui ha bisogno la gente sia il tempo, tempo da dedicare a sè stessi e a quello che si vuole fare... beh, c'è bisogno di regalare un'occasione, un qualcosa che nessuno decide di prendersi da solo ma che bisogna regalare.
Penso che darò alla mia famiglia dei biglietti per il teatro, non fanno mai niente oltre lavorare (mia sorella compresa) e hanno bisogno di un po' di svago. E anche alle mie amiche voglio regalare qualcosa così, che non sia una catenina/maglietta/scemenza giusto per ma che auguri loro non solo di avere un Natale pieno d'amore ma anche un resto dell'anno pieno di emozioni.

(c) ShoppingGiveWhitJoy


PS: oltre alla grafica di Natale, ho deciso di fare un po' di aggiornamenti a profili, grafica e opzioni varie. Tutto in onore del mio settantesimo post! Hooray! \o/

lunedì 3 dicembre 2012

..'till it's time for Christmas Day.

Tra tre settimane è Natale, ma questo penso lo sappiano tutti.
Alcune persone che conosco hanno fatto l'albero tre settimane fa, i negozi sono pieni di palline e puntali da un mese e iniziano a vedersi le prime luci sui balconi e le pubblicità con le stelline e le campanelle in tv.
La settimana scorsa il camion della Coca Cola, tutto pieno di sgargianti lucine e di rosso e oro, è passato quattro volte sotto la mia finestra per ricordare a tutti che periodo stava inziando.
Insomma, non si può non sapere che Natale è vicino.
Io sono stata abituata che il Natale inizia l'otto dicembre e termina il sei gennaio, e così voglio fare anche quest'anno. Grafica, colori, addobbi, regali... voglio iniziare tutto all'Immacolata, come quando ero bambina e come hanno fatto i miei genitori e i miei nonni prima di me.
La verità è che mi chiedo se chi si affanna a preparare, addobbare, illuminare, decorare capisca il senso nascosto dietro tutto questo. Non voglio fare filosofia spicciola o sembrare la moralista di turno, è solo che io credo che nel Natale ci sia molto - ma davvero MOLTO - più che questo.
Molto più che decorare i balconi, fare gli alberi e pianificare eterne liste di regali.
C'è una canzone di Steven Curtis Chapman che amo che dice
No, non è nella neve, che può cadere o meno
e non è nei regali attorno all'albero
è nell'amore che il Cielo ci ha donato
la notte che è nato il Salvatore
e quell'amore può essere scoperto dovunque tu sia:
il Natale è tutto nel cuore.
Sinceramente credo che queste parole dicano mille volte quello che penso.
Io mi chiedo se chi non crede capisce il vero senso di questa festa. Non è farsi i regali, riempirsi di lucine e buoni sentimenti, mettere i Baci nei bicchieri e farsi gli auguri.
Lo so, sembra ovvio. Sembra patetico e scontato, ma il cuore di questa festa è nel metterci il cuore.
Adoro le decorazioni, le luci e le carole di Natale - soprattutto le carole di Natale - ma credo che questa festa sarebbe meravigliosa anche senza queste cose.
Provate a immaginare il vostro Natale senza albero, senza neve, luci, musica e regali.
Sarebbe bello lo stesso? Vorrei che tutti rispondessero di sì, che sarebbe bello lo stesso.
Perchè è così che dovrebbe essere, accidenti! Vorrei che per un anno si vietassero tutte le ostentazioni di Natale e vedere quanta gente lo festeggerebbe ancora, perchè solo così si capirebbe il valore di questa festa, troppo spesso coperto dalle (bellissime, perchè non si può dire il contrario) decorazioni e abitudini ad essa legate: dalle riunioni coi parenti alle mangiate colossali, dalle montagne di regali ai giochi in famiglia, dalle canzoni attorno all'albero alle città scintillanti di lucine.
Per quanto mi riguarda il Natale sarebbe splendido e magico comunque. Io continuerei ad aspettarlo con la stessa emozione, perchè per me Natale significa andare a Messa e pensare a un Dio così grande da diventare un bimbo, perchè per me Natale è pensare che Dio è stato un bebè che profumava di latte e che sua mamma l'ha cullato proprio come la mia ha cullato me. Non c'è nessun Dio come questo. Continuerei ad aspettarlo, perchè il Natale mi fa vedere Gesù Bambino in ogni bimbo e bimba che incontro per strada e che mi fa venire voglia di amarli, proteggerli e aiutarli con tutte le mie forze.
Per questo aspetto il Natale, per farmi rivivere con tutta l'intensità di una scena di presepe l'essenza di Dio. E non aspetterei il Natale per "essere più buona" o per stare con la mia famiglia: queste cose cerco di farle ogni singolo giorno dell'anno. Perchè, come dicevano Jovanotti e Luca Carboni tanti tanti anni fa,
o è Natale tutti i giorni
o non è Natale mai
Per questo continuerò con la mia politica di vivere il Natale di luci e colori onorando il mio passato e le mie tradizioni, cercando di viverne lo spirito ogni giorno, d'estate e d'inverno, e aspettando ancora una volta con trepidazione che Gesù mi si mostri con gli occhioni e le manine di un bambino, per farmi risplendere nel cuore la fiamma dell'amore per l'umanità che ogni Natale fa riaccendere dentro di me.


(C) PegPondering

mercoledì 14 novembre 2012

365 giorni

Mi sono appena resa conto che quello che mi è capitato più o meno un anno fa mi ha fatto vivere i 365 giorni migliori che io abbia mai vissuto.
Da allora ho vissuto - e vivo ancora - ogni giorno, ogni istante, ogni minuto nel modo migliore che posso. Perdono, amo e ringrazio.
A volte basta veramente poco per rendersi conto che una disgrazia è una benedizione e che ciò che sembra scontato non lo è affatto. Basta poco per capire l'enormità di ciò che hai ricevuto e per capire quanto non lo si merita, in fondo. Basta poco. L'attimo in cui capisci che non ti spetta, e che ciò che hai ti può essere tolto. Questo ultimo anno è stato meglio di molti che l'hanno preceduto, e sorrido un po' amaramente se penso al perchè.
Ma se posso dire una cosa, non vedo l'ora che sia Natale per dire grazie.
Grazie. Grazie ancora, davvero, Dio.
Grazie.

(c) Image

venerdì 26 ottobre 2012

The Time of My Life

Adoro la mia vita. E adoro la gente che ne fa parte.
Questo nuovo anno si sta rivelando diametralmente opposto a quello passato, il che è sicuramente un bene: io che sono allergica ai cambiamenti e alle "fini", come dico spesso, ho deciso di dare un bel colpo di spugna alla mia vita e ricominciare da zero.
Tabula rasa, si riparte.

Mi piace la mia nuova università: sicuramente meno "prestigiosa" di medicina, ma si sa, non si può avere tutto quello che si vuole e non si può essere se non chi si è, quindi uno ammette i suoi limiti e riprova. Ribadisco, mi piace: parliamo di cose vere, recenti... mi sono perfino ritrovata a cliccare su qualche link di Twitter e di Virglio ti Informa. Un evento epocale per una come me che non apre nemmeno il Metro (:
 
Mi piace diritto, per quanto sia tremendamente complicato e mnemonico; mi piace sociologia, anche se a volte mi pare la fiera delle ovvietà... e mi piace economia, coi suoi grafici, gli esempi terra terra e le scoperte sul mondo che mi circonda.
Sì, la mia nuova università mi piace, e anche se le ragazze che mi stanno intorno sono ancora delle sconosciute confido di poter presto stringere i rapporti anche con loro.

Ma le novità della mia vita sono molto più di questo!

