sabato 16 aprile 2011

Prendersi cura

Sto facendo di nuovo tirocinio... e come sempre, mi tocca il cuore.

Mi toccano il cuore i pazienti, con la loro disponibilità e l'umiltà di chi mette la propria vita nelle mani di un'altra persona, completamente e ciecamente.
Mi toccano il cuore i loro sorrisi quando dicono "a me sembra di star bene!" pur seduti in un letto di ospedale con la flebo al braccio e quando mi dicono di non preoccuparmi se devo provare la pressione due volte: sono loro a prendersi cura di me, e non il contrario, certe volte!
Io non so ancora abbastanza di medicina per curarli, ma anche io posso prendermi cura di loro, dando loro forza e coraggio quando sono tristi, sorridendogli quando li devo svestire per fare un elettrocardiogramma o dicendogli che ogni giorno è un dono, non importa quanti anni si hanno sulle spalle. I pazienti mi toccano veramente il cuore.

Ma a toccarmi il cuore è anche il mitico Doc, che mi fa da tutor.
Una delle dottoresse mi prende in giro, dice che "mi sono innamorata". A parte che lui potrebbe quasi essere mio padre, io comunque provo per lui solo un'ammirazione infinita e un affetto altrettanto grande. Non solo per la pazienza, la competenza e la gentilezza con cui mi insegna le cose (Dio solo sa quante volte mi ha ripetuto i segni dello scompenso cardiaco!)... ma anche per come lui si prende cura di me. Cose piccole, forse sciocche... ma che per me sono grandi.
Sono abituata a gestirmi da me, a fare le cose perchè sì e non per avere sguardi o ricompense... E lui si prende cura di me mettendomi lo zucchero nel caffè e girandolo anche, ringraziandomi ogni volta che faccio una cosa per lui, anche piccola. Si prende cura di me quando si preoccupa del mio mal di testa o quando mi stampa le consegne anche se non glielo chiedo. Non è il dottore che si dimentica della studentessa timidina che gli sta vicino, non è quello che ti ficca in mano due fogli e una chiavetta per avere "caffè e fotocopie"... no, Doc si cura di me.

Il mio è un tutor che mi insegna la differenza tra scompenso cardiaco e pericardite senza dimenticare di sorridermi e di farmi una battuta ogni tanto. Che mi corregge quando ho il fonendo nel punto sbagliato ma che mi dice sempre di "tenerlo d'occhio" quando aggiorna la cartella perchè la sera prima ha fatto tardi («ma proprio tardi tardi!») alle prove del musical.
Un dottore che, dopo aver chiacchierato di Notre-Dame de Paris e del Romeo e Giulietta di Cocciante, mi stampa la locandina dello spettacolo, così mi ricordo quando e dov'è per andare a vederlo anche io, e che mi presta il suo Mp3 per farmi sentire la sua versione del Tempo delle Cattedrali per chiedermi la mia opinione.
Forse non ho imparato a fare un emogas analisi, o a dare dei punti di sutura.. ma per quello ci sono i prossimi tre anni e tanti giorni con altri dottori. Lui mi ha insegnato che si può essere degli ottimi medici rimanendo delle persone splendide, che tengono vivi i propri sogni e che si prendono cura di chi sta loro vicino, paziente o studente che sia.

Da grande vorrei diventare proprio come lui.


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