martedì 4 ottobre 2011

Estate. Di GMG, viaggi e fisiologia.

Ho passato tre mesi terribili in cui - come si è visto - non avevo assolutamente voglia di scrivere. La mia estate è stata un continuo spostamento che mi ha lasciato stanca, stordita e con la voglia di fermarmi e far sedimentare quello che ho vissuto. Dopo una sessione di esami in cui ho letteralmente gettato le armi e mi sono arresa ai miei neuroni incapaci, avevo quasi deciso di lasciar perdere medicina e tutto quanto. Mi sarei data all'arte, alla bella vita e alla scrittura. Al diavolo fisiologia.

Poi sono andata in campeggio con gli Ado... un posto meraviglioso, Ceresole Reale. Un posto da re, davvero, nonostante i due gradi sottozero di notte anche se era la fine di luglio e le nuvole che preferivano stare con noi invece che lasciarci al sole.
In quel posto ormai è situata la mia foresta di Fangorn mentale, ricostruita grazie alla rilettura del Signore Degli Anelli (che langue a metà de Le due Torri, ma questa è un'altra storia).
Niente di più bello che tenda, freddo e fatica. Io adoro la montagna e adoro il campeggio.
La gente che era lì con me, poi, era spettacolare: a parte le mie amiche/colleghe/compagne di (dis)avventure Vero e Bea c'erano anche quei fantastici, incredibili e storditissimi adolescenti che accompagno tutto l'anno incontro a Nostro Signore.
Non ho fatto in tempo a tornare a casa che sono ripartita, armi e bagagli, verso San Giuliano di Rimini, dove mi aspettava una settimana di mare... e di isteria. Ho avuto una reazione allergica paradossale - a cui ha posto termine solo un siringone di cortisone - ma che non mi ha affatto fermata: quando sono tornata dal mare, infatti, ho avuto solo mezza giornata per riprendermi e rifare una terza valigia. Meta? Madrid.
I due giorni e mezzo di viaggio che mi hanno portato nella capitale spagnola sono stati la cosa più devastante e più strana che io ricordi: abbiamo riso e parlato, cantato, fatto test, letto, ascoltato la musica e dormito, dormito, dormito. Incredibile come il deserto roccioso che si stende interminabile da Ventimiglia a Madrid metta sonno.
Arrivati a Madrid sembrava di essere in qualche città che non apparteneva a questo mondo.
Bandiere, persone, musica, parole, preghiere, saluti, cori, urla, colori, profumi, saluti, preghiere colori, bandiere, persone, scambi, parole, musica e ancora bandiere, persone e preghiere.
Questa è la Giornata Mondiale della Gioventù.
Ho tentato di descriverla a tante persone diverse, in tanti modi diversi... ma se ripenso a quei sei giorni ricordo soprattutto la terribile, affascinante e meravigliosa confusione che regnava dappertutto.
Sono stati sei giorni in cui si pregava col sorriso e si camminava per chilometri senza stancarsi. Sono stati giorni in cui si accorreva a frotte per fare una via crucis e in cui ci si fermava a parlare con gli sconosciuti con la sensazione che fossero fratelli. Davvero fratelli, proprio come dice Gesù.
L'ultima sera a Quatro Vientos - all'aeroporto militare in cui due milioni di ragazzi attendevano il papa per la Messa conclusiva - è stata il culmine dell'estate.
Una cosa così bella e così frastornante che non capivo se mi sarebbe mai rimasto qualcosa. Eppure ricordo ancora perfettamente il silenzio che c'era quando tutti siamo rimasti fermi in compagnia del Signore, in veste di pane sull'altare. C'erano due milioni di ragazzi in silenzio, nonostante il temporale, la pioggia e il vento. Nonostante la paglia, l'acqua che aveva inzuppato i sacchi a pelo e la terra che ci si era appiccicata addosso. C'erano due milioni di cuori in preghiera, e come puoi sentirti solo in un momento come quello? Un momento in cui la Chiesa intera è con te, attorno a te, dentro di te... e tu ne sei parte. Ne sei parte davvero.
Dalla fine della GMG non riesco più a dire un'Ave Maria senza ricordare quel rosario improvvisato dalla Roby a cui io e la Je abbiamo preso parte. Noi tre sotto i teli impermeabili, mentre tutti attorno a noi pregavano e cantavano per conto loro. Eravamo solo tre e pregavamo a bassa voce... eppure sapevamo di non essere sole, perchè in tanti stavano facendo come noi.

Al ritorno dall'estate mi sono ritrovata senza niente da fare e con una paura folle del futuro.
La paura dell'ignoto, della delusione delle persone che credevano in me e di ritrovarmi da sola. Ma come sempre, quando affronti qualcosa di cui hai paura, ti rendi conto che in realtà non c'era ragione di farsi tutti quei problemi.
Ho scritto al Doc che non sarei andata a fare tirocinio - dato che devo rifare il terzo anno - e invece di ricevere rimproveri (o peggio nessuna risposta) lui mi ha risposto solo "Brava. Lotta per il tuo sogno finchè avrai forza." Testuali parole.
Ieri poi ho rivisto le mie amiche dell'università.
Temevo il loro giudizio, mi vergognavo, avrei voluto evitarle... ma poi ho pensato che tutte quelle storie di amicizia e coraggio che leggo dovrebbero pur servire a qualcosa. Così ho fatto la Frodo della situazione (ma anche la Harry, o la Vaniglia, o la Lucy...) e ho cercato il coraggio di cui avevo bisogno dentro di me. Sorprendentemente, è stato un pomeriggio piacevolissimo. Nessuna invidia per il loro tirocinio, nè per i loro nuovi corsi. C'era solo il piacere di rivedere care amiche con cui avevo perso i contatti da mesi.
Insomma, noi siamo le Macedonne! Questo non cambia se non siamo più tutte in corso assieme!
E per concludere... non sono nemmeno invidiosa di Elena che quest'anno ha il Doc come tutor. Perchè non appena ha visto tutte loro, ha immediatamente chiesto dov'ero io... e dispiaciuto della cosa (che io gli avevo già detto ma forse non credeva fosse vero) ha detto di salutarmi tanto e mi ha detto di passarlo a trovare. Penso che andrò, un giorno o l'altro.
Ci andrò perchè non mi vergogno di avere sbagliato: prima o poi diventerò un dottore, forse tardi o forse presto, ma lo diventerò. Lo farò perchè le mie amiche e il Doc credono ancora in me come prima. E se lo fanno loro, lo voglio fare anche io.
Ho studiato e ho guardato Grey's Anatomy, cosa che non facevo da così tanto tempo che non me lo ricordo più. E nessuna delle due cose mi ha fatto sentire male come mi capitava prima.
Forse ho davvero fatto pace con la medicina.
Il merito non è certo mio... ma delle persone che mi hanno fatto capire che io sono sempre io, anche quando sbaglio. E come ho già detto, io credo che sia il modo in cui Dio vuole dirmi di non mollare.
Perchè tutte le persone che ho nominato sono il modo che Dio ha per dirmi che mi vuole bene.

Ti ringrazio, mio Signore, non ho più paura
perchè con la mia mano nella mano degli amici miei
cammino tra la gente della mia città
e non mi sento più sola.
Non sento la stanchezza e guardo dritto avanti a me
perchè sulla mia strada ci sei tu.


(c) Pgvs
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