Oggi ho iniziato il cammino della Mistagogia (traduzione: il catechismo per i ragazzini di prima media che hanno già fatto tutti i Sacramenti) e devo dire che mi spaventa e mi attizza al tempo stesso. Sono una quarantina di bambini cresciuti, nè grandi nè piccoli, scatenati e urlanti... ma già li adoro. Spero proprio di riuscire a trasmettere loro qualcosa.
In più c'è il cinema, una delle mie attività di volontariato per riempirmi le serate e stare in mezzo alla gente. Finora più che timbrare tessere e sorridere ai vecchietti non ho fatto, ma confido presto di poter fare anche cassa (e impelagarmi coi soldi). E naturalmente fare la maschera a teatro, per accompagnare le signore e poi sedermi in ultima fila a godermi lo spettacolo anche io [ma questa cosa non si dovrebbe dire XD].

E poi e poi... a novembre inizia il corso della Croce Rossa, un modo come un altro per non buttar via quattro anni a medicina. Chissà, magari potrò fare un po' di quella Terapia del Sorriso che tanto amavo quando ero iscritta lì, chi può dirlo? E poi aiutare la gente è una delle cose più belle che io possa fare.

E per terminare il tutto - sì, ho ancora qualche minuto libero nella mia vita - domani vado a dare un'occhiata alla lezione di danze ottocentesche e popolari, chissà mai che io possa gettarmi anche in questa nuova attività che volevo per darmi "una mossa" e acquistare un po' di grazia... e magari qualche nuova faccia nella mia cerchia di amici.
 
Perchè loro sono il vero sale della mia vita, il motivo per cui mi piace viverla.

Matti e la Bea mi mancano immensamente, fare equipe con loro era eccezionale e vorrei poter tornare indietro per ricominciare daccapo. Per fortuna sono ancora nel mio giro di amici e, tra koinonia e cinema, potrò ancora incrociarli. Anche la Vero - cara, cara Vero - rimane nel mio radar e prima o poi riusciremo a fare il nostro "tè e cappuccino dell'amicizia".

Jessica è tornata da Londra più bella e ammirevole che mai, ma si sa, lei è Jessica e non si possono dire che belle cose di lei.

E poi c'è la Fra, che molto probabilmente leggerà queste parole e si chiederà se c'è posto anche per lei. Certo che c'è: lei è stata l'amica migliore che io abbia mai avuto nella mia vita e una buona fetta della mia personalità è dovuta all'averla incontrata. Sono felice che la nostra amicizia sia sopravvissuta a tempo, fidanzati e università, perchè un'amica così non si incontra due volte nella vita. ♥

Perciò sì, è vero. Per quanto la mia vita sia un casino, faticosa e a volte difficile... sono contenta di viverla, perchè è mia, è unica e particolare. Ed è meravigliosa, perchè la condivido con persone meravigliose.
 
(C) LifeHack
 

lunedì 24 settembre 2012

The Emerald City

Londra... che strana città.

Ogni quartiere è diverso dagli altri: i neon e i cartelloni pubblicitari di Piccadilly, il lusso e il verde di Buckingam Palace, gli odori e i colori di Camden Town... non c'era un posto uguale all'altro, sembravano tante città cucite insieme dal filo rosso e blu della Tube.

Non potrò mai dimenticare la bellezza infinita dei parchi, fatti di giada e smeraldo, con quei laghetti pieni di oche, anatre e cigni... con gli scoiattoli che ti correvano incontro appena tiravi fuori qualcosa dalla borsa, cicciotti e intelligenti dietro i loro occhietti scuri, e la statua di Peter Pan a Kensington Garden, fatata e magica anche nella freddezza del suo bronzo.

Non scorderò il cielo azzurro dietro il Big Ben e le Houses Of Parliament, d'oro e ambra nella luce del tramonto che li rendeva ancora più belli, preziosi e suggestivi mentre la London Eye ci portava in alto; e non scorderò neanche la musica dei ragazzi che ballavano reggae a Piccadilly Circus, sotto la statua dell'amorino di bronzo, mentre sullo sfondo sfavillavano i neon delle pubblicità e le luci cangianti del negozio delle M&M's, saturo di colore e di odore di cioccolata.

Porterò sempre con me le meraviglie del Natural History Museum, con tutti quei giochini, i bottoni, le leve e gli animali impagliati; la balena di dimensioni realistiche che all'inizio ti sembrava il tetto della stanza per quanto era gigante, la passeggiata nell'utero in compagnia di un bimbo e del suono del cuore di una mamma. Quel posto conosceva il segreto del modo più divertente, semplice e rapido per imparare: non lascerò mai più che una mosca si posi sul mio cibo. Mai.

La merenda da Starbucks - tè e muffin ai mirtilli, molto in stile Patrick Jane - mi ha scaldato mani e cuore e le chiacchiere in quel locale caldo e affollato pieno della tipica gente di Londra, fermatasi lì per fare due chiacchiere davanti a un latte o intenta a sorseggiare un caffè mentre scorre le ultime notizie sul suo tablet, saranno le immagini più vere di Londra che porterò nel cuore.

Sento ancora le parole affrettate dei londinesi, il loro accento buffo ma quasi sempre comprensibile, i giovani che ti salutano dicendo "ciao ciao" quando capiscono che sei italiana, vedo ancora i mille colori della gente attorno a me, volti di ogni sorta, abiti di ogni foggia, bambini di ogni razza con splendide divise, in scamiciato e ballerine, gonna, camicia e calzettoni... tutti radunati assieme nella folla che cammina in fretta diretta verso la stazione della metropolitana, piena di gente nell'ora di punta.

La compagnia è stata superlativa: Lorena è intelligente e divertente, i discorsi che abbiamo fatto mi hanno fatto davvero crescere, pensare e capire. Per questo motivo mi sento in dovere di citare - e di dedicarle - una canzone tutt'altro che casuale.
I've heard it's said that people come into our lives for a reason, bringing something we must learn and we are led to those who help us most to grow if we let them and we help them in return.
Sì, perchè se devo dire che cosa ha segnato la mia visita a Londra, la risposta è sicuramente Wicked.
Wicked, il musical che ho scoperto grazie a Glee, che ho amato grazie a Glee e che sono riuscita finalmente a vedere. Wicked, il musical che mi ha veramente rapito il cuore e che mi ha fatto amare la storia del Mago di Oz, fino a quel momento un po' deludente.
È stato un musical bellissimo, con le coreografie, le scenografie, i colori, le luci e l'atmosfera di Broadway. Solo chi ama Glee come me puo' capire l'emozione che ho provato quando il sipario si è aperto e sullo sfondo c'era l'orologio che segna l'ora siderale, lo stesso dell'ultimo episodio della terza stagione... lo stesso scenario, le stesse scenografie, la luce, le colonne d'acciaio a destra e a sinistra del palco...
I brividi mi sono scesi lungo la schiena quando la musica è cambiata e la voce di Elphaba ha intonato "something has changed within me, something is not the same", tanto che il trentenne vicino a me, all'intervallo, mi fa: "Ehi, ma questa canzone la fanno in Glee!" e al mio annuire gioioso sorride "Sei fan, eh?"
Le canzoni sono state stupende, gli insegnamenti veri e intensi, prima tra tutte l'amicizia vera e profonda tra Glinda ed Elphaba, così opposte da essere complementari. E poi l'amore, vero, provato dall'una e dall'altra per la stessa persona... e la capacità di sapervi rinunciare per la felicità delle persone che ami.
Le bugie di chi non è chi vorrebbe essere e invece di sforzarsi mente. Il coraggio e l'onestà di chi decide che "al diavolo le convenzioni, io prendo la mia strada: sfiderò la gravità".

La capacità di vedere le cose in un altro modo, di vederle da dietro quelle lenti di smeraldo che rendono Elphaba completamente normale, nella città del Mago di Oz. 
- Non mi dire che sono bellissima, non dire una bugia.
- Non è una bugia: basta guardare da un altro punto di vista.
Il finale, assolutamente perfetto,  in cui tutto combacia: le scarpette d'argento, l'omino di latta, lo spaventapasseri, la "morte" della Wicked West Witch... era tutto meraviglioso, tanto che a "For Good" non sono riuscita a trattenere un paio di lacrime di commozione.

Io non so se Lorena, Jessica, Veronica, Beatrice e Francesca mi hanno resa migliore.
Sono certa, però, che averle conosciute mi ha cambiata in bene.

(C) Pinterest

martedì 11 settembre 2012

Meraviglia

Sono così stupita!
Non solo ho passato il test di Servizio Sociale... ma sono arrivata quinta! Quinta! Su trecentoventi persone! Ok, ok, era un test a prova d'idiota con domande scemissime... ma sono soddisfazioni!

Adesso il problema vero è: mi trasferisco con tutti i miei esami di medicina a Sociologia e poi, nel caso, mi ritrasferisco a Infermieristica? Oppure al diavolo Medicina, rinuncio agli studi e ricomincio da zero a Sociologia, nel caso rinunciando di nuovo e andando a infermieristica? Oppure faccio Sociologia e chissenefrega di Infermieristica? Mmm... son domandoni. Infermieristica mi alletta, ma il test era difficile e non so se l'ho passato... anche perchè sono solo 25 posti!
Al momento la mia decisione è di mandare al diavolo Medicina e iscrivermi da zero a Sociologia, poi me ne vado a Londra e magari il cambio d'aria porterà consiglio.

Già, perchè sono riuscita ad organizzare: si parte il 18 mattina e si torna il 21 sera... ho un po' di timore per queste prenotazioni online, ma pare che abbiano funzionato... e vado con la Lory, quindi in due ce la potremmo cavare. Il bello è che andremo solo col bagaglio a mano, quindi super minimal.
Chissà che esperienza... non vedo l'ora! *_*
Ho un po' di timore, è innegabile, e temo che aumenterà esponenzialmente via via che la fatidica data si avvicina... però insomma, se non faccio queste esperienze adesso quando le faccio?

Però prima devo organizzare gli studi: stasera con mamma e papà decido che fare, domattina telefono in uni (credo) e dopodomani mi attivo e cambio facoltà. Per la fine della settimana sarò una matricola, con o senza esami è da vedere... Ma sarò una matricola in partenza per Londra.
È tempo di voltare pagina e cominciare daccapo, prendendo la vita con un altro spirito!
Pagina bianca, biro in mano e... incominciamo a scrivere la mia nuova storia!

(c) Tumblr

martedì 4 settembre 2012

Sogna la tua vita e poi vivi i tuoi sogni

Come sempre ho bisogno di fermarmi e fare mente locale su quello che voglio fare usando il mezzo che più mi distende e mi fa riflettere: la scrittura.

Medicina è stata ufficialmente abolita: voglio ricominciare daccapo e scegliere qualcosa di meno impegnativo e più breve, che mi dia modo di dedicarmi a tutte le altre passioni che ho, prima tra tutte la mia amata voglia di raccontare, raccontare e raccontare.

Dopodomani ho il test d'ingresso a Servizio Sociale, mentre l'11 a Infermieristica e Ostetricia.

A questo punto devo solo scegliere dove buttarmi se non li passo: i corsi senza test d'ingresso sono molto pochi ed è difficilissimo scegliere, perchè si somigliano un po' tutti... e anche perchè non me ne piace esageratamente nessuno.

Al momento la mia scelta ricade su Comunicazione Digitale, scelta dovuta principalmente alla mia mania di stare al pc per ore, gestire blog, forum e profili su network vari: magari sarò in grado di stare dietro a questa materia. Anche Geologia e Chimica mi ispirano, ma mi danno l'idea che ci sia molto da studiare e poco lavoro dopo, quindi non so proprio se sceglierle.

E comunque, dove vai vai, il lavoro è difficile da trovare.

No, non ho dimenticato il mio sogno.
Mi voglio impegnare per andare alla mia NYADA personale, l'anno venturo. E nel frattempo voglio cercare posti da protagonista in tutti i West Side Story, i Cabaret, i Rocky Horror Picture Show e le competizioni canore che trovo.
La Rachel Berry che è in me vuole splendere come la stellina dietro la sua firma.


(c) Tumblr

domenica 15 luglio 2012

Sing Along

Nella long-fiction che ho scritto per Jo, Kailey pensa questa frase:
"Rachel aveva ragione: c'erano volte in cui non potevi fare altro che cantare. Se un altro ha scritto parole adatte al momento in cui ti trovi vuol dire che, in fondo, non stai soffrendo da sola."
Per questo eccomi qui, davanti a un nuovo post, pronta a immortalare le canzoni che in questo periodo non smetterei mai di ascoltare. Alcune sono vecchie glorie, altri immancabili evergreen, altri ancora brani inseriti giusto qualche giorno fa nella playlist di iTunes.
Giusto perchè se qualcuno l'ha scritto, allora non lo stai provando solo tu.

 You're my escape when I'm stuck in this small town,
I turn you up whenever I feel down.
You let me know like no one else that it's okay to be myself.

All that time never even knowing just how blind I've been.
Standing here, it's all so clear: I'm where I'm meant to be.

Even though it seems like it's so far away,
I have to believe in myself: it's the only way.

Can I start again, with my faith shaken? Cause I can't go back and endure this.
I just have to stay and face mistakes,
but if I get stronger and wiser, I'll get through this.

You can throw your sticks, and you can throw your stones: 
like a rocket, just watch me go.
Yeah, l-o-s-e-r : I can only be who I are

 
(C) Pinterest

venerdì 6 luglio 2012

Ora che il giorno finisce

Ora che il giorno finisce, Signore, ti voglio cantare parole d'amore
Voglio cantare la gente incontrata, il tempo vissuto, le cose che ho avuto.
Sorrisi di gioia, parole scambiate, le mani intrecciate nel gesto di pace:
e dentro le cose - pensiero improvviso - la tua tenerezza, il tuo stesso sorriso.
"Ora che il giorno finisce"

Non poteva esserci canzone migliore, per concludere questa giornata, l'ultima di questo strano e insolito oratorio estivo. Insolito perchè al palazzetto dello sport, invece che nella cornice verde e fiabesca del mio oratorio di Maria Ausiliatrice. Insolito perchè senza inno, senza compiti, senza saltare la corda o ballare i balli di gruppo a caso sulla rotonda. Insolito perchè misto maschi e femmine. Insolito perchè sono una ventitrenne in mezzo a ragazzi tra i sedici e i diciotto anni... che solitamente sono quelli "da animare", non gli animatori. Insolito soprattutto perchè casca in una estate in cui tutte le mie certezze si sono rivoluzionate.

Avevo paura, all'inizio: paura di non sentirmi a mio agio o di sentirmi tagliata fuori.
Invece i miei meravigliosi adolescenti si sono rivelati fantastici per l'ennesima volta.
Condividere con loro questa esperienza mi ha fatto bene, non solo perchè mi ha ricordato che ci sono ancora cose che so fare bene - e l'animatrice / educatrice è una di queste - ma anche perchè ha lavorato sui legami. Ho stretto i rapporti con le ragazze con cui andavo più d'accordo, ho riscoperto persone con cui avevo perso il legame, sono passata da una relazione di conflitto a sorrisi di circostanza e parole cortesi... ho scoperto l'incredibile talento di Tommy a fare i giochi e di Nico a tenere i ragazzi: centoquaranta ragazzi in una palestra con quaranta gradi, e lui lì a fare il buffone a tenerli impegnati per venti minuti, mentre noi nascondevamo i bigliettini della caccia al tesoro.

Alla fine di questa giornata non posso non fermarmi e ringraziare, e cantare parole d'amore, e cantare la gioia, la serenità e la leggerezza che questa settimana e mezza di oratorio estivo mi hanno dato.
Voglio ringraziare per le ragazzine incontrate: Laura, Arianna, Lola, Francesca, Nicole, Ilaria e le altre di cui mi sto certo dimenticando. Voglio ringraziare per le lunghe ore trascorse a chiacchierare o arbitrare sotto il sole, invece che muffire sul divano ripensando a quanto io sia una delusione per il mondo. Voglio ringraziare per la fiducia che gli altri mi hanno dato, mettendomi in mano giochi, punteggi, microfoni e tanto altro. Voglio ringraziare per Nico ed Edo, per Tommy e Lory, per Carli, Manu e Silvia. Per Chiara, Giulia, Samanta, Ale e tutti gli altri con cui ho parlato, riso, battibeccato e anche litigato, a volte. Per tutte le nostre discussioni e per l'incredibile alchimia che si è creata pian piano, culminando nella nostra esibizione sui balli di gruppo di oggi pomeriggio.
Voglio ringraziare soprattutto per quei ragazzini delle medie che mi hanno abbracciato stretta stretta e si sono lasciati baciare sulla guancia, che mi hanno ricordato quanto sia bello avere gente intorno, gente da amare davvero (anche quando ti fanno sclerare e strillare fino a consumare la voce). Piccole star, simpaticissimi e intelligenti, disperati e vivacissimi. Uno più carino, simpatico e irresistibile dell'altro. E tra un "Lara Croft" e un "bambola" perchè portavo un fiocco rosa sui capelli, ho ricevuto una generosa dose d'affetto, in questo breve lasso di tempo.

E l'ultima strofa richiama come un'eco un mio vecchio post: dentro le cose che ho visto, avuto e vissuto ho visto il sorriso di Dio. C'era lui.
C'era il suo respiro.
Perchè questo oratorio estivo mi ha veramente entusiasmato.


(C) Quotesgram

domenica 24 giugno 2012

Crossrhodes

Ho deciso di scrivere questo post per un motivo ben preciso: mettermi d'accordo con me stessa e capire bene cosa voglio da me e dalla mia vita. Pensare mi confonde, scrivere invece di solito risolve il garbuglio confuso della matassa dei miei pensieri, che si affollano senza un significato.

Per prima cosa voglio un mestiere che non sia il mio "tutto".
So che è sciocco capirlo dopo quattro anni di medicina, ma in effetti questo è quello che voglio: un mestiere che mi dia il tempo e lo spazio di fare ciò che amo. Leggere e scrivere, cantare, prendere parte ad un musical, giocare coi bambini dell'oratorio e tutto il resto. Voglio che il mio lavoro sia quello che mi permette di avere del tempo libero da dedicare a ciò che amo, siccome non posso avere un lavoro che sia ciò che amo.
Medicina era sbagliata, per me. Ho un po' di paura per questa scelta che faccio, ma so che è tanto definitiva quanto giusta. Dovevo prendere questa decisione da tanto tempo: finora non ho fatto altro che trascurare sia ciò che dovevo fare che ciò che amavo fare... e il risultato è che mi sono ritrovata insoddisfatta in entrambi i campi.
Secondo il mondo la cosa giusta da fare era mettere da parte la mia passione per dedicarmi allo studio, e poi alla specialità, e poi al lavoro. Avrei rinunciato alla mia passione in nome del mio lavoro. Questo è quello che il mondo si aspetta da te, quando passi il test d'ingresso a medicina.
Ma non è quello che io ho fatto. Non è quello che ho mai voluto fare... e non credo che lo farò mai.
Lo so, potrei accontentarmi di un lavoro mediocre (barista, cassiera, commessa)... ma non solo rischierei di essere uccisa da mia sorella, la quale non sopporta che una come me si riduca a un lavoro così, ma mi rendo conto che non posso fare una cosa del genere perchè da grande vorrei avere una mia casa, una mia famiglia e un mio mondo, senza dover dipendere da niente e da nessuno. Devo trovare una giusta via di mezzo, un lavoro dignitoso ma che mi dia una buona base, una solidità, un pavimento ben fisso e sicuro su cui piazzare i piedi, che non mi faccia volare...

...perchè di ali, io, ne ho già un paio, e sono abbastanza allenate.
Voglio spendere, puntare, provare, tentare... voglio tirare fuori il coraggio che tutte le protagoniste delle mie storie preferite - da Katniss a Rapunzel, da Belle a Vaniglia, da Lyra a Tonks - hanno trovato per cercare di realizzare i sogni per il loro fututo. Non voglio che la società in cui vivo mi tenga incatenata al suolo. Voglio aprire le ali, volare, vedere quanto alto posso arrivare e magari anche precipitare... Precipitare, sì, perchè tanto ho quel pavimento di cui parlavo prima per non cadere nel baratro, per avere un qualcosa da cui ripartire.
Voglio spalancare le ali e raggiungere le stelle che guardo tutte le sere, il mio idolo e tutte le altre persone che sono riuscite a realizzare i loro sogni.

Se loro ci sono riuscite, perchè io no? Non voglio farmi condizionare dal mondo che ti dice che "non ce la puoi fare", loro sono "una su un milione". E allora? Non lo sono forse anche io? 
Voglio avere il coraggio di provare a diventare ciò che voglio essere. 
Per questo pregherò, per questo lavorerò, per questo voglio smetterla di piangermi addosso e voglio riuscire a superare la mia stupida empasse attuale.

E no, non ho sbagliato a scrivere il titolo. Crossrhodes è il titolo del musical di April Rhodes, che in Glee a quasi quarant'anni riesce a fare quello che ha sempre sognato di fare nella sua vita.
Lei è la prova di quello che Lewis disse una volta, e voglio che sia anche la prova del fatto che io posso farcela.


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venerdì 15 giugno 2012

Porte e portoni

Una canzone che amo molto dice: "Maybe a reason why all the doors are closed, so you could open one that leads you to the perfect road".
Mi piace sapere che ho scelto una canzone positiva, tra le tante deprimenti che avrei potuto scegliere per accompagnare il post di oggi. In effetti mi sembra strano, scrivere questo post.
Non credevo che l'avrei mai fatto.
Ho avuto alti e bassi, odi e amori, ho litigato e fatto pace... ma quando una relazione è finita portarla avanti causa solo tanta sofferenza. Così, credo di dover lasciare la medicina.
Il nostro è stato un colpo di fulmine, un amore folle e appassionato che non ha retto alle difficoltà della vita quotidiana. Ci amavamo nelle corsie dell'ospedale, con camice e sfigmomanometro. Ci amavamo mentre sorridevamo al paziente appena ricoverato... ma poi tornavamo a casa e non facevamo che litigare. Non ci parlavamo per intere settimane, ci ignoravamo... e ogni volta che avevamo di nuovo a che fare l'una con l'altra finivamo ai ferri corti. Oggi ho capito che, in effetti, non c'è speranza per noi due insieme. E per quante lacrime io possa versare e quanti compromessi accettare, non possiamo andare avanti così.

Però è strano, uscire di casa e guardarsi intorno con l'aria di chi non ha più una strada davanti.
Cinque anni fa, proprio in questi giorni, stavo pensando da che parte voltarmi per camminare verso il futuro. Ero in preda alla delusione dovuta al fatto che non sarei potuta diventare Carabiniere dei RIS dato che mi mancano due centimetri di altezza... ed ero seduta sul lettino della mia dottoressa di famiglia. Come ho detto, è stato un colpo di fulmine: perchè non provare a capire qualcosa di quelle scatole e scatolette, di quei libroni, dei misteri del corpo umano? Perchè non salvare la gente curandola? Così, ho scelto: avrei fatto medicina.
Dopo una meravigliosa estata passata con i bambini del Centro Sportivo di Moggio, ho tentato il test di medicina priva di grandi aspettative... e l'ho passato.
"È un segno - mi sono detta - questa è proprio la mia strada."
Stefania e Marta non ce l'avevano fatta, nonostante studio, impegno e cervello maggiori dei miei... ero destinata a diventare medico, mi sentivo una Presenza vicino che mi metteva una mano sulla schiena e mi indicava quell'università.

Ho sbattuto la testa sui libri di chimica, ho sudato e pianto su quelli di anatomia, ho ridato medicina e società cento volte e lottato per il mio venticinque in semeiotica... ma dentro di me prendeva sempre più forma la consapevolezza di non esserne all'altezza. Ricacciavo quel pensiero indietro nella mente ogni volta che infilavo il camice e il Doc e mi guardava con affetto e rideva con me insieme ai pazienti. Non dimenticherò mai quando mi ha detto "Strano che tu non riesca a passare gli esami... sei così in gamba!"

Eppure è così.
Dopo aver provato con tutte le mie forze e le mie capacità, ora è giunto il momento di accettare che la porta che sta chiusa davanti a me non si aprirà.
Devo voltarmi, darle le spalle - senza dimenticare le cose bellissime che ho imparato nè le persone stupende incontrate nei rari momenti in cui era aperta - e cercare il portone aperto. Da qualche parte c'è una strada anche per me... devo solo trovarla.

E stavolta non sarà il difficile rapporto con un amore nato da un colpo di fulmine, ma sarà una scelta duratura, ponderata, un amore che nascerà da una amicizia e che potrà durare davvero tutta la vita.


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sabato 19 maggio 2012

Dream on

Sono sempre stata una ragazza molto sognatrice, con la testa tra le nuvole, persa in mille fantasie. Questa mia voglia di stare un po' al di fuori della realtà mi rende ciò che sono, coi miei pregi e i miei difetti. Con la mia voglia di scrivere una storia per bambini così bella, ma così bella da far venire voglia di leggere anche a quei fanciulli che paiono allergici alla carta stampata.
I miei cuginetti in primis, cresciuti a pane e videogiochi, e che non conoscono la bellezza di una mezz'ora nel silenzio tra le pagine di un libro.

Quando avevo più o meno otto anni ho visto una foto su un giornale di mia mamma: una ragazza bellissima, bionda, addormentata in un bosco con un abito rosa addosso. Se ci penso adesso era solo una pubblicità, una di quelle pagine che non ti fermi nemmeno a guardare, ma ai tempi ha fatto scattare qualcosa. Ho preso un foglio dal mio quaderno a righe di terza elementare e ho iniziato a scrivere una storia. La mia prima, primissima storia.
Chissà dov'è finita adesso... ricordo solo che la protagonista era una principessa rapita che si chiamava Angelica.

Qualche settimana più tardi la maestra ci ha dato un tema libero e io ho dato libero sfogo alla mia immaginazione, a questo potere che mi ero ritrovata tra le mani e che non sapevo di possedere.
Ho raccontato del viaggio di un ragazzino in un mondo devastato, che salvava la principessa, si sposavano e riportavano pace e bellezza dappertutto. Se mi aspettavo complimenti e sorrisi, mi sbagliavo: la maestra ha storto il naso: "Sei facciate di racconto? Troppo, troppo lungo."
Me la sono cavata con un voto passabile e un sacco di disappunto. Io che ero così orgogliosa, felice e piena di entusiasmo per aver scoperto di poter creare e distruggere solo con la potenza delle parole, mi ritrovavo con un pugno di mosche.
Ho provato a lamentarmi ma chi prenderebbe sul serio i capricci di una bambina di otto anni?

È stato allora che ho deciso di non far più leggere niente di mio alle persone che conosco.
Non avrebbero capito.
Ci ho messo dieci anni per tirare fuori quello che avevo scritto, le decine di favole messe giù sulla carta e sul pc, per farle leggere a qualcuno. Gente sconosciuta, ovviamente. Persone che mi conoscono come Lyra o come Leah e che non hanno idea di dove io viva o di come io sia fatta.
Mia sorella, mia madre e mio padre sono tenuti a debita distanza dai miei racconti, così come i miei amici più cari. Non so perchè io mi comporti così, forse perchè dei commenti di gente che conosco poco me ne importa solo relativamente.

Ma una cosa la so: il mio più grande sogno, quello nascosto nel cassetto e che si tira fuori solo di notte, in quel momento pieno di magia tra il sonno e la veglia... beh, quel sogno non è quello di scrivere una bella favola per bambini.

In seconda media ho fatto un sogno, ambientato nella mia città e con tra i protagonisti Marianna, il mio idolo di allora. Quel sogno lo ricordo come fosse ieri, ricordo le parole che Marianna mi ha detto e penso che sia stato qualcosa di magico.
Quel sogno e una serie di circostanze favorevoli mi hanno fatto vedere il sogno vero e profondo che porto in me, quel sogno che fino a due anni fa intravedevo appena, come dietro un vetro appannato. No, non lo dirò, perchè credo che i desideri che si dicono ad alta voce non si avverano...
Ma penso sempre con immensa riconoscenza a quella ragazza della pubblicità sul giornale. Lei non lo sa, ma mi ha veramente fatto diventare quello che voglio essere.

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giovedì 22 marzo 2012

La corona del drago

Libro preso per puro caso in biblioteca, mentre ero in convivenza all'oratorio e cercavo qualcosa di leggero da leggere nei nostri pomeriggi di relax ai giardini pubblici... libro che mi ha letteralmente catturato dalla prima all'ultima pagina.


La corona del drago di  Uri Orlev

Tutto ruota attorno a due regni: uno devoto completamente al male, all'odio e alla violenza, l'altro basato su fedeltà, amore e bontà. Entrambi i regni conoscono l'altro solo dalle leggende e non credono realmente alla loro esistenza, se non che il Principe del Male, in un antichissima era, si è intrufolato nel regno del Bene e lì lui e i suoi successori (nati dalle unioni tra i principi e le donne delle paese buono) sono costretti a vivere.
Quando la Principessa del Bene viene rapita, il Principe del Male viene spedito alla sua ricerca assieme al ministro e al maestro di corte: per arrivare nel Paese del Male, probabile responsabile del suo rapimento per poter assoggettare al suo volere entrambi i regni, i tre dovranno superare la Valle delle Nebbie, abitata dai misteriosi Taciturni. Per poterla superare è necessario uccidere il Drago a cui essi sono devoti e ottenere la Corona che egli porta sul capo.



È molto più di un fantasy: è un libro sul bene e sul male, sul fatto che tra l'uno e l'altro ci sia effettivamente una "valle delle nebbie", non c'è una netta distinzione tra i due. Il principe del male compie atti di male del tutto leciti, i buoni spesso rischiano di morire o risultano ridicoli per i loro ragionamenti del tutto assurdi e privi di logica e di spirito di sopravvivenza.

Non ci sono nomi propri: i due regni sono semplicemente "il regno del bene" e "il regno del male", o al massimo "il regno ad ovest" e "il regno ad est". Il principe, il maestro, la principessa, il ministro, il re, i Taciturni... nessuno di loro ha un nome. Solo alla fine, quando i loro personaggi smettono di essere "la principessa del bene" e "il principe del male", i due protagonisti vengono chiamati con il nome proprio. Come se diventi veramente tu solamente quando accetti anche quella parte di te (buona o cattiva) che fino a quel momento hai dovuto reprimere ed eliminare.

Non è facile descrivere quanto sia sottile e metaforico questo libro a parole.
Bisogna leggerlo per capire i doppi sensi, i simboli, gli accenni e le parole velate che il bravissimo autore fa passare come frasi quasi gettate a caso in una favola... ma che non sono a caso, e questa non è una favola. È l'eterna lotta tra male e bene, tra giusto e sbagliato, che si trova sempre e dovunque, dalla più piccola tribù al più grande stato confederato.

Il finale è quanto di più perfetto esista, ma lo metto sotto spoiler così chi vuole la sorpresa può non leggerlo! (Per leggerlo evidenziare le righe in bianco qui di seguito...)  Il male vuole conquistare il bene, il bene sa di poter sopraffare il male. I due regni sono in eterna lotta, ma accade l'impensabile: la Principessa del Bene viene portata a rivedere le leggi del suo regno, il Principe del Male si trova privo della sua malvagità, conquistato dal sorriso della principessa... e il libro termina con loro due insieme.

Perchè, come dice la copertina del libro: 


Deve sempre esistere un po' di male nel bene
e un po' di bene nel male.


Stelle: 4/5

lunedì 19 marzo 2012

Cartoomics 2012

Non ero mai stata a una fiera del fumetto prima, anche se avevo visto i cosplay su internet e avevo anche sognato di partecipare. Ieri pomeriggio - complice il fatto che la Domenica Quiz dove lavora papà aveva uno stand - siamo andati in missione: io, papà e mamma.
Prima ancora di avere in mano il biglietto io cinguettavo e strillavo indicando questo o quello esclamando "Naruto!" "Oddio ma quello è Rufy!" "Oh Cielo, ma... ma è Sora, tale e quale!" 

Non riesco a trovare le parole per descrivere l'entusiasmo e l'emozione che stavo provando. La pelle d'oca, la bocca aperta e gli occhi luccicanti credo che parlassero da soli.

Era come trovarsi in un sogno, ma la cosa più bella non era camminare incrociando i personaggi dei miei manga preferiti (le ragazze vestite da Sakura erano una più bella dell'altra), ma sapere che c'è gente come me!
Non sono l'unica pazza che decide di travestirsi come il suo personaggio preferito comprando un golfino giallo acceso, allora! Tra una belllissima Sakura dall'abito bianco e oro e una carinissima Lyra in salopette e cappellone bianco, direi che ero proprio l'ultima dei folli!
Mio padre non riusciva a capire come si potesse pensare di andare in giro a torso nudo e con un cappello strano in testa (se non conosci Ace D. Portoguese ti fai queste domande), mia mamma indicava tutti chiedendomi chi fossero. Tra una ragazzina vestita da Kagome, qualche Pokèmon - compreso un trentaquattrenne vestito da pigliamosche con tanto di retino, beedrill di cartapesta formato naturale e punto esclamativo sul cappellino di paglia - e i personaggi di Naruto e Kingdom Hearts non era facile giostrarsi in mezzo a quella folla di gente assurda.
C'erano due gemelli vestiti da Rin e Len di Vocaloid, una quantità incredibile di Miku, Hanna di Shaman King con tanto di Yoh mano nella mano... Belle con l'abito giallo, tutti i cattivi delle favole Disney (uno più bello dell'altro) e una quantità di personaggi che non conoscevo.
Era come essere finita in un sogno di quando ero bambina, dove invitavo a una festa tutti i personaggi dei miei cartoni e telefilm preferiti: una emozione immensa, infinita, che solo chi crede nella fantasia e nell'immaginazione quanto me può davvero capire. Non ho parole per descrivere la sensazione che mi stringeva il cuore, che mi faceva gelare le mani e mi dava brividi piacevoli e pelle d'oca... non ho davvero le parole giuste, per quanto io mi sforzi per trovarle.
Alla fine sono tornata a casa alle otto - perchè papà è arrivato secondo a un torneo di Backgammon e l'abbiamo dovuto aspettare - con un libro autografato dall'autrice, un ritratto di me versione elfa (bellissimo!), una spilla di Kagome e il ciondolo di Arwen.
Dopo essere stata in mezzo ai cartoni, infatti, ho ritrovato me stessa nella piccola zona fantasy, dove c'era veramente di che stupirsi con le cose stupende del Signore degli Anelli.
Un'emozione dopo l'altra, dico davvero, una cosa così non si può descrivere.

L'anno prossimo tornerò, e magari vestita anche io da qualcosa.
Una cosa tranquilla, credo Elie di Rave... giusto per non sentirmi fuori luogo.
Perchè in una circostanza così, se sei normale, sei davvero fuori posto.


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domenica 26 febbraio 2012

Aria nuova

Adoro la primavera.
È in assoluto il mio momento preferito dell'anno: l'inverno è troppo freddo ed (esclusa la magia del Natale) non riesce ad 'accendermi'. L'autunno è di una tristezza infinita, sarà che ricomincia la scuola o che i colori si spengono... L'estate è bella, sì, ma "troppo" per me. Troppo calda, troppo intensa, troppo piena di aspettative che poi di solito si rivelano infondate.
La primavera invece è perfetta: il caldo non è troppo ma ti fa già pensare all'estate. I fiori iniziano a sbocciare e tutto il mondo è pieno di colori, che sembrano ancora più belli dato che nei mesi precedenti non hai visto che "grigio e marrone".
Amo il profumo dell'aria quando esci la mattina presto e sembra che porti già l'odore dei fiori che ancora non sono sbocciati. Mi piace camminare verso il supermercato o la chiesa e sentire i bambini che giocano nei cortili. Adoro fermarmi un momento al sole, solo per sentire che è di nuovo caldo e dorato sulla mia pelle.
Primavera è sinonimo di speranza, è promessa di nuovi inizi, è voglia di ricominciare.
Non ha il torpore dell'inverno o l'ebbrezza dell'estate, non ha la quieta malinconia dell'inverno... ha tutta la bellezza dei giorni che precedono il Natale e l'entusiasmo che si ha solo d'estate.
È la perfetta unione di speranza, attesa e buonumore.
In primavera si mettono in piedi i progetti per l'estate, torna la voglia di uscire, il tuo umore ha lo stesso colore e fantasia delle camicette a fiori e delle gonne leggere.
I tuoi pensieri corrono veloci come i tuoi piedi nei sandali e nelle ballerine, rispolverati dal cassetto con la speranza di poterli finalmente sostituire a stivali e scarponi.

Quella di questi due giorni è stata una primavera inaspettata, soprattutto dopo il gelo e il ghiaccio dei giorni precedenti.
Ma non c'è niente di più bello di una giornata di primavera dopo freddo e buio.
Quando le giornate si allungano e cammini in ballerine e camicetta lungo una calda e assolata strada della città con la consapevolezza che hai davanti tutto un anno pieno di sorprese, allora sì che ti rendi conto di quanto, dopotutto, sia bello essere vivi.

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Hear the bird start to sing, feel the life in the breeze
Watch the ice melt away, the kids are coming out to play
Feel the sun on your skin, growing strong and warm again
Watch the brown, there's something moving,
something is breaking throug... new life is breaking through.
Spring is coming


Steven Curtis Champan - "Spring is Coming"

venerdì 24 febbraio 2012

Le lettere di Berlicche

Questo libro mi è piaciuto molto! L'ho preso tempo fa, avevamo letto alcune delle lettere per degli incontri all'oratorio e mi erano piaciute molto... così, alla svendita di libri usati dell'anno scorso (sì, sono un habitué di queste cose c: ) l'ho trovato e l'ho comprato.

Le lettere di Berlicche di  Clive Staples Lewis

 
Berlicche, un diavolo anziano ed esperto, invia a suo nipote Malacoda, diavolo alle prime armi, trentuno lettere. L'argomento principale è "come dannare l'uomo", nella fattispecie il giovane che è stato affidato a Malacoda. Ogni lettera ha un tema diverso: amore, genitori, amici, felicità, preghiera, realtà, desideri, cambiamenti... ogni sfaccettatura della vita è presa in considerazione da questo astuto diavolo in grado di insegnare a Malacoda come volgere alla dannazione ogni cosa. Tuttavia gli uomini sono ostinati, e Dio cerca continuamente di riportarli sulla retta via. Fare il diavolo è una vera faticaccia, tanto che Malacoda continua a fallire. Berlicche, con ironia e una certa spiritosaggine, tenta in ogni modo di fargli capire che in realtà dannare un uomo sarebbe molto facile, se non ci fosse quel Dio a mettere sempre loro i bastoni tra le ruote...


La cosa che mi è piaciuta di più di questo libro è sicuramente il fatto che è terribilmente vero. Chi crede in Dio potrà di certo trovarci un sacco di spunti di riflessione!

C'è una frase in particolare che mi ha colpito: "Ora mi accorgo d'aver trascorso gran parte della mia vita non facendo nè ciò che dovevo nè ciò che mi piaceva." Forse sono fatta male io, ma quanto mi è sembrata vera questa affermazione! Nella disperata ricerca di una distrazione dallo studio mi rifugio in cose che non mi interessano molto... senza fare nè ciò che devo nè ciò che amo!

Questo libro è molto intenso e a tratti anche difficile. Non è certo la favoletta da leggere prima di andare a dormire, ma è perfetto per cinque minuti di riflessione senza la pesantezza di un saggio, di uno scritto "clericale" o di dottrina. A volte fa ridere, a volte fa arrabbiare... ma è sempre molto intenso e molto vero. Leggerlo con calma e attenzione, sottolineando le cose più importanti, può essere un ottimo modo per credere, pensare e riflettere.

Che poi era l'intento di Lewis nello scrivere questo libro!

È buffo che i mortali ci rappresentino sempre come esseri che mettono loro in testa questa o quella cosa, quando in realtà il nostro lavoro sta nel tenere le cose fuori dalla loro testa!

Stelle: 4/5  

mercoledì 22 febbraio 2012

Un regalo da Tiffany

Ho preso questo libro in biblioteca, nella svendita di libri usati. A metà ho capito perchè qualcuno ha ben pensato di rifilarlo a una bancarella di libri per beneficienza.


Un regalo da Tiffany di  Melissa Hill


New York, vigilia di Natale. Ethan - professore di letteratura a Londra - ha appena comprato un anello da 20mila dollari da Tiffany, per chiedere alla sua fidanzata (snob e arricchita) di sposarlo. Nello stesso momento Gary, impresario edile di Dublino, decide di comprare un regalo per la sua fidanzata Rachel: in questo caso si tratta di un banale, semplicissimo braccialetto d'argento.
Un incrocio pericoloso, un autista indisciplinato... e le strade dei due uomini si scontrano, portandoli a scambiarsi i pacchetti.
Quando le ragazze li aprono, la sorpresa è notevole: Rachel si ritrova con tra le mani un preziosissimo anello di fidanzamento (che Gary non aveva nessuna intenzione di regalarle), mentre Ethan si ritrova con una fidanzata delusissima da un regalo banale.
Ethan si mette così a caccia di chi ha scambiato con lui il regalo, ritrovandosi a mettere in discussione molto più che un semplice regalo di Natale.


Mi intrigava la trama: fidanzato egoista e antipatico che compra un braccialetto da cento dollari e si ritrova con un anello di fidanzamento da diecimila dollari... perso da un fidanzato dolce e adorabile. Insomma, il classico intrigo di Natale all'americana.

Mi sono goduta le prime quattrocento pagine inghiottendole una dopo l'altra in una foga veramente senza precedenti per un romanzo rosa... anche se speravo che Ethan (il fidanzato dolce e adorabile) finisse con Rachel (la fidanzata di quello egoista e antipatico), circa alla terza pagina ho capito che non sarebbe finita così: nel momento in cui tra i personaggi narranti è comparsa la migliore amica di Rachel, Terri, sono giunta alla conclusione che Ethan sarebbe finito con quest'ultima.
Se alla fine ci è finito davvero?
Non ne ho la più pallida idea, perchè questo libro è stato chiuso e molto polemicamente messo sullo scaffale più alto della libreria a cento pagine dalla fine.

- Sì, so essere veramente molto plateale anche in cose scemissime come queste -

Perchè?
Perchè io scrivo, e come tutti quelli che scrivono - Nim potrebbe capirmi, se leggesse questo post - ci tengo alla coerenza. Leggo e rileggo le mie pagine cercando di lasciare che i personaggi siano coerenti e realistici, o che il loro cambiamento arrivi con una motivazione.
Non esiste che Gary, egoista, approfittatore, superficiale e chi più ne ha più ne metta riceve un pugno e poi si ritrova a piangere come un bambino perchè lui Rachel l'amava davvero e la voleva davvero sposare, e bla, bla bla…
Se per tutto il dannato libro non ha fatto altro che spendere i suoi soldi, approfittarsi di lei, cercare di sfilarle tutto quello che poteva a scrocco, maltrattarla, farla sentire in colpa e illuderla di volerla sposare con un anello che lui non aveva assolutamente comprato… può nel giro di un paragrafo diventare un fidanzato ancora più dolce e adorabile di Ethan?
Un poco di buono cascamorto e vanitoso non può cambiare nel giro di tre righe, accidenti!
E siccome non potevo sopportare l'idea che Rachel, in assoluto la mia preferita e il personaggio più simile a me nel libro, finisse con questo cretino del tutto improbabile ho deciso che non avrei finito questo libro.

Non è un brutto libro, anche se decisamente prevedibile, per una che è cresciuta a pane, film e telefilm americani. Se però riesci a soprassedere al fatto che il cattivo di punto in bianco diventa il primo dei buoni senza nessun motivo apparente.

Il pane, come il vero amore, richiede tempo, dedizione,
mani forti e amorevoli, e pazienza.


Stelle: 1/5

venerdì 3 febbraio 2012

Prima che tutto abbia inizio

Titolo assolutamente insolito per la mia libreria, ma con tutta la passione che sto maturando per questo telefilm non potevo non leggerlo!

Glee - come tutto ebbe inizio di  Sophia Lowelll
 
 
Il liceo McKinley è un'anonima scuola superiore di Lima, Ohio. Un posto mediocre in ogni senso: insegnanti svogliati, studenti ancora più svogliati, cheerleader bellissime e nerd occhialuti. Sarebbe tutto normale, se non fosse che proprio tra le file dei banchi del McKinley si nascondono giovani pieni di talento. Ambiziosi o timidi, sono tutti delle star in erba. 
C'è la sedicenne gotica che desidera solo dimostrare le sue capacità artistiche, il giocatore di football che spera di fare la differenza a questo mondo, la star dalla voce incredibile che viene ricordata solo per i suoi modi arroganti. Il ballo di inizio anno è l'occasione per molti di loro di uscire dal coro e dimostrare di essere diversi, di essere in qualche modo speciali... e sarà così che inizierà una delle più grandi avventure della loro vita.

 
Ebbene sì, ho comprato questo libro un anno e mezzo fa... e l'ho già riletto almeno quattro volte.
Non è forse un pezzo grosso come Le Cronache di Narnia o Il Signore degli Anelli... non è nemmeno una serie power come Hyperversum o Fairy Oak.
Lewis diceva sempre che i libri che amiamo di più sono quelli che continuiamo a rileggere e per questo motivo credo che sia uno dei miei libri preferiti.
La storia è molto carina, spiega qualcosa del pre-pilot ma soprattutto è terribilmente simile al telefilm! Tutti i personaggi sono perfetti, esattamente uguali a quello che sono davvero, e anche le relazioni sono proprio quelle!

Questo è quello che è successo prima che tutto abbia inizio: la storia ruota attorno alla settimana che precede l'inizio della serie.
Rachel decide di entrare nel Glee, Quinn vuole diventare reginetta del ballo di inizio anno, Tina si mette a capo del comitato decorazioni bagnando il naso a tutte le Cheerios e catturando l'attenzione di Mike. Finn viene eletto re con Quinn, ma la sua attenzione è attirata da quella ragazza dai lunghi capelli castani che canta con "i suoi amici sfigati ma pieni di talento". E quando Rachel si mette in testa di cambiare scuola, lui avrà una parte non influente nella sua scelta finale.

E proprio nell'ultima pagina, William Shuester entra nell'ufficio del preside: "Figgins? Vorrei parlarle del Glee Club."

Ho particolarmente amato Finn. Mi piace moltissimo il suo punto di vista sulla storia, il suo essere attirato da Quinn ("era tremendamente sexy, solo un pazzo non le avrebbe detto di sì") ma essere comunque calamitato da Rachel, tanto che quando lei si allontana gli dà l'impressione di "aver perso qualcosa di importante".
Non è un capolavoro della letteratura, ma è pur sempre un libro e sulla mia serie tv preferita.
E poi Rachel è davvero in gamba! In questo libro viene fuori quel lato di lei che io amo: determinata ma in fondo insicura e timorosa. E poi mi piace come si emoziona all'idea di cantare davanti a centinaia di migliaia di persone ma si sente nervosa a cantare davanti a Finn, anche se solo.

L'ho riletto quattro volte e continuo a tirarlo fuori dalla libreria per spizzicarlo, quindi sì, merita a pieno titolo un posto tra i miei libri del 2012.
Perchè in fondo vorrei davvero essere una perdente come lo sono loro!

Quando Rachel chiudeva gli occhi e cantava, non era più sul palco del McKinley, bensì sulla ribalta del maggiore teatro di Broadway ad esibirsi per migliaia e migliaia di spettatori rapiti.

Stelle: 5/5

martedì 31 gennaio 2012

Hunger Games

Questo è stato suggerito da qualche tweet (di Lea Michele, ehm-ehm) e da un'amica... e l'ho preso più per curiosità che per altro: se una star dice al mondo che va a leggere un libro, ci dev'essere pure un motivo, no?

Hunger Games di  Suzanne Collins

È un futuro non troppo lontano. In un mondo molto verosimile una ricchissima e sfavillante città piena di gente bellissima e annoiata domina su dodici distretti che sgobbano e faticano. Ogni anno questi distretti offrono un "tributo" che deve competere negli Hunger Games, una lotta all'ultimo sangue tra adolescenti vista come un reality show dagli abitanti della Capitale. Una vera lotta all'ultimo sangue: vince quello che sopravvive letteralmente uccidendi gli altri.
Quando Katniss, la voce narrante, si offre volontaria per impedire che sia la sua sorellina a competere nei Giochi, inizia per lei un'odissea fatta di scelte difficili e incontri che le cambieranno la vita. La gente di Panem, ma anche i suoi avversari nell'arena, metteranno alla prova le sue abilità di guerriera, la sua capacità di sopravvivere ma anche le relazioni che sarà capace di creare.


Meraviglioso.
Non leggevo un libro così bello da quando ho finito Hyperversum, ed è stato quasi un anno fa.
Per me dire che un libro è meraviglioso è veramente raro, ne ho letti talmente tanti che non riesco quasi più a far scavalcare l'olimpo dei miei preferiti a nessuna new entry.

Però quando ho letto il Tweet di Lea, in cui diceva che andava a immergersi in questo libro tra una prova e l'altra, mi sono incuriosita: forse era il momento di scoprire qualcosa di nuovo!
Così sono andata in biblioteca - quella del paese vicino, perchè quella della mia città non l'aveva in catalogo - per prenderlo... E adesso non lo voglio riconsegnare! Spero tanto che mi arrivi presto in libreria così potrò tenerlo con me e rileggerlo tutte le volte che voglio!
Mi sono veramente fatta catturare: lo leggevo per ore sotto il piumone, finchè non mi lacrimavano gli occhi per la stanchezza. I personaggi sono eccezionali, adoro lo stile in prima persona e al presente, è veramente fatto a regola d'arte (altro che Moccia, puah) e ti fa sentire parte della storia.
Sì, lo so. Non l'ho ancora detto ma è la verità.
Come sempre ho preso una bella cotta per il personaggio maschile.. che mi immaginavo carinissimo, come molto probabilmente non era. Ma tant'è. (:
E poi la cosa più bella è la storia: è avvincente, ti prende e non ti molla più fino alla fine. Un colpo di scena dopo l'altro... forse è un tantino crudo, a tratti, ma mai truculento e sanguinolento!
Appassionante, davvero, non trovo altre parole.

Non vorrei parlarne troppo perchè non vorrei raccontare per filo e per segno tutta la storia, è sempre meglio leggerla, le recensioni non rendono mai giustizia a un bel libro!
Ora voglio assolutamente leggere il secondo... e il terzo, quando uscirà, sperando che sappiano tenere testa al primo, che è arrivato letteralmente nella top ten dei miei libri preferiti!


Non voglio che mi cambino, là dentro.
Che mi trasformino in una specie di mostro che non sono.


Stelle: 5/5

venerdì 27 gennaio 2012

Eragon

Non credo che riuscirò a leggere 2012 libri quest'anno... ma sono una che legge moltissimo e credo che lasciare qui una traccia dei libri che ho letto sia un buon uso di questo mio piccolo e adorato blog. Iniziamo con il primo, letto proprio nei primi quindici giorni di gennaio...


Eragon di  Cristopher Paolini


Eragon ha quindici anni e vive con lo zio e il cugino in una capanna nella foresta. È un ottimo cacciatore e proprio durante una delle sue battute di caccia scopre una strana pietra azzurra, grossa e pesante, che sembra piovuta dal cielo. Pensando che potrebbe essere un'ottima merce di scambio la porta in paese, ma lì nessuno è disposto ad acquistarla, così Eragon la porta indietro. Non trascorre molto tempo che la pietra rivela la sua vera natura: si tratta di un uovo, per la precisione l'ultimo uovo di drago ancora in circolazione. La femmina che ne esce, a cui Eragon dà nome Saphira, è un cucciolo di drago che i ribelli hanno sottratto a Galbatorix, deciso a sterminare i Cavalieri dei Draghi. Inizia così per Eragon un lungo viaggio fino alla terra dei Varden, dove forse troverà protezione per sè e per Saphira.
Nel suo viaggio incontra molti personaggi, buoni e cattivi, che lo proteggono o lo ostacolo nel suo viaggio verso la salvezza.


Il mio giudizio generale su questo libro è mediocre. Non l'ho trovato particolarmente "attraente": più che altro l'ho trovato originale.
Scrivere un buon fantasy dopo Tolkien e Lewis è difficile, sono dei veri e propri mostri sacri della scrittura! E poi di draghi, elfi e cavalieri è pieno il mondo (quello fantastico, ovviamente!).
Ho apprezzato moltissimo il fatto che non ci sono 'scopiazzature' da nessuna parte.
I personaggi sono tutti originali, la storia è nuova, gli intrighi e tutto il resto sono fatti molto bene... purtroppo però l'ho trovato un po' privo di "scopo": per tutto il libro Eragon e Saphira, accompagnati da Brom prima e da Murtagh dopo, scappano.
Passano i capitoli a spostarsi da un posto all'altro ma in modo piuttosto privo di senso.
Scappano, senza meta.
E quando arrivano dai Varden, in realtà non è che ci volevano arrivare: volevano solo portarci Arya.
Insomma, un vero e proprio libro privo di risposte: non si sa cosa voglia fare Eragon, nè si sa quali siano gli scopi di Murtagh, e neppure dei Varden...
Mi è piaciuto abbastanza, ma l'ho trovato un po' lento, privo di quel ritmo e quella specie di ansia che mi tengono attaccata a un libro.
L'ho letto piacevolmente, ma senza troppo entusiasmo: la mancanza di entusiasmo è una cosa che non mi piace, in un libro. Perciò il mio giudizio su questo è proprio mediocre.
continuerò a leggere la saga, magari avrò più risposte sui prossimi... però devo ammettere che nel Signore Degli Anelli il primo mi ha letteralmente lasciato l'argento vivo addosso.
Staremo a vedere che succede in Eldest.

Ah, e dimenticavo.
Il libro è molto meglio del film.
Come sempre.



Gli uomini molto spesso hanno sotto il naso quello che vogliono,
ma alcuni all'ignoto non sanno resistere.

Stelle: 2/5
